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a carità ai defunti è
carità a noi stessi
La carità verso i defunti non è solo utile
per loro, ma è ancora salutare per noi. L'opera
del suffragio è eccellente in se stessa, e ciò
sarebbe un motivo bastante per incitarci a
praticarla; ma i preziosi vantaggi che ne riceviamo
ci stimolano maggiormente alla generosità.
Il divin Salvatore proclama: « Beati i misericordiosi,
perché otterranno misericordia » (Matteo
5:7).
E lo Spirito Santo dice: « Beato l'uomo che si
ricorda dell'indigente e del povero: il Signore lo libererà
nel giorno cattivo » (Salmi
40:2).
« In verità vi dico, - dice ancora Gesù
- tutte le volte che esercitate misericordia verso il
minimo dei miei fratelli, l'avrete fatto a me »
(Matteo25:40).
Sant'Ambrogio dice: « Tutto ciò che si
offre a Dio per carità ai morti, si cambia in
merito per noi e dopo la morte ne ritroveremo il centuplo
» (CD 98-99).
Formiamo una sola famiglia
La comunione dei santi è uno dei dogmi più
consolanti della nostra religione. Esso fa di noi, delle
anime purganti e dei beati del Paradiso una sola famiglia,
in cui tutto si riceve dal Capo Gesù Cristo.
Tale dogma è fondamento di tutta la nostra carità
verso i defunti e della premura che la Chiesa militante
e la Chiesa trionfante hanno per quelle anime sofferenti.
Dante avvisa:
« Ben si conviene che la lunga fatica. Tu li raccorci
con I'opere tue » (Par. XV, 95-96). Nel corpo
dell'uomo l'attività di un membro, per esempio,
degli occhi o delle mani, ridonda a beneficio di tutto
il corpo, poiché l'occhio non vede per sé
solo, ma per tutto il corpo, e la mano non lavora per
sé, ma per tutto il corpo. Così tutto
il bene che si opera nel Corpo Mistico di Gesù
Cristo torna a vantaggio delle singole membra, di tutti
in una parola (CD 18-19).
Uniti nella bontà
Gesù buon Pastore prima di iniziare la sua passione
domandò al Padre celeste questa grazia per gli
apostoli e poi per i fedeli: che tutti siano una cosa
sola, che siano uniti.
E uniti quanto? Egli disse: « Tutti siano una
sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano
anch'essi in noi una cosa sola » (Giovanni
17:21).
L'unione del Padre col Figlio è un'unione che
non è del tutto raggiungibile da noi, ma serve
per
noi di paragone, come quando si dice: « Siate
perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste
» (Matteo
5:48).
Imitiamo la bontà del Padre celeste modello di
bontà verso tutti, così che siamo uniti.
(AAP 1957,173-174).
Leggere il libro del
Padre
Per stabilire la vita soprannaturale, leggere il libro
del Padre, la natura, e guardare chi l'ha scritto e
darne lode all'autore.
Che bell'inno all'autore dell'universo canta il libro
della natura! « Infatti, dalla creazione del mondo
in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere
contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute,
come la sua eterna potenza e divinità »
(Romani
1:20).
Non fermiamoci alla contemplazione delle cose come gli
altri che non hanno fede e carità (Cf 1Tessalonicesi
4:13), e dalle cose che si vedono non sanno conoscere
l'artefice (MV 217).
Leggere il libro del
Figlio
Leggiamo il libro del Figlio, la storia. « Per
fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola
di Dio, sì che da cose non visibili ha preso
origine quello che si vede » (Ebrei
11:3); e la Sapienza di Dio, « si estende
da un confine all'altro con forza, governa con bontà
eccellente ogni cosa »
Sappiamo leggere e considerare la preparazione al Cristo
nella storia d'Israele, delle genti, e la vita del Cristo
nella Chiesa. La Chiesa è il Cristo che raccoglie
le sue membra.
La storia non è storia se non si studia nella
causa e la causa è Cristo. Il giudizio universale
sarà la conclusione della restaurazione nel Cristo
(MV 218).
Leggere il libro dello Spirito Santo
Leggiamo il libro dello Spirito Santo: la liturgia sacra.
Pio XII scrive: « La sacra liturgia è il
culto pubblico che il nostro Redentore rende al Padre,
come capo della Chiesa; ed è il culto che la
società dei fedeli rende al suo Capo, e, per
mezzo di Lui, al Padre celeste; è, per dirla
in breve, il culto integrale del corpo mistico cioè
di Gesù Cristo, cioè del capo e delle
sue membra ».
Gesù Cristo, entrando nel mondo, iniziò
un culto perfetto al Padre suo: con obbedienza totale
ed amore sincero; con assidua lode e adorazione, con
preci e suppliche presentate con le lacrime e con grande
forza.
La Chiesa continua questo culto. Unita alle soddifazioni
e ringraziamenti eucaristici di Gesù; per mezzo
dei suoi ministri e di tutti i fedeli, sempre offre
a Dio culto interno ed esterno.
Il culto deve essere totale: sottomissione sincera della
mente per mezzo della fede; obbedienza ai precetti del
santo Vangelo; unione intima con Dio per mezzo della
carità (BM II,274).
G.Mauro Ferrero ssp |