on l'alleanza Dio si impegna con l'uomo, e in modo particolare
con chi Lo ama, a
sostenerlo nelle difficoltà. Per mezzo del salmista
egli promette:
«Quando mi chiamerà, gli darò risposta;
con lui sarò nella sventura;
lo salverò e lo renderò glorioso. Di lunga
vita lo sazierò;
gli farò godere la mia salvezza» (Salmi
91,15:16).
E abbiamo bisogno di tale promessa perché la sventura
ci accompagna sempre. Il peccato, la sofferenza, lo stress,
la morte, il futuro sono situazioni esistenziali dell'uomo
e producono i sentimenti negativi della paura.
La paura è un sentimento di angoscia provocato
da un male vero o creduto tale o da una carenza reale
o immaginaria. Essa può prendere forme patologiche
di fobìa con danni alla salute e al normale svolgimento
della vita.
Alcune persone reagiscono alla paura con la forza della
speranza e se ne liberano superando se stessi. Altri ne
rimangono vittime, che non sono poche.
Genesi della paura
E' importante distinguere il timore religioso, reverenziale
e filiale verso Dio dalla paura psicologica c patologica.
Fin dall'inizio la paura entrò nel cuore dell'uomo
con il suo allontanamento da Dio e con il sapersi limitato
e debole.
Secondo l'antropologia biblica, Dio creò i nostri
progenitori Adamo ed Eva, e diede loro alcune regole di
buon comportamento. Ma essi, usufruendo della loro libertà,
fecero altre scelte. Così si allontanarono da Dio
e perdettero la sua amicizia.
Lasciamo al libro della Genesi continuare il
racconto:
«Essi udirono il rumore dei passi dei Signore Dio,
allorché passeggiava nel giardino alla brezza del
giorno, e l'uomo fuggì con la moglie dalla presenza
del Signore Dio, in mezzo agli alberi dei giardino.
Allora il Signore chiamò I'uomo e gli domandò:
Dove sei ? Rispose: Ho udito il tuo rumore nel giardino
e ho avuto paura, perché io sono nudo e mi sono
nascosto» (Genesi
3,3:10).
L'uomo moderno forse è riuscito, attraverso la
scienza, a liberarsi da tante paure, ma indubbiamente
se n'è creato delle altre, numerose forse come
non mai.
Stampa, televisione, films, telefilms, telenovelle, fotoromanzi,
cronaca nera fondono i loro intrecci su tradimenti, adulteri,
divorzi e separazioni. Pesano incisivamente sulla modalità
e sui contenuti del pensiero. Sono fonte di problemi individuali
e sociali. Chiudono l'uomo alla intercomunicazione, alla
fiducia, alla speranza e all'amore che è sempre
più banalizzato e volgarizzato dagli uomini. L'uomo
tecnocratico distrattamente e superficialmente si pronuncia
su tutto ma senza impegnarsi a fondo su nulla.
Nell'enciclica Redemptor hominis, Giovanni Paolo
II scrive: «L'uomo d'oggi sembra essere sempre minacciato
da ciò che produce, cioè dal risultato del
lavoro delle sue mani e, ancor più, del lavoro
del suo intelletto, delle tendenze della sua volontà.
I frutti si questa multiforme attività dell'uomo...
si rivolgono contro l'uomo stesso. Essi sono, infatti,
diretti, o possono essere diretti contro di lui. In questo
sembra consistere l'atto principale del dramma dell'esistenza
umana contemporanea, nella sua più larga e universale
dimensione. L'uomo pertanto, vive sempre più nella
paura» (RH
15).
Non è facile liberarsi dalla paura e dall'angoscia,
poiché esse paralizzano le capacità mentali
e volitive e, alle volte, anche quelle motorie. E quando
una persona si lascia prendere dalla paura, perde il controllo
della ragione, diventa irascibile, oppressivo; oppure
si ripiega in sé nella malinconia e nella diserzione.
Un modo, alla portata di tutti, per vincere la paura è
aprirsi a Dio e al prossimo. San Pietro Crisòlogo
scrive: «Dio, vedendo il mondo sconvolto dalla paura,
interviene sollecitamente per richiamarlo con l'amore,
invitarlo con la grazia, trattenerlo con la carità,
stringerlo a sé con l'affetto» (Disc. 147).
«Voi valete più
di molti passeri»
Gesù Cristo, il Maestro, invita a superare la paura
con l'abbandono filiale e con l'accoglienza di Dio. Egli
insegna:
«Non preoccupatevi troppo del cibo di cui avete
bisogno per vivere, né del vestito di cui avete
bisogno per coprirvi. La vita vale più del cibo
e il corpo più del vestito.
Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno
ripostiglio né granaio, eppure Dio li nutre. Ebbene,
voi valete di più degli uccelli.
Chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere
un'ora in più alla sua vita? Se dunque non potete
fare così poco, perché vi preoccupate per
il resto?
Guardate i gigli del campo: non lavorano e non si fanno
vestiti. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta
la sua ricchezza, ha mai avuto un vestito così
bello.
