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Essenzialità
Lasciate le barche per seguire Rabbì Gesù
nel territorio di Zabulon e Neftali, ai confini della
storia, accolta la sconcertante notizia di un Dio che
è povero e misericordioso, siamo chiamati a diventare
sale che dona sapore all'insipido mondo, luce che indica
la strada ai cercatori di beatitudine.
Ma, lo sappiamo, la strada è in salita e il vento
pungente della disperazione rischia di spegnere la flebile
fiamma della fede.
Abbiamo bisogno di convertirci alla gioia, abbiamo bisogno
di tenere stretto in mano lo spago che si dipana nel
delirio quotidiano per condurci alla pace interiore.
Inizia la Quaresima,
amici, inizia il deserto.
Desertificarsi
Quaranta giorni alla sequela di Gesù che inizia
la sua vita pubblica nell'assordante silenzio del deserto,
là dove l'essenziale emerge. A imitazione del
popolo di Israele che vaga quarant'anni nel deserto
del Sinai prima di entrare nella terra promessa, così
Gesù prende estremamente sul serio la sua missione,
e cerca nel silenzio e nel digiuno il percorso da seguire.
Gesù, vero uomo e vero Dio, ha di fronte a sé
delle scelte da compiere: come eserciterà il
suo ministero? Userà prodigi e miracoli? Scuoterà
il cielo e farà piovere il fuoco dal cielo? Cavalcherà
la connaturale idea di Dio che portiamo nel cuore per
stupirci e intimorirci?
Il colloquio fatto con l'avversario è pieno di
umano buon senso: bisogna sostenersi fisicamente per
affrontare il faticoso compito dell'annuncio, bisogna
usare qualche prodigio per attirare l'attenzione, occorre
tenersi buoni i potenti della terra per avere appoggio
nella missione. Proposte sensate che Gesù rifiuta,
usando la Parola (che conosce bene) per discernere cosa
deve fare.
Gesù sceglie quale Messia essere: un Messia dimesso
e misericordioso, non ricorrerà ai prodigi, né
alla forza; Dio vuole essere amato per ciò che
è, non per ciò che dà.
Gesù sceglie ispirandosi alla Parola, riesce
a dribblare le trappole dell'avversario tenendo nel
cuore la Scrittura, decide alla luce di Dio Padre come
compiere la sua missione.
E tu fratello, sorella, hai deciso quale uomo, quale
donna diventare?
Crescere
Il tuo carattere, la tua educazione, le esperienze della
vita hanno profondamente influenzato il tuo percorso,
determinato ciò che sei, ovvio; ma c'è
nel tuo cuore un immenso spazio di libertà che
puoi gestire, orientare, portare a maturazione, è
ciò che ci rende simili a Dio.
Ci sono dati quaranta giorni di deserto nella città,
quaranta giorni per tornare all'essenziale, per chiederci,
una volta all'anno, se ciò che siamo è
ciò che abbiamo scelto e, se non abbiamo potuto
scegliere, se la vita che viviamo la viviamo nella tenerezza
di Dio.
Quaresima è il tempo della concentrazione e della
verifica, per essere capaci di accogliere la straordinaria
gioia della resurrezione di Gesù. La gioia è
l'obiettivo ultimo della Quaresima, tempo in cui aprire
il cuore alla conversione.
Per molti di noi occorrerà mortificarsi: togliere
dai piedi ciò che c'impedisce di essere liberi,
ciò che ci distrae e ci fa vivere nella dimenticanza.
Per molti di più occorrerà vivificarsi,
lasciare la tristezza, abbandonarla, non amarla, per
convertirsi, infine, alla gioia.
Lottare
La quaresima diventa il tempo in cui rimettiamo un centro
nella nostra vita.
Colloquio di mercoledì scorso, dopo una delle
celebrazioni delle Ceneri in una mia microscopica parrocchia;
protagonista una signora trentacinquenne, in vacanza
qualche giorno per disintossicarsi dallo smog; tema:
la fatica del credere, come la Parola sentita alla domenica
resta dimenticata fino alla domenica successiva e di
come non si riesce - malgrado ogni sforzo - a "dimorare",
come direbbe san Giovanni, sotto la luce del Risorto.
Conclusione della signora: "Manca come un centro,
un punto attorno a cui organizzare tutto il resto".
Benvenuti nel terzo millennio dell'era cristiana, tempo
in cui non si ha più tempo, tempo nel quale il
tempo è frantumato, polverizzato in mille inquietudini.
Benvenuti nel tempo in cui essere cristiani, come nei
primi secoli, richiede eroismo e martirio, tempo in
cui essere sale e luce è avventura entusiasmante
e difficile. Benvenuti in Quaresima, palestra che ci
diamo una volta all'anno, esercizio per ritrovare l'unità,
tempo di deserto, ad esempio del Rabbì che seguiamo
e che - come noi - ha voluto fare l'esperienza di deserto
per scegliere come vivere, per far ordine intorno alle
sue scelte.
Mercoledì (domenica per gli ambrosiani) abbiamo
iniziato il cammino con un gesto simpaticamente tragico:
l'imposizione delle ceneri con il monito: "Dì:
guarda che sei poi solo polvere!"; che sano principio
di realismo!
Ce ne ricordessimo quando ci scanniamo per questioni
di eredità o scaliamo la scala sociale, se ne
ricordassero i super-iper-tutto dell'umanità
che qualche anno dopo la loro serena dipartita saranno
polvere! Ce ne ricordessimo quando – senza patemi
o tristezze – indaghiamo sul senso della storia
e della vita! Il delirio di onnipotenza che - talora
- prende la nostra umanità verrebbe guarito da
questa semplice considerazione: siamo polvere.
Ma polvere che Dio illumina e trasfigura, accende e
rende capolavoro e meraviglia...
Un percorso
Tre le strade della "desertificazione": il
digiuno, sia simbolico, ad esempio spegnere la tivù,
dedicare più tempo a sé e alla famiglia,
allentare le tensioni, che reale, alleggerendo la cucina
per solidarietà con i poveri e per liberare cuore
e corpo dalle tossine; la preghiera, intesa soprattutto
come esercizio quotidiano (un quarto d'ora, come minimo)
di silenzio, di meditazione, di lettura della Parola
col desiderio autentico di comunicare con Dio; l'elemosina,
come rinuncia ai beni superflui per sostenere chi vive
nella miseria. Tre itinerari che, se percorsi con cuore
sincero, ci possono condurre alla vicinanza con Dio.
Provare per credere!
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