etlemme [che in ebraico significa "casa del pane"]
è stata teatro di grandi eventi biblici [tra
i quali la consacrazione di Davide re d’Israele],
fino al più straordinario fatto della storia umana:
la nascita di Gesù, il Figlio di Dio.
Dal Vangelo sappiamo come Giuseppe e Maria dovettero
scegliere – nell’imminenza del grande evento
della nascita di Gesù – il ripiego di una
grotta isolata, che serviva da riparo occasionale per
i pastori e per il loro bestiame.
Ancora oggi, contemplando Betlemme dal "campo
dei pastori", specie all’ora del tramonto
o di notte, si resta incantati per il riposante paesaggio
collinare naturale che offre e per il cielo tersissimo
che lo avvolge. Ma è tutto l’universo che
qui sembra ancora partecipare al grande mistero del
Natale del Signore, che la liturgia celebra ogni anno.
E sentiamo più che mai appropriata la solenne
preghiera natalizia della tradizione bizantina: "Che
cosa ti offriremo, o Cristo, per essere apparso sulla
terra come uomo? Ognuna delle creature da te chiamate
all’esistenza ti offre la sua riconoscenza: gli
Angeli, il loro canto; i cieli, le stelle; i Magi, i
doni; i pastori, la loro venerazione; la terra, una
grotta; il deserto, un presepio. Ma noi ti offriamo
per madre la Vergine Maria [una di noi, parte della
nostra umanità]".
![Il Mistero del Santo Natale – Miniatura d’Ore [sec. XV].](file:///C|/Sites/Annunziatine/Immagini/misteronatale.jpg)
Nel Natale veneriamo
la divina maternità di Maria
Più che mai nel Natale la Santa Vergine rifulge
per la sua massima elevazione a Madre di Dio, "Theotókos",
generatrice di Gesù, unica Persona del Verbo
di Dio. Così il mistero del Natale del Signore
ci riporta alla venerazione del titolo più grande
che la fede cattolica riconosce a Maria: la sua divina
maternità.
E mentre i Cristiani "fratelli separati"
di fede non cattolica non hanno la grazia di riconoscere
come verità rivelata gli ultimi due dogmi mariani
[l’Immacolato Concepimento di Maria e la sua Assunzione
al Cielo], pure essi venerano nella Madonna le verità
di fede dei primi due dogmi: la perpetua verginità
di Maria e, appunto, la sua divina maternità.
Per celebrare degnamente – nel mistero del Natale
– le grandezze della Madre di Gesù, dobbiamo
ricorrere alle esaltazioni sempre piene di amore e di
fede che la Chiesa ci suggerisce in questo tempo liturgico:
dalle Antifone, Responsori ed Inni propri del Natale
[proposti nella "Liturgia delle Ore"], alle
prime invocazioni delle ‘Litanie lauretane’
[dove si trovano associati gli attributi della divina
maternità e della verginità di Maria]
e alle preghiere di ogni giorno [come l’Ave, Maria
e l’Angelus] che invocano Maria proprio per la
sua divina maternità.
E non va dimenticata, ovviamente, la meditazione del
3° "Mistero della gioia", il Natale di
Gesù, narrato dall’Evangelista Luca: "C’erano
nella regione alcuni pastori che vegliavano di notte,
facendo la guardia al loro gregge. Un Angelo del Signore
si presentò davanti a loro e la gloria del Signore
li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento,
ma l’Angelo disse loro: "Non temete, ecco:
vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto
il popolo: oggi vi è nato nella città
di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore…"
[Luca
2, 8:12].
E a questo brano facciamo seguire una breve riflessione,
del tipo: Maria Madre di Dio è la Madonna del
Natale, la donna del primo sguardo dell'uomo sul Dio
fatto uomo, accarezzato con occhi trasparenti di tenerezza
materna e di santità. Così pregando la
Santa Vergine: "Santa Madre di Dio, fa’ che
contempliamo anche noi con sguardo di fede e di amore
il tuo figlio, il Verbo fattosi uomo, il Bambino Gesù
dei nostri Presepi!".
Gabriele Amorth |