... Voi avete un Padre che sa ciò di cui avete
bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio e tutto il
resto vi sarà dato in aggiunta.
Non temere, piccolo gregge, perché al Padre
vostro è piaciuto darvi il suo regno» (Luca
12,22:32). «A voi, miei amici, dico: Non temete...
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi'?
Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti
a Dio.
Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati.
Dunque, non abbiate paura, voi valete più di
molti passeri» (Luca
12:7).
Scelti per essere figli
Dio, fin dall'eternità, ha pensato a ciascuno
di noi e ci ha amati come persone uniche e irripetibili.
Dalla solitudine del carcere romano, san Paolo innalza
un canto gioioso di ringraziamento al Signore della
vita: «Benedetto sia Dia, Padre del Signore nostro
Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione
spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti
prima della creazione del mondo per essere santi, predestinandoci
a essere suoi figli adottivi» ( Efesini
1,3:5).
Lo Spirito Santo che è lo Spirito del Padre e
del Figlio, realizza in ciascuno di noi l'adozione divina
a figli. Ne diventa espressione il nome «Abbà,
Padre!» (Galati
4:6).
«Non temete»
Nella Bibbia, dall'inizio alla fine, leggiamo l'incoraggiamento
divino: «Non temete». Temere il Signore
è sinonimo di credere, aver fiducia. Temere,
credere e amare indicano il nostro atteggiamento verso
Dio e suggeriscono di unirci a Lui con tutta la nostra
persona in un'esperienza del suo amore nuziale.
Alcuni passi, presi dai Vangeli e riportati di seguito,
riflettono il costante invito a non temere, cioè
a credere, ad avere fiducia nel Padre, per mezzo del
Figlio nello Spirito Santo.
Zaccaria, avanzato in età e senza figli, era
nel tempio a pregare. Gli apparve un angelo del Signore.
Egli si turbò e fu preso da timore. L'angelo
gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera
è stata esaudita» (Luca
1:13).
Maria, raccolta e turbata, rifletteva sulle parole dell'angelo
Gabriele. Egli le disse: «Non temere, Maria, perché
hai trovato grazia presso Dio» (Luca
1:30).
Giuseppe, vedendo Maria incinta, era dubbioso se prenderla
come sposa e condurla in casa. L'angelo del Signore
gli disse: «Non temere di prendere con te Maria,
tua sposa» (Matteo
1:20).
Simon Pietro e tutti quelli che erano con lui furono
presi da grande stupore per la pesca miracolosa. Gesù
chiamò Pietro a seguirlo e gli disse: «Non
temere: d'ora in poi sarai pescatore di uomini»
(Luca
5:10).
Quando gli Apostoli furono presi dal panico di essere
inghiottiti dalla violenta tempesta dei lago, Gesù
li rassicurò: «Perché avete paura,
uomini di poca fede?» (Matteo
8:26).
A Simon Pietro che era prossimo a rinnegare il Signore,
Gesù disse: «Io ho pregato per te, che
non venga meno la tua fede, e tu, una volta ravveduto,
conferma i tuoi fratelli» (Luca
22:32).
Se siamo pentiti dei nostri peccati e abbiamo fede,
il Maestro ci incoraggia: «Coraggio, figliolo,
ti sono rimessi i tuoi peccati» (Matteo
9:2).
Se siamo in preda del maligno, Gesù offre guida:
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre
la vita per le pecore» (Giovanni
10:16).
Se siamo indecisi sulla strada da seguire, Egli ci guida:
«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno
viene al Padre se non per mezzo di me» (Giovanni
14:6).
Se ci sentiamo vuoti, il Maestro offre sostegno: «Io
sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in
lui, fa molto frutto» (Giovanni
15:5).
Se siamo stanchi e affaticati: «Venite a me, voi
tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò»
(Matteo
11:28).
Se vediamo le debolezze della Chiesa, Gesù dice
a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò
la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno
contro di essa» (Matteo
16:18).
Se siamo desiderosi di vero cibo e di vera bevanda,
Gesù ci assicura: «Io sono il pane della
vita: chi viene a me non avrà più fame
e chi crede in me non avrà più sete»
(Giovanni
6:35).
Se vogliamo affetto e protezione materna, andiamo a
Maria: «Donna, ecco tuo figlio» ( Giovanni
19:26).
La fiducia è la condizione di amicizia e di amore
fraterno in Gesù, vivo e presente. Egli è
sempre con noi nella potenza della sua risurrezione.
Nell'Apocalisse, Egli si presenta trionfante e ci invita
alla fiducia nella sua presenza in ogni istante della
vita, in ogni situazione di miseria e di peccato. Egli
ci rassicura: «Non temere! Io sono il Primo
e l'Ultimo, il Vivente, giacqui morto,
infatti: ma ora eccomi vivo per i secoli dei secoli»
(Apocalisse
1,17:18).
G.Mauro Ferrero ssp |