1. IN
ATTO, all’interno della Famiglia
Paolina, una crescente consapevolezza
dell’importanza della vocazione e della necessità
di vocazioni: il senso della chiamata e il bisogno di
molti chiamati, perché si possa adempiere la missione
di dare il Cristo oggi alla società di oggi e con
i mezzi di oggi. Le particolari chiamate che Dio rivolge
ad alcuni sono in ordine ad una missione. Nessuno chiama
solo per chiamare. Neanche Dio. Del gruppo dei Dodici,
dice il Vangelo che Gesù li chiamò perché
stessero con lui e per inviarli a predicare". È
la missione ciò che spiega e dà senso alla
vocazione.
La frase: "Come Paolo, apostoli per vocazione",
scelta come motivo o slogan per l’Anno Vocazionale
della Società San Paolo voluto dal VIII Capitolo
generale, racchiude la testimonianza dell’Apostolo
che, scrivendo ai Romani, si autopresenta come "apostolo
per vocazione". Tale dichiarazione di Paolo mostra
il vincolo che esiste tra vocazione e missione: l’una
è in funzione dell’altra. Anche a ognuno
di noi - i Paolini e le Paoline - il Signore ci ha chiamati
per affidarci una missione particolare. Dal modo come
adempiamo tale missione, si può dedurre il grado
di coscienza che abbiamo della vocazione. Il nostro
Fondatore insegnò sempre che l’amore all’apostolato
è segno di vocazione.
La storia ci fa vedere, nel mondo religioso, una certa
alternanza di crisi della vocazione e crisi della missione.
Nell’immediato post-Concilio le crisi di tanti
religiosi e religiose, anche di sacerdoti, non derivava
propriamente dalla missione – talvolta molto apprezzata
– ma dal fatto di non sentirsi chiamati. Attualmente,
la crisi di molte vocazioni dipende più da non
sentire la missione o di riconoscersi incapaci per adempierla.
Occorre abbracciare con la stessa fede vocazione e missione;
occorre inoltre che ci sia un impegno serio di preparazione
costante e una pedagogia della dedizione pratica: facendo
si impara a fare. Ma alla base di tutto deve esserci
una forte carica di amore: "La vocazione –
afferma il Beato Alberione – è un vivo
amore al Signore e alle anime, ad alta tensione, si
potrebbe dire" (UPS I, 226).
2. IL COLLEGAMENTO
tra vocazione e missione esige un forte amalgama che
unisca le due realtà. Questa forza di unione
deve essere una più profonda esperienza di Dio,
tale che muova al desiderio di fare qualcosa perché
si compiano i suoi piani divini. Questo senso di maggiore
appartenenza a Dio e più chiara volontà
di servirlo si può esprimere con la parola consacrazione,
da non limitare a chi si impegna con voti o promesse,
ma che implica sempre un esplicito proposito di vita
spirituale e apostolato. Alla base c’è
sempre la consacrazione battesimale. Ricordiamo l’intervento
dello Spirito Santo quando, nella comunità di
Antiochia, disse: "Riservate per me Barnaba e Saulo
per l’opera alla quale li ho chiamati" (Atti,
13,2). Con tali parole lo Spirito del Signore esprimeva,
oltre che una missione da affidare, un particolare vincolo
che stabiliva con i due discepoli scelti. Ciò
che trasforma le persone in veri apostoli non è
l’adempimento formale di una missione, ma il fatto
di compierla in comunione con Dio e a nome suo. È
in questo senso che Don Alberione afferma: "Apostolo
è colui che porta Dio nella sua anima e lo irradia
intorno a sé ...", e dichiara senza esitazione:
"Le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio".
Possiamo quindi parlare di un trinomio: vocazione-consacrazione-missione.
3. E POICHÉ
nel menzionato trinomio intervengono sia l’iniziativa
di Dio che la corrispondenza della persona, voglio finire
questa considerazione alludendo al potentissimo ausilio
che ci offre Maria, Madre, Maestra e Regina degli Apostoli,
e perciò di tutte le vocazioni. Verso la fine
del 1959, il Beato Don Alberione scrisse un fascicolo
che interessa molto la formazione dei Paolini e le Paolini
a partire appunto dalla vocazione. Tale fascicolo –
Maria, Discepola e Maestra – contiene concetti
e proposte originalissimi. Estraggo da lì alcune
idee:
Gesù
è il Maestro al quale dobbiamo conformarci. Maria
è la via a Cristo e via di Cristo. La nostra
devozione verso Gesù Divino Maestro verrà
perfezionata se preparata e preceduta dalla devozione
a Maria Maestra...
Maria,
"gratia plena", è Via perché
esempio di santità. In lei è altissima
la conformazione alle virtù di Cristo. È
il libro dove si possono leggere in pienezza tutte le
virtù.
Maria
ha sapienza, la Verità: non si tratta di scienza
puramente umana, ma di quella che ci unisce a Dio e
ci fa partecipi della scienza di Dio. Ella non scrisse
trattati, né eresse una cattedra di insegnamento,
né predicò ...Eppure la Chiesa la invoca
come "Sede della Sapienza" e "Madre del
buon consiglio"...
Maria
è Vita: possiede in grado sommo la vita che Dio
comunica alla creatura umana. È la "Madre
della Divina Grazia". Ella non produce la Grazia,
ma la comunica per ufficio. È la Madre perché
Gesù Vita è passato attraverso Lei.
La
Famiglia Paolina ha una missione magisteriale integrale:
far conoscere, imitare, vivere Gesù Cristo in
quanto Maestro. Il magistero paolino sarà immensamente
più efficace se ispirato, guidato, confortato
da Maria. Il discepolato paolino va tutto innestato
in Maria, che formerà Gesù Cristo in ogni
aspirante: ciò significa diventare cristiani,
apostoli, santi.
Juan Manuel Galaviz ssp |