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Data della prima pubblicazione di questa pagina sul Web:
16 Febbraio 2006 

Data ultima modifica:
2006-08-02 20:38


 
 
 
DON OLINTO CRESPI ssp

Chiamati alla vita e alla fede

Dio chiama all’esistenza ogni essere umano e chiama alla fede, per suo dono, i credenti. La nostra risposta alla chiamata esprime la nostra identità più profonda.
I

N OGNI VOCAZIONE è sempre Dio che prende l’iniziativa ed è sempre dettata dall’amore: la chiamata alla vita, alla fede, alla vita cristiana attraverso i Sacramenti, alla scelta di uno stato di vita, a un cammino particolare di consacrazione e di missione. Prima di ogni scelta personale, c’è sempre uno sguardo di benevolenza e una chiamata da parte di Dio. Tutta la nostra esistenza è ricolma dei suoi doni, a cominciare dal dono della vita.

Questa chiamata impegna ciascuno di noi a rispondere all’invito di Dio affinché si sviluppi nella nostra vita il progetto originario che ci porta al livello di persone autenticamente libere nell’orizzonte stesso di Dio. Pertanto, rispondere e sviluppare in noi il germe della fede, depositato nel nostro cuore col Battesimo, altro grande dono di Dio, richiede la collaborazione fedele della persona umana.

Non si può dimenticare che accogliere o trascurare il dono della fede rivela l’essere umano nella sua maturità o immaturità. Per cui l’accoglienza di questa grande virtù che nobilita la nostra umanità e ci collega direttamente a Dio, coinvolge integralmente il credente nella sua dimensione umana e spirituale, al punto che sofferenze, prove, conflitti psicologici…, possono influire anche negativamente sulla fede. Ma se si assume l’impegno di un cammino e di uno sviluppo continuo di questo dono, la nostra personalità è stabile e ben definita.

Infatti, la scelta di "vivere la fede" esige da ognuno di noi un cammino e un’esperienza autentica che richiede all’essere umano, aperto alla trascendenza, cioè a Dio, una buona dose di consapevolezza rendendolo responsabile delle proprie scelte. Quando siamo capaci di accogliere con fede la vita e rispondere alle diverse situazioni cui ci porta il cammino del nostro vissuto, è allora che il nostro cuore diventa "dimora o inabitazione di Dio". Pertanto, essere chiamati alla fede, vivere di fede, significa stabilità e sicurezza derivanti dall’appoggiarsi a Qualcuno. Ciò comporta primariamente il senso di abbandono e fiducia totale in Colui che è il datore di ogni bene.

D’altra parte, "vocazione è la storia del destino che Dio prepara per i suoi figli e del cammino per il quale guida ciascuno di noi". È la grazia che genera, alimenta, educa quella "dignità e libertà dei figli di Dio" che è la "condizione" che caratterizza il popolo messianico(cfr Lumen gentium, 9).Ricordiamo tre figure esemplificative dell’adesione piena al progetto di Dio. Brian Delf, Il viaggio di Abramo in "La grande Bibbia dei ragazzi", Ed. San Paolo.1.Abramo si affida a Dio nel momento in cui sembravano scaduti i tempi di realizzazione della promessa di una posterità. Chiamato da Dio in un mondo pagano, Abramo è depositario delle promesse divine circa la progenie e la terra. Dio veglia su di lui e fa seguire in modo progressivo i fatti alle parole. Abramo vecchio e Sara sterile diventano i genitori di Isacco, e il patriarca Abramo prende a poco a poco possesso della terra di Canaan.

La promessa fatta a questo "uomo di fede" fu ampliata e messa in rapporto con la crescita complessiva della sua stirpe. La benedizione è compresa come una forza interna che irrompe nella stirpe di Abramo, sfocia nella costituzione del popolo di Dio e si estende a tutte le Nazioni che hanno un rapporto con il Popolo di Dio.

Per tradizione, Abramo oltre ad essere un modello di vita religiosa e morale, è il prototipo dell’uomo giusto che ha un’incrollabile fede nella Parola di Dio. Egli è un profeta ed un modello di fiducia in Dio. Grazie alla sua attenzione al progetto di Jhwh supera la terribile prova del sacrificio del figlio Isacco, riconoscendo la misteriosa ed esigente autorità di Dio e affidandosi completamente alla sua volontà.

2. In Davide possiamo ammirare la fedeltà nella debolezza. Fu una personalità eccezionale. Di animo generoso, fu fedele con gli amici fino alla tenerezza, come prova il suo atteggiamento verso Gionata. Fu un uomo religioso secondo il modello della sua epoca; di sincera pietà, faceva ricorso alla preghiera e ai consigli degli uomini di Dio. Mostrò costantemente un atteggiamento penitente nelle diverse situazioni di debolezza e si rivolse a Dio con il grandioso Salmo del Miserere (Salmi 50). Col passare del tempo furono dimenticati i suoi difetti e Davide divenne e restò il re ideale di Israele, profondamente umano e totalmente dedito al servizio di Dio (cfr Siracide, 47,1:11).

3. Elia è un’altra figura emblematica nel mondo della fede per il suo intimo rapporto e la sua adesione piena a Dio. Il suo nome significa: "Il mio Dio è Jhwh". Elia mette al centro della sua predicazione Dio che deve occupare il cuore dell’uomo e del suo popolo. Salva la fede e l’identità religiosa del popolo di Israele, usando ogni mezzo per riportare nel cuore degli Israeliti la fiducia nell’unico Dio, Jhwh. Rifacendo il cammino del popolo liberato dall’Egitto, si reca sul monte Oreb, dove Dio si era rivelato a Mosè, avvertendo in modo nuovo il "passaggio e la presenza del Signore". Elia viene così introdotto in una nuova concezione di Dio, della sua natura, della sua manifestazione e del suo agire.

Solamente Jhwh è il Dio d’Israele. Lui solo deve essere adorato. Per la prima volta Elia annuncia, sulla sua esperienza personale, che Jhwh è l’origine di ogni bene. Il simbolo di Dio, quindi, non sono i turbolenti fenomeni atmosferici, ma l’azione tranquilla e silenziosa, appena percettibile, di tutti coloro che sono inviati e chiamati a operare nella vigna del Signore. Equiparato a Mosè, pose la fede in Jhwh nello Stato d’Israele su nuove basi, offrendo una nuova concezione più profonda e più comprensiva della natura e dell’azione di Dio nella storia.

L’esperienza dei "nostri padri nella fede", deve insegnare anche oggi a porre nella nostra vita fiducia e adesione piena in Dio. Inoltre, non va dimenticato, come è avvenuto anche per Elia, che la nostra fedeltà a Dio si conserva nel cuore di ognuno di noi attraverso un dialogo continuo e fiducioso con l’Autore della vita. È nella preghiera, infatti, che la fede assume accenti sempre più vivi e personali.

La risposta al Dio dell’Alleanza di questi tre espressivi personaggi della storia sacra dell’Antico Testamento diventa, così, il paradigma della risposta di fede del nuovo Popolo di Dio, Colui che chiama all’esistenza e alla fede e dà, con ciò stesso, significato pieno alla vita dell’uomo e del

Don Olinto Crespi