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L’episodio
dello "smarrimento di Gesù nel Tempio"
sconcerta Maria e Giuseppe che lo cercano "straziati"
per giorni e "non comprendono" la spiegazione
del Figlio ritrovato.
L'episodio
dello "smarrimento e ritrovamento di Gesù
nel Tempio" di Gerusalemme è oggetto della
riflessione del quinto "Mistero della gioia",
così presentato da Giovanni Paolo II nella sua
Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae: "Gioioso
e insieme drammatico è l’episodio di Gesù
dodicenne al Tempio. Egli qui appare nella sua divina
sapienza, mentre ascolta e interroga, e sostanzialmente
nella veste di colui che ‘insegna’. La rivelazione
del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose del
Padre è annuncio di quella radicalità
evangelica che pone in crisi anche i legami più
cari dell’uomo, di fronte alle esigenze assolute
del Regno. Gli stessi Giuseppe e Maria, trepidanti e
angosciati, "non compresero le sue parole"
(Lc
2, 50)".
È l’unico episodio che i Vangeli ci narrano
sugli anni passati da Gesù a Nazareth, quasi
interrompendo il lungo silenzio. Ciò dice peraltro
come questo sia un avvenimento di grande importanza
profetica, proprio perché – benché
non appaia a prima vista – il riferimento al mistero
pasquale di Cristo è implicito.
Lo smarrimento di Gesù e la sua scomparsa, infatti,
è un indice di quella che sarà la sua
morte. I tre giorni angosciati di ricerca, con l’ansia
di rivederlo, si addicono ai tre giorni passati da Gesù
nel sepolcro; come il gioioso ritrovamento è
un preannuncio della gloriosa risurrezione.
Forse il fatto che Gesù adolescente sia rimasto
in città senza che i genitori se ne accorgessero
si spiega pensando a come allora si compivano i viaggi
in carovana, partendo a scaglioni, con i ragazzi che
potevano andare dove volevano… Ma l’importanza
dell’episodio qui si accresce per la domanda di
Maria, posta in primo piano: "Figlio, perché
ci hai fatto questo? Tuo padre ed io ti abbiamo cercato
straziati!" (Lc
2, 48). Ed è da notare che qui Luca
usa lo stesso termine di cui si servirà per indicare
le pene dell’Inferno, nell’episodio del
ricco e di Lazzaro: "…questa fiamma mi tortura"
(cfr. Lc
16, 25). E l’importanza dell’episodio
si accresce per la risposta di Gesù: "Perché
mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi del
Padre mio?" (cfr Lc
2, 49).
Si tratta del Figlio di Dio, d’accordo; ma non
è facile capire una domanda che risponde ad una
domanda. Forse nella risposta-domanda di Gesù
c’è un riferimento a quando i genitori
l’avevano offerto al Padre, con un’oblazione
a cui Maria si era pienamente associata. Comunque, è
una risposta che resta oscura a Maria e a Giuseppe,
tanto che il Vangelo lo nota esplicitamente: "Ma
essi non compresero le sue parole" (Lc
2, 50).
Maria, "madre dei dolori"
Maria e Giuseppe hanno la gioia del
"ritrovamento" [si tratta di un Mistero della
gioia!], che è preludio alla gioia pasquale.
Ma viene spontaneo pensare alla considerazione di Isaia:
"Tu sei un Dio misterioso" (Is
45, 15). Ed è forse una velata preparazione
alle tante sofferenze che Maria subirà senza
capirle subito. Anche per lei ci sono dei ‘perché’
che non hanno risposta su questa terra, come del resto
ci saranno per lo stesso Gesù, quando griderà
dalla Croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi
hai abbandonato?" (Mt
27, 46).
La risposta verrà solo dopo, e la darà
Gesù stesso ai discepoli di Emmaus: "Non
era forse necessario che Cristo patisse tutto questo,
per entrare nella sua gloria?" (Lc
24, 26). La risposta non viene dalla Croce
e dalla morte di Gesù, ma dalla sua risurrezione.
A conclusione dell’episodio dello smarrimento
e ritrovamento di Gesù nel Tempio notiamo che
i santi sposi Maria e Giuseppe non chiedono altro; si
fidano di Dio e tornano a casa, dove Gesù si
comporterà da figlio obbedientissimo: "[Gesù]
partì con loro e tornò a Nazareth e stava
loro sottomesso" (Lc
2, 5).
L’episodio dello smarrimento di Gesù ribadisce
il primato assoluto di Dio, anche nei confronti delle
persone e degli affetti più cari. Ma, intanto,
il Signore non ha risparmiato a sua madre né
il dolore né il tormento di non capire, poiché
è sempre penoso per una madre non comprendere
il proprio figliolo.
Maria, però, è colei che si è sempre
fidata di Dio ad occhi chiusi, senza neppure la pretesa
di avere spiegazioni: le ragioni della fede l’hanno
sorretta; anzi, questa prova è stata per lei
un dono, una necessaria preparazione alle sofferenze
più grandi che avrebbero contrassegnato tutta
la sua esistenza di "madre dei dolori".
Gabriele
Amorth
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