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Santo Natale 2007


Carissime sorelle tutte annunziatine (Esercizi Camaldoli 2007),        
                                                                                                    

approssimandosi il Natale sento fraternamente di annunciarvi, ancora una volta, la meravigliosa realtà della salvezza evangelica, realizzata da Cristo venuto ad abitare tra noi e nel nostro cuore. Quanto più si presenta difficile la vita e le prove si susseguono (anche se non abbiamo modo di sentirci, tengo presente la vostra vita, i vostri impegni di lavoro e di animazione pastorale-paolina…), tanto più risulta importante l’annuncio dell’amore che Cristo nutre per ognuno e la manifestazione del ricordo fraterno.
Cristo vuole nascere o ritrovare casa nel nostro cuore per renderci più umani, più accoglienti, più affabili, più costruttivi e positivi. Dio ci abita, anche se non lo sappiamo, anche quando non vogliamo saperlo, quando sul suo volto le nostre anime hanno steso i veli dell’indifferenza o quelli della preoccupazione. Gesù è il grande consolatore: consolare - lo dice la parola - vuol dire stare dalla parte di chi è solo, cioè di chi si trova più in difficoltà.

Ai consacrati che si fidano di Cristo e conducono una vita secondo la sapienza paradossale del Vangelo, a tutti coloro che si trovano dalla parte delle persone che non contano secondo le categorie umane, viene annunciato: “fatevi coraggio: Cristo che nasce nella estrema debolezza e nella dimenticanza degli uomini, è con voi,  dalla parte dei “piccoli”, vi ama e vi benedice”.   

 



 

 

 

Egli è la luce, è la verità, anzi: Egli è «la via, la verità e la vita» (Gv14:6);
Egli è il Pane, la fonte d’acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete;
Egli è la nostra guida,  il nostro conforto, il nostro fratello.
Come noi, e più di noi, Egli è stato piccolo, povero, umiliato,
lavoratore, disgraziato e paziente. Per noi, Egli ha parlato, ha compiuto
miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove la pace è principio di convivenza,
dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.

 

Ma in che modo possiamo accogliere questo lieto annuncio? Ricordiamocelo a vicenda: se la provocazione di Dio che si fa bambino non influisce sulle nostre scelte di vita; se il Natale non si vive, è come un fuoco d’artificio: subito dopo ritorna il buio e le freddezza nei rapporti.
Il Natale è un invito a superare le aspettative naturali-egoistiche che pretendono la pace come tranquillità (gli altri devono fare ciò che piace a me), mentre per la vera pace si richiede fare scelte evangeliche capaci di rinunciare a qualcosa di proprio in favore degli altri e del bene comune. I valori come la pace, la comunione, il rispetto non basta pretenderli o pensarli, ma bisogna generarli e realizzarli  (pagando di persona); e anche invocarli perché senza la grazia riusciamo a combinare molto poco.
Facciamo memoria del ricco messaggio della Prima lettera ai Corinti meditata negli Esercizi: soprattutto 3, 1ss e 13, 1ss: l’Inno alla carità, o meglio l’Inno dell’amore che Cristo nutre per ognuno di noi.  L’amore di Cristo non ci protegge da ogni dolore, ma ci consola nelle sofferenze e nelle inevitabili fatiche della vita.
Il nostro Dio non fugge dalle tragedie umane  non gli diamo mai fastidio pur con le nostre continue fragilità: Lui è sempre più grande del nostro cuore e della realtà, e ci dona l’energia che può ristorarci profondamente.
 Convertiamoci allo spirito del vero Natale, convertiamoci alla sapienza di Cristo: questo è l’augurio che ci facciamo davanti a Gesù che, penso, così ci interpelli con benevolenza e forza:

 

  • Voi fate festa per il mio arrivo sulla terra … E intanto cercate di cacciarmi  dai vostri cuori.
  • Fate festa perché io sono venuto a salvarvi…Ma intanto rifiutate ad essere risanati in profondità.
  • Fate festa perché alla mia nascita gli angeli annunciarono la pace … ma fino ad oggi vi siete distinti più per le guerre e per l’intolleranza che per la convivenza e la vera fratellanza.
  • Fate festa nelle vostre case perché dite che è la festa della famiglia … ma intanto non vi accogliete e non vi amate gli uni gli altri in profondità, con spirito fraterno e cuore semplice.

 

Con questo augurio e messaggio natalizio non voglio disturbare la vostra festa e la vostra sensibilità: voglio solo comunicarvi il mio desiderio di bene, accompagnato da preghiere, da un ricordo fraterno, con la fiducia del vostro ricordo al Signore di cui vi ringrazio di cuore…

BUON NATALE 2007 e SERENO ANNO 2008


            don Emilio Cicconi

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