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on Alberione, sempre raccolto e meditativo, ha lasciato
una guida pratica e semplice alla vita interiore e contemplativa.
Essa abbraccia tre tempi: meditare su una verità,
possibilmente tratta da un verso o passo della Bibbia;
riflettere in se stessi per trarne qualche frutto per
la vita di ogni giorno; pregare.
Nell'aprile-maggio 1947 don Alberione fece gli Esercizi
spirituali ad Albano Laziale e scelse come tema delle
sue riflessioni alcuni testi dell'apostolo Paolo. Dal
manoscritto che riporta i suoi appunti di riflessione
e di meditazione, noi deduciamo che seguiva il metodo
Gesù Verità (contemplo), Via (ascolto)
e Vita (prego).
«Sono qui avanti al vostro tabernacolo...
Mi arrendo...Tutto, solo, sempre con Voi e in Voi e
per Voi. Perdonatemi, o Maestro. Non tacete. Ricostruite
in me Voi stesso...» (PA 4).
Nel libretto Via humanitatis, don Alberione
segue lo stesso metodo Verità, Via e Vita, e
in esso annuncia la verità da contemplare. «Ognuno
dei 30 quadri in cui è suddivisa la Via humanitatis,
infatti, consta di una enunciazione teologica (Verità),
di una invocazione per assimilare l'enunciato nella
vita concreta (Via), e di una preghiera (Vita 1»
(Prego).
Noi abbiamo suddiviso i 30 quadri in 61 enunciati e
verità tcologiche, con lo scopo di apprendere
meglio le verità e nutrire lo spirito con pane
abbondante, ma a piccole porzioni.
Ogni tema è diviso in tre parti: contemplo,
ascolto, prego. Ogni verbo è preso nel suo
significato più profondo e vasto.
La seconda parte del libro non è una trattazione
discorsiva, ma piuttosto un annunzio di verità
e di riflessioni,con una scelta di preghiere sullo stile
di don Alberione, per nutrire e condurre lo spirito
umano alla contemplazione e quindi all'azione.
I brani sono tratti dalla sacra scrittura, dai documenti
conciliari e pontifici e dagli scritti di don Alberione.
Illustrano brevemente alcune verità della Via
humanitatis, con lo scopo di completare il messaggio
e il concetto della totalità in Cristo.
Le tre
parti
Contemplo
La contemplazione è ammirazione; visione riverente
delle cose e degli eventi umani, inabitazione, abbandono,
intimità, gioia, bellezza.
«Lodate il Signore:
è bello cantare al nostro Dio,
dolce lodarlo come a lui conviene» (Salmi
146:1).
Ascolto
La vita cristiana è insieme contemplativa e attiva.
L'ascolto è partecipazione, azione, obbedienza,
ricerca del bene. È donazione totale fino all'immolazione.
«Chi è da Dio ascolta le parole di Dio»
(Giovanni
8:47).
Prego
La preghiera è desiderio, ricerca di Dio, dialogo
per la purificazione del peccato e per la salvezza delle
anime, per mezzo dell'Eucarestia. È ascolto fatto
preghiera.
«Pregare non è dire preghiere: pregare
è rotolare
nel buio della tua luce
e lasciarsi raccogliere, e lasciarsi parlare,
e lasciarsi tacere da te.
Pregare sei tu che preghi, tu che respiri,
tu che ami;
ed io mi lascio amare da te.
Pregare è un prato d'erba; e tu ci passi sopra»
(Adriana Zarri, Pregare è un prato d'erba).
«Chi salirà
il monte del Signore?»
Il salmista si pose la domanda: «Chi salirà
il monte del Signore?» Chi sarà chiamato
al Tabor?
Per salire il monte del Signore occorrono qualità
che rendano l'asceta idoneo al cammino. Lo stesso salmista
risponde: «Chi ha mani innocenti e cuore puro»
(Salmi
24:3).
La contemplazione è adorare la Trinità
che abita in noi. I retti di cuore, quelli che cercano
solo e in tutto il Regno, vedranno Dio (Matteo
5:8), faranno un'esperienza di Dio.
La contemplazione è dono. È essenzialmente
opera dello Spirito Santo. Queste realtà sono
nascoste ai dotti e ai sapienti di questo mondo, e sono
rivelate ai piccoli, agli umili (Luca
10:21). È molto utile coltivare l'umiltà,
la gratitudine e un senso di anticipazione e di meraviglia:
«Abbà, Padre! ».
La contemplazione è ricerca di Dio e abbandono
in Lui. «Non si tratta semplicemente di abbandonarsi
all'operazione della grazia; ma di rendersi attivi onde
preparare il terreno al seme divino; di cooperare al
suo nascere e crescere; e di portarlo alla piena maturazione,
sempre ricordando che siamo cooperatori: "non che
ci crediamo capaci di pensare qualche cosa da noi stessi,
ma la nostra capacità viene da Dio" (2
Corinzi 3:5)» (UPS l, 185).
La contemplazione è intimità. Dio parla
e opera nella calma, nella serenità, nel silenzio.
Il silenzio «dà la possibilità di
parlare con Dio, di sentire Dio e ricevere da Dio: nel
pio silenzio l'anima si ripiega su di sé e meglio
si conoscerà e meglio si eleverà a Dio.
Subirà le divine attrattive, entrerà in
intime conversazioni con Lui» (UPS 1, 186). Un'altra
qualità essenziale alla contemplazione è
il sentirsi accompagnati e sostenuti dalla presenza
di Dio, dall'amore e dalla preghiera della comunità.
