iprendendo il discorso sul Rosario, il pensiero va alla
definizione che ne diede
Paolo VI: "Compendio di tutto il Vangelo". In
realtà, la caratteristica fondamentale di questa
pia pratica è di essere al tempo stesso preghiera
e meditazione dei principali misteri cristiani.
È per questo che la Madonna a Fatima propone
il Rosario come antidoto all’ateismo: l’uomo
d’oggi ha più che mai bisogno di pregare
e di meditare le grandi verità rivelate. Non
ci stupiamo allora dell’insistenza dei Pontefici
nel raccomandare questa preghiera: si pensi, ad esempio
[prima della Lettera apostolica "Rosarium Virginis
Mariae" di Giovanni Paolo II], alle dodici Encicliche
sul Rosario di Leone XIII; e non ci meraviglia il fatto
che l’insistenza su questa pia pratica mariana
abbia tanta parte nelle Apparizioni di Lourdes e di
Fatima.
Il Rosario, un tesoro da riscoprire
La storia del Rosario ci è ormai nota, specie
dopo la recente celebrazione dell’Anno del Rosario
[dall’Ottobre 2002 all’Ottobre 2003]. E
ci è nota l’integrazione dei Cinque “Misteri
della luce” con cui Papa Wojtyla ha voluto arricchire
questa pia pratica mariana.
Qui vogliamo solo recuperare – in Ottobre, che
è appunto il mese del Rosario – qualche
riflessione che ci pare particolarmente attuale. 
Il ritmo della vita dei giorni nostri ha spezzato l’unità
della famiglia: si sta poco insieme e talvolta, anche
in quei pochi momenti, neppure ci si parla, perché
in casa detta legge la televisione… Ma già
Pio XII insisteva sul ripristino del Rosario in famiglia:
"Se recitate il Rosario tutti uniti, gusterete
la pace nelle vostre famiglie, avrete la concordia degli
animi nelle vostre case". "La famiglia che
prega unita vive unita", ripeteva in tutte le contrade
del mondo l’americano p. Peyton, l’infaticabile
apostolo del Rosario in famiglia. E Giovanni Paolo II
ci ricordava: "Il nostro cuore può racchiudere,
in queste decine del Rosario, i fatti che compongono
la vita dell’individuo, della famiglia, della
Nazione, della Chiesa, dell’umanità. Il
Rosario batte il ritmo della vita umana" [RVM,
2].
Il Rosario è anche la preghiera della pace,
la preghiera che abbraccia tutto il mondo. Un altro
grande apostolo del Rosario dei tempi recenti, il Vescovo
Fulton Sheen, aveva ideato una corona a cinque colori,
che è ancora molto in uso: una decina di grani
verdi, per ricordare l’Africa [nota per le sue
verdi foreste], una decina rossa per l’America
[abitata in origine dai Pellirossa], una decina bianca
per l’Europa [in omaggio alla bianca veste del
Papa], una decina azzurra per l’Oceania [immersa
nell’azzurro del Pacifico], e una decina gialla
per l’immenso Continente asiatico [con riferimento
al colore tendenziale della pelle di alcune sue razze
di abitanti]. Così, alla fine della corona, si
è abbracciato il mondo.
L’uomo oggi ha più che mai bisogno di
pause di silenzio e riflessione. In questo mondo fracassone
c’è necessità di silenzio orante.
Se poi crediamo alla potenza della preghiera, allora
siamo convinti che il Rosario è più forte
della bomba atomica.
Ripensiamo tutto quanto ci è stato suggerito
nel recente "Anno del Rosario", particolarmente
dalla Lettera apostolica "Rosarium Virginis Mariae"
di Papa Giovanni Paolo II: le ragioni per essere fedeli
a questa pia pratica mariana rimangono tutte pienamente
valide; anzi, si direbbe, più di prima: perché
c’è ancora maggiore bisogno di "riscoprire
una preghiera così facile e al tempo stesso così
ricca" [RVM, 43], come è il Santo Rosario.
Gabriele Amorth |