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'espressione usata da don Alberione («carro che
corre poggiato sopra le
quattro ruote») implica due valori che, pur sembrando
contrari, si combinano e si completano: STABILITA
e MOVIMENTO. Unite insieme, queste due virtù
sono garanzia di vitalità e di efficacia.
La STABILITA assicura l'equilibrio e la fermezza indispensabili.
Il MOVIMENTO equivale al progresso, al procedere verso
una mèta, verso un punto ideale di superamento
costante.
La stabilità senza movimento è propria
degli esseri inerti o morti.
Il movimento senza stabilità equivarrebbe a dispersione
e rovina.
Dio è il modello supremo di stabilità
e di movimento, essendo l'immutabile che allo stesso
tempo è in perpetuo dinamismo.
Gli esseri umani non possiedono le prerogative di Dio,
ma sono stati fatti «a sua immagine e somiglianza»
e realizzano la loro vocazione di uomini nella misura
in cui possono contare su questa duplice nota di stabilità
e di movimento, con le sue diverse applicazioni: consistenza
personale e sviluppo; solidità di principi e
progressivo superamento; coesione in se stessi e relazione
con le cose e le persone; ecc.
È chiaro che non stiamo dando ai termini "stabilità"
e "movimento"
un significato fisico, ma un valore morale, analogico.
La stessa frase «carro che corre poggiato ...»
è un'analogia usata dal Fondatore per esprimere
la consistenza e il dinamismo che deve contraddistinguere
il Paolino.
E da dove arriveranno al consacrato questa fermezza
e questa energia vitale? Certamente dalla sua unione
con Cristo; ma non per incanto, bensì attraverso
un processo che presuppone fondamenti seri e impegno
costante.
Quanto più una persona poggia su basi ferme e
stabili, tanto più si registra in lei la capacità
di progresso e si mette in grado di raggiungere le sue
mète. Se questo vale per qualsiasi individuo,
tanto più vale per chi è chiamato a una
vita di consacrazione e di servizio apostolico.
Fin dagli anni giovanili, il Fondatore della Famiglia
Paolina comprese che gli apostoli di oggi
- non meno che in altri tempi - hanno bisogno di basi
solide e di sviluppo pieno. Nel già
citato libro Abundantes divitiae, dopo aver
ricordato la prolungata adorazione-meditazione durante
la notte inaugurale del XX secolo, conclude: «Rimaneva
in fondo il pensiero che è necessario sviluppare
tutta la personalità umana: mente, cuore, volontà»
(AD 22).
Possiamo chiederci: in concreto, quali sono i punti
di fermezza e di stabilità senza i quali non
si può dare nel consacrato un avanzamento consistente
né efficacia nelle sue opere di apostolato?
La risposta è duplice: alcune basi sono comuni
a tutti i cristiani, trattandosi di valori che fanno
riferimento al livello puramente umano o che sono necessari
a tutti i credenti; altri valori sono tipici della vita
consacrata.
Appartengono alla prima categoria:
1. La conoscenza, l'accettazione e la giusta stima della
propria persona.
2. Un grado sufficiente di maturità umana circa
il rapporto con se stessi, con gli altri, con Dio.
3. Una fede cristiana sufficientemente sostenuta da
una corretta dottrina.
4. Una comprensione e un vissuto abituale del duplice
comandamento dell'amore a Dio e al prossimo; ecc.
Appartengono alla seconda categoria:
1. La certezza di una chiamata particolare da parte
di Dio (vocazione), per meglio servirlo come membri
della sua Chiesa.
2. La capacità e la disposizione a vivere i consigli
evangelici sigillando con voti I'impegno conseguente.
3. L'accettazione del candidato da parte della legittima
autorità religiosa.
4. La partecipazione alla missione di Cristo mediante
un apostolato specifico.
5. Uno stile di vita conforme alle norme del proprio
istituto e alle sue strutture di governo.
6. L'educazione alla vita interiore, con particolare
cura all'esercizio della preghiera.
7. L'impegno per un costante progresso nelle virtù
cristiane e in quelle proprie del consacrato.
Senza questi valori fondamentali non avremmo la genuina
identità del consacrato. La sua acquisizione
è il risultato di un processo formativo continuo
e graduale. Anche a questo riguardo la convinzione di
don Alberione è ferma:
«Occorre che vi sia una base, un punto di partenza:
l'uomo retto; su di esso si può costruire il
buon cristiano, il figlio di Dio; su questo si può
elevare il religioso santo..., e del religioso santo
si può fare un apostolo sopra il grande modello
san Paolo»
(CISP p. 755).
Possiamo trarre una prima conclusione: se non siamo
fermi ed equilibratamente appoggiati su basi solide,
non possiamo conseguire nessun avanzamento né
portare il vangelo agli uomini. «Le quattro ruote
del carro - dice don Alberione - devono procedere insieme
senza scossoni, senza troppi rischi per il carico che
trasportano» (UPS II p. 117). Questo "carico"
è il vangelo.
Già si avverte che l'immagine del carro è
veramente suggestiva, molto adatta a mettere in risalto
l'unità del paolino e la sua meravigliosa vocazione
a un continuo progresso nella santità e nell'apostolato.
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