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o prego con tutto il mio essere quando sono presente
a me stesso. Sono cosciente della mia azione o mi rendo
conto di quello che sto facendo. Decido con la mia volontà
di pregare. Cerco di capire con la mia intelligenza
che sono alla presenza di Dio, dell'Assoluto.
Quando prego compio un'azione personale: io vado a pregare,
scelgo di pregare, mi dispongo a pregare con consapevolezza.
"Credo, mio Dio, di essere dinanzi a te che mi
guardi ed ascolti la mia preghiera".
Prego
adorando Dio e in umile rapporto col Padre, sorgente
di ogni dono perfetto (Giacomo
1:17).
"Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore".
Mi unisco a Gesù Cristo che prega in me. Egli
è la mia preghiera: per Cristo, con Cristo e
in Cristo.
"Adoro i tuoi disegni eterni e impenetrabili; mi
sottometto con tutto il cuore per amore tuo, ti offro
il sacrificio di tutto il mio essere in unione a quello
di Gesù, mio Salvatore".
Dedico un po' di tempo a riprendere in mano la mia vita
con le sue luci e le sue ombre.
"L'anima mia languisce e brama gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente"
(Salmi
83:3).
Prego con tutto l'essere, cioè con tutta la persona
nelle sue dimensioni spirituali e psicologiche di mente,
di volontà e di sentimenti; nelle sue dimensioni
sociali, familiari e religiose.
Nella vita quotidiana io sono corpo in cui gli aspetti
somatici e psichici interagiscono continuamente. Il
mio corpo è luogo di preghiera. Con esso ne fisso
tempo e spazio e mi alleno ad essa. San Paolo mi insegna:
"Allènati alla pietà, poiché
la ginnastica del corpo è utile a poco, mentre
la pietà è utile a tutto, avendo la ,
promessa della vita presente e di quella futura"
(1
Timoteo 4,7:8).
Quando io prego, prendo gli atteggiamenti o uso simboli
come hai fatto tu, o Signore. Essi mi aiutano a pregare,
a mettermi in dialogo con te, Signore, col corpo rilassato,
con la mente serena, fiduciosa.
Sei tu, Signore, che per mezzo del tuo Spirito, mi chiami
alla preghiera. Mi inviti ad offrire tutte le mie azioni
della giornata al Padre per mezzo tuo, perché
la preghiera sia continua e vitale.
Seguo te, Signore, nel deserto dove preghi e digiuni
per quaranta giorni e quaranta notti (cf Matteo
4). II deserto interiore mi aiuta a creare il vuoto
intimo per darti più spazio.
Se mi è possibile, mi ritiro in camera, nella
solitudine e nel silenzio del cuore, come tu, Signore,
mi suggerisci. Nel segreto sono più intimo e
personale con "il Padre che vede nel segreto"(Matteo
6:4)
Quando sono in preghiera, dico preghiere e parlo con
te, Signore; ma preferisco contemplare, adorare, ascoltare
la tua voce, la tua parola e ubbidire ad essa.
A te, Signore, non piace la verbosità ( Matteo
6). Gradisci di più che io mi impegni seriamente,
affinché "venga il tuo regno, sia fatta
la tua volontà" (Matteo
6:10). Infatti mi insegni: "Il Padre vostro
conosce le vostre necessità ancor prima che gliene
facciate richiesta" (Matteo
6:8).
Quando sono in preghiera sono cortese e dignitoso. Non
sono formale, ma sempre attento e consapevole.
Sto in ginocchio come segno di adorazione; o seduto
come segno di abbandono; o in piedi come segno Al di
attesa e di prontezza.
Se sono seduto, prego con la schiena diritta, con la
testa in linea retta con il tronco per sentire meno
la fatica.
La posizione eretta infonde un senso di benessere, facilita
il respiro naturale.
Se mi sento stanco o distratto, uso la tecnica del respiro
calmo, profondo. Quando inspiro e quando respiro, prendo
coscienza del ritmo del mio respiro. Dico mentalmente:
Dio-mi-ama - Io-amo-Dio.
Le braccia distese in avanti, verso l'alto. comunicano
implorazione, offerta, desiderio di vita nuova e di
essere vittorioso sul male. Penso a Mosè sul
monte (Esodo
17).
"A te protendo le mie mani, sono davanti a te,
come terra riarsa" (Salmi
143).
Se mi siedo in ginocchio sui talloni, con i piedi allungati
all'indietro, sono consapevole della mia fragilità
e peccaminosità. Domando perdono come il pubblicano
al tempio: "O Dio, sii buono con me, peccatore"
(Luca
18).
La posizione di seduto a forma di loto comunica il mio
desiderio di sorgere dalla terra, dall'humus e, come
un fiore, di sbocciare in Cristo, Via, Verità
e Vita.
Posso chiudere gli occhi per raccogliermi e per essere
più attento alla tua presenza, o Signore. Ma
non sfuggo alle distrazioni. Mi perdo, alle volte, nel
passato. Fantastico nel futuro. Non posso sottrarmi
alle sollecitazioni del mio lavoro, della casa, della
famiglia.
Voglio aiutarmi al raccoglimento.
Primo, con l'accettare
la distrazione, senza arrendermi. senza stare al suo
giogo.
Secondo, con l'integrare
la distrazione nella mia preghiera, farla parte del
mio colloquio. La distrazione può così
suggerire nuove intenzioni di preghiera, allargare il
campo della mia comunicazione con Dio.
Difficoltà abituali mi vengono anche dalle preoccupazioni,
dalle ansietà e frustrazioni che disintegrano
la mia unità interiore. Esse sono dovute alla
instabilità della mia mente. Devo riconoscere
che la mente, per la sua natura dinamica, è in
perpetuo movimento. Si ferma su un soggetto pensato
solo per pochi secondi che possono divenire uno o due
minuti se la mia preghiera è fatta con la massima
attenzione e devozione.
Devo accettare le distrazioni involontarie con calma
e serenità, poiché non tolgono nulla al
valore della preghiera.
Terzo, con il ritorno alla
mia intenzione che già mi ero prefisso.
"O Signore, che mirabilmente hai creato e più
mirabilmente hai redento la mia anima e il mio corpo,
infondi la luce, la forza e la grazia del tuo Santo
Spirito, perché, santificato tutto il mio essere,
possa giungere alla gloriosa risurrezione" (cf
CISP 1121).
G.M.Ferrero ssp |