"Siate
sante,
care Annunziatine,
la santità sta nel cuore"
26
Novembre Festa del Beato
Giacomo Alberione
Io sono la Via la Verità
e la Vita
Navigazione associativa
Pensieri
di Don Gabriele
Amorth ssp
ANNUNCIO A MARIA cfr.: :
Da: Maria un sì a Dio Ed.Paoline- Gabriele Amorth
Link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_Amorth
Il sì di Maria fu un atto di obbedienza a Dio,
che agiva attraverso le decisioni dei suoi genitori, secondo
gli usi del tempo. Ella sapeva ben vedere la mano di Dio
attraverso gli avvenimenti umani non dipendenti da lei.
(G.Amorth)
clicca
qui
È
da collocare verso l'anno 7 a.C., nel periodo seguente
alla semplice celebrazione del fidanzamento tra Maria
e Giuseppe, l'episodio dell'annunciazione: l'evento più
importante della vita della Madonna e di tutta la storia
dell'umanità; il momento in cui il Verbo eterno
si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Gli evangelisti, come è noto, ci narrano gli episodi
salienti della vita di Maria e dell'infanzia di Gesù,
scegliendo quelli significativi per il segno messianico
che contenevano, in base agli scopi dei rispettivi Vangeli.
Ecco in quali termini Luca narra l'episodio dell'annunciazione:
« Al sesto mese (dal concepimento
di Giovanni Battista), Iddio
mandò l'angelo Gabriele in una città della
Galilea chiamata Nazareth, a una Vergine sposa di un uomo
di nome Giuseppe, della casa di Davide; il nome della
Vergine era Maria. Entrò da lei e disse: "Ave,
piena di grazia; il Signore è con te". Per
tali parole essa rimase turbata e si domandava che cosa
significasse un tale saluto » (Luca
1,26:29 Le narrazioni evangeliche sono tutte molto
pregnanti di
riferimenti biblici, ma questa di Luca lo è in
modo straordinario, e solo chi abbia familiare la lettura
dell'Antico Testamento può coglierne tutte le allusioni
e i significati nascosti, che altrimenti sfuggono. Già
il nome del messaggero, Gabriele (nome che significa potenza-di-Dio),
richiama tutta una storia di interventi divini concernenti
la redenzione, che è la più grande delle
meraviglie compiute per l'uomo dall'Onnipotente. Basta
rileggere il libro di Daniele, ai capitoli 8 e 9, per
comprendere che cosa significasse per Luca l'invio di
Gabriele a Maria.
Ma analizziamo bene il colloquio tra l'angelo e la Vergine,
osservando come le successive traduzioni - in greco, in
latino e nelle lingue moderne - abbiano troppo semplificato
e impoverito il senso delle parole.
« _Ave » non traduce il semplice saluto tradizionale
dégli Ébrei: Pace a te (shalòm);
ma il termine greco kaìre, che significa: esulta,
gioisci, rallegrati. E una parola che introduce l'annuncio
di una novità gioiosa e si ricollega alle profezie
della liberazione d'Israele dall'esilio e alla venuta
del Signore in mezzo al suo popolo Sofonia
3,14:17« Esulta,gioisci, figlia di Sion »
Zaccaria
2:10: « Esulta, rallegrati, Gerusalemme).
« Piena di grazia »,
andrebbe meglio tradotto: «
Tu sei l'oggetto di tutto il favore di Dio »;
in una parola: favoritissima.
È un'espressione che resta subito misteriosa per
Maria. Significa in sostanza questo: tutta la grazia,
o favore divino che c'è in te, è in vista
di un particolare disegno. Pieno di grazia per natura
è soltanto Cristo; Maria, semplice creatura, viene
proclamata come la prescelta per il piano spe ciale di
benevolenza che Dio ha verso l'umanità; perciò
è ripiena di tale benevolenza.
L'espressione: « Il Signore è con te »
acquista allora un valore tutto speciale e nuovo, che
Maria vagamente si sforza di intuire: « Dio .è
con te in un modo nuovo, tutto particolare, perché
vuole compiere in te i suoi disegni ».
Il turbamento di Maria non trova spiegazione che in queste
parole. Ella capiva che contenevano qualche cosa di meraviglioso,
un fatto del tutto nuovo e imprevisto, un evento grande
e gioioso per il quale lei, che si sentiva un niente,
era stata prescelta dal favore divino. Non capiva di che
cosa potesse trattarsi; rifletteva turbata, ma senza chiedere
nulla, come era del suo carattere.
« Ma l'angelo le disse: "Non
temere, Maria, perché hai trovato grazia presso
Dio. Ecco, tu concepirai nel grembo e darai alla luce
un figlio. Lo chiamerai Gesù. Egli sarà
grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo; il
Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo
padre, e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno,
e il suo regno non avrà mai fine" »
(Luca
1,30:33).
Avere un figlio era certo l'ultima cosa a cui Maria avrebbe
pensato. Quel Dio che le aveva ispirato la verginità,
ora le offriva la maternità: la martenità
del Promesso, dell'Atteso d'Israele. La disponibilità
di Maria è immediata e senza condizioni, perché
l'unico atteggiamento ragionevole dell'uomo di fronte
a Dio è un'adesione totale. Però la Vergine
domanda che cosa deve fare. Non pone limiti, ma chiede
ordini. Ci sembra questo il più ovvio significato
della richiesta: « Come avverrà questo, perché
io non conosco uomo? » (Luca1:34).
