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ulla di bene senza
la mortificazione
Il bene è sempre una mortificazione, anche quando
ci si è fatta l'abitudine al bene e si fa
con letizia. Anche allora il bene richiede sforzo e
fatica, a cui ci siamo abituati, ma continua ad essere
sforzo e fatica.
Nulla di bene senza la mortificazione e nulla di male
si può evitare senza la mortificazione. Le soddisfazioni
sono sempre un piacere che la persona si procura e cioè,
un accontentamento della passione; e il dovere è
sempre una mortificazione, cioè uno sforzo che
dobbiamo fare per raccogliere i nostri pensieri, per
fissare l'attenzione sopra quello che è insegnato
e su quello che dobbiamo apprendere, per allontanare
gli altri pensieri, le fantasie che non sono secondo
il raccoglimento e non servono al raccoglimento, all'approfondimento
delle cose (APD 1956,540).
Offrite i vostri
corpi come sacrificio vivente
Il lavoro redime lo stesso lavoratore. Ci avvicina
a Dio, il quale è atto puro, infinito ed eterno.
Quanto più l'uomo passa dalla potenza all'atto,
tanto più imita Dio. E quanto più potenze
mette in attività rettamente, tanto meglio corrisponde
al volere di Dio che le ha date, tanto meglio serve
il Signore: amerai il Signore con tutta la mente, le
forze, il cuore; anche le forze fisiche sono comprese.
È, dunque, il lavoro parte del primo e principale
comandamento.
Vi è il martirio per la fede: vi è il
martirio per la carità. Ora il lavoro di apostolato
è esercizio di carità. E offrire il nostro
corpo a Dio. Nel senso di san Paolo: «Io vi esorto,
fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri
corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio;
è questo il vostro culto spirituale» (Romani
12:1) (CISP 1081).
Ritorno a te stesso:
esame di coscienza
La coscienza è il santuario più
intimo e segreto dell'anima. In essa si scoprono le
disposizioni interiori, le passioni, le abitudini, le
intenzioni, le aspirazioni, gli abituali pensieri e
desideri.
Penetrando in questo santuario si scopre il vero stato
dell'anima.
L'esame di coscienza fedelmente praticato matura un'abituale
riflessione, guidando lo spirito nell'orientamento a
Dio e vigilando sopra i movimentí interni dello
spirito, del cuore e della volontà.
Semplifica molto il lavoro spirituale, come la costruzione
di una casa, con un progetto ben studiato: ogni mattone
che si aggiunge è al suo posto, secondo l'idea
del progettista.
L'esame che si propone ha una profonda ripercussione
su tutta la vita spirituale; tuttavia, come ogni altra
cosa, il frutto dipende dalla perseveranza (CISP 1437-38).
Discernimento in
ogni scelta
Delle cose indifferenti prendere quanto ci aiuta e lasciare
quanto non ci aiuta.
Non essere schiavi di nulla, né del cibo né
del riposo; ma farci una buona regola quanto alle convenienze
vere della salute.
Un pò, di mortificazione sempre giova, affinché
sia assicurata all'anima la libertà e il dominio
sulla carne. Non attaccarsi alla stima degli uomini,
ma temere il giudizio di Dio. Una parola di approvazione
di Dio vale infinitamente di più della stima
di tutti gli uomini, che spesso lodano falsamente.
Così della salute: se ne abbiamo in abbondanza
possiamo fare maggiori opere per la gloria di Dio; ma
quando le forze non ci sono bisogna mortificarsi dai
grandi desideri anche se sono di cose molto sante; saperle
adoperare o astenercene con indifferenza, santamente
nella divina volontà.
Vi sono cose che veramente ci aiutano: di queste prendere
quanto possiamo (CISP 74).
Vittoria anche nelle
piccole cose
Quanto dobbiamo vigilare, perché non si è
solamente tentati, così, in grande, ma alle volte
nelle piccole cose!
Praticare la povertà usando dei beni, che il
Signore ci dà nella giusta moderazione, secondo
il volere di Dio, perché il Signore ha provveduto
da tutta l'eternità che avessimo quella frutta,
avessimo quel pane, avessimo tutto quello che riguarda
il vestito, l'abitazione.
Il Signore è stato tanto buono.
Tutto questo, però, il Signore lo concede perché
noi avendo questo serviamo a Lui.
Non ti domando né ricchezze, né miseria,
ma quanto è necessario per vivere e così
servire, per mantenerci nel tuo servizio e mantenerci,
aggiungiamo noi, nell'apostolato (APD 1962,40).
Il dono della lingua
Esopo era stato comandato dal suo padrone di
preparare un buon pranzo per gli amici che aveva invitati.
Egli fu sollecito ad eseguire l'ordine e quando vennero
gli amici a tavola, egli presentò nella prima
e seconda e terza e quarta portata tutte lingue cucinate
diversamente.
Il padrone si irritò e gli domandò il
motivo. - «Perché tu mi hai comandato di
preparare ciò che c'è di meglio. Ora,
cosa c'è di meglio della lingua? Tanto bene viene
all'umanità dalla lingua».
Il padrone, volendo prendersi la rivincita, disse: «Questi
amici saranno invitati anche domani, prepara quello
che vi è di più cattivo».
E di nuovo l'indomani la stessa maniera di servíre
a tavola, le stesse vivande. Il padrone s'irritò
più fortemente.
Ma Esopo si scusò dicendo: «Che cosa c'è
di peggiore della lingua? Per essa si seminano tante
discordie e tanti errori » (Proverbi
11:9 1959).
La carità
è misura dell'amore a Dio
Per essere sicuri che il nostro amore a Dio non è
un'illusione, ma è vero, abbiamo una misura,
quasi un metro, che è l'amore verso il prossimo.
Quando si va a comperare la stoffa si adopera il metro
e il metro si usa in tante cose. Quando si acquistano
certe merci, c'è il peso. Possiamo provare noi
con sicurezza di possedere l'amore di Dio? Quale è
il peso che ce lo dice quanto sia il nostro amore a
Dio? Quale è il metro che ci dice a che punto
si arriva di amor di Dio? La carità verso il
prossimo.
Questa è più facile conoscerla e costituisce
una misura che non sbaglia: quando c'è un vero
amore del prossimo, cioè amiamo il prossimo in
Dio e per Dio.
Questo vero amore al prossimo non è una sensibilità,
non è un voler bene a chi ci è utile,
a chi sempre ci tratta bene, non è voler bene
a una persona più che all'altra.
Il vero amore del prossimo è fatto di opere (A
PD 1959,181).
La misericordia
di Dio
San Luca seguì l'apostolo Paolo in vari viaggi
missionari; gli fu fedele compagno nelle prigioni di
Cesarea e di Roma. Dopo la morte di san Paolo, predicò
in Grecia e chiuse la sua vita con il martirio.
San Luca è medico e rappresenta Gesù Cristo
come il divin Medico dell'umanità. Tutti sono
chiamati alla fede: ebrei e gentili. Ai gentili per
i quali scrive, mostra la via della salute e ricorda
ciò che più facilmente può loro
aprirla.
San Luca mostra pure, in modo particolare, la misericordia
di Gesù: racconta la parabola della pecorella
smarrita, della dramma ritrovata, del figliol prodigo.
Mette in evidenza la diversità fra lo spirito
di carità del Vangelo e l'ipocrisia dei farisei.
Solo la misericordia di Gesù Cristo poteva a
tutti offrire e far pervenire la salute. Non vi è
uomo così fuorviato e peccatore che in Gesù
Cristo non possa trovare salvezza (BM II,361).
Desiderare cose
grandi e sublimi
L'anno deve essere orientato a questo: la santificazione.
Un miglioramento, una preghiera sempre più elevata.
E avere desideri grandi, cioè desiderare cose
grandi e sublimi, non in quanto a esteriorità
o soddisfazioni del nostro essere, perché uno
può anche mirare alle dolcezze della preghiera;
è un soddisfare se stesso, è il vetro
sporco. Ma entrare nell'intimità di Gesù
per vivere di Gesù, vivere la sua vita di Nazaret,
prima ancora quella di Betlemme, quella dell'esilio
in Egitto, e quella di Nazaret, del suo lavoro continuato,
preghiera, raccoglimento, unione col Padre suo celeste;
poi il lavoro suo nell'apostolato; e finalmente la croce
e la risurrezione, sì, così che noi viviamo,
non che godiamo qui il Signore.
Il Signore dà poi certe consolazioni che dipendono
dalla umiltà. Quando incominciamo a stimarci
è finito, diciamo così, è finita
la strada, cioè s'impedisce il cammino (APD 1962,275).
Riposo sereno
Il riposo è necessario all'uomo come il cibo,
ed è da prendersi con le medesime intenzioni:
per mantenerci nel servizio di Dio.
Le ricreazioni sollevano, riposano il corpo e lo spirito
nel corso delle occupazioni, la notte presenta il riposo
per la giornata, la domenica il riposo della settimana,
le ferie estive il riposo dell'annata.
Deve essere tale che costituisca davvero riposo per
le fatiche sostenute, ed una preparazione per le future.
Non dovrà perciò stancare né dissipare;
il sollievo che si prende, invece, dovrà essere
sereno, riposante, moderato, favorevole per un moderato
sviluppo fisico o ad un'apertura più larga della
intelligenza. Seguire le buone norme dei più
estimati educatori.
Non violentare la natura col fare la notte giorno e
fare del giorno la notte (CISP 1092).
G.Mauro
Ferrero ssp
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