Espone Ia sua condizione particolarissima di donna sposata
che vuole appartenere interamente a Dio, disposta a fare
qualunque cosa il Signore le chieda. Sarebbe stata una
domanda superflua, se in lei non ci fosse stato il proposito
di non "conoscere" uomo, che ha il chiaro significato
biblico di non avere rapporti coniugali. Chiede in che
modo avverrà la sua maternità, di cui non
dubita affatto, al fine di sapere come comportarsi per
adempiere alla volontà di Dio.
« E l'angelo rispose: «Lo
Spirito Santo scenderà sopra di te (lo Spirito
Creatore, che all'inizio del mondo aleggiava sopra le
acque), e la potenza dell'Altissimo ti coprirà
con la sua ombra (richiamo diretto alla nube che ricopriva
l'Arca, per indicare l'abitazione di Dio); perciò
il santo che nascerà sarà chiamato Figlio
di Dio" » (Luca
1:35).
Per noi le parole sono chiare, e lo diventeranno anche
per Maria; ma se lo fossero anche in quel momento non
lo sappiamo. Quello che ella poteva capire era che l'ora
della salvezza era arrivata; che lei sarebbe diventata
la madre del Messia promesso; che tale maternità
sarebbe stata opera miracolosa dello Spirito Creatore.
Con queste parole aveva ricevuto chiara risposta alla
sua domanda: la sua verginità era gradita e salvaguardata
da Dio. Sapeva anche che il Messia, erede di Davide, sarebbe
stato un Messia trascendente, Figlio di Dio, e che lei
era la nuova Arca scelta per sua dimora. Ma che Gesù
fosse il vero Dio incarnato in lei, la Vergine poteva
capirlo solo con un'illuminazione straordinaria dello
Spirito. Le stesse parole dell'angelo: « Sarà
grande, sarà chiamato Figlio di Dio (espressione
molto comune nella Bibbia), Iddio gli darà il trono
di Davide », non erano chiare; potevano essere intese
come annuncio di una futura missione regale conferita
da Dio a questo Figlio, nato direttamente e miracolosamente
dalla Vergine. Anche Adamo era nato direttamente da Dio,
senza neppure la collaborazione di una donna. La conoscenza
del mistero di Gesù andrà gradatamente chiarendosi
in Maria, per quella relazione unica e trasformante che
le veniva dalla divina maternità.
A questo punto il dialogo avrebbe potuto dirsi esaurito,
da parte di Gabriele. Ma l'angelo insiste annunciando
un altro fatto miracoloso, che è in stretta relazione
con quanto si sta compiendo in Maria: il concepimento
del precursore.
« Ed ecco, Elisabetta tua
parente ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia,
e lei che era ritenuta sterile è già al
sesto mese; nessuna cosa infatti è impossibile
a Dio. Disse allora Maria: "Ecco la serva del Signore;
si faccia di me come hai detto tu». E l'angelo si
allontanò da lei »
(Luca
1,36:38).
La grandezza di Maria è soprattutto in questo sì.
Nell'incontro con l'angelo ella ha parlato ben poco: una
breve domanda e un totale assenso. Il suo futuro non le
era affatto chiaro; sapeva l'essenziale e non aveva chiesto
niente di più, anche se le era stato manifestato
il concepimento miracoloso del Battista, a conferma che
quel Dio che può tutto avrebbe agito anche in lei
stupendamente. Maria aveva capito che il Signore la voleva
madre e ne intendeva anche il modo: rimanendo vergine.
Sapeva di custodire dentro di sé, da quel momento,
il tesoro di Dio: questo bambino sarebbe diven tato grande,
mentre lei era soltanto la schiava del Signore, prescelta
(perché proprio lei?) per il compimento delle promesse.
Tutto il resto le era oscuro. Ma l'espressione: «
nessuna cosa è impossibile a Dio », risuonava
come un invito a credere nell'incredibile, con una fiducia
totale, anche se buia. Fede è procedere senza sapere,
senza capire, ma fidandosi della parola di Dio. E il sì
che ha aperto la via all'incarnazione del Verbo non è
solo un sì; è: « si faccia di me tutto
quello che il Signore vuole »; è l'espressione
di una disponibilità assoluta, a cui Maria sarà
sempre fedele, anche se ne comprenderà tutte le
conseguenze solo ai piedi della croce.
Il Figlio santo che custodiva e la certezza dei favori
divini hanno indubbiamente riempito Maria di una gioia
immensa. È stato il giorno della sua vita in cui
si è sentita più felice; l'anima cantava
di gioia, e avrà provato solo la pena di non poter
gridare a tutti la sua felicità, di non poter proclamare
a tutto Israele il lieto evento. Ma la sua missione era
un'altra; non spettava a lei divulgare i piani di Dio.
Maria ha sempre saputo rimanere al suo posto: non ha detto
niente a nessuno. Solo, ha incominciato a scoprire in
una nuova luce il senso dei salmi, dei cantici, delle
profezie bibliche.
Il suo atto di fede e di obbedienza aveva dato inizio
alla salvezza; solo lei sapeva che il Redentore era venuto.
Gabriele Amorth
Data della prima
pubblicazione
di questa pagina sul Web:
20 Marzo 2006
Data ultima modifica:
2006-04-06 18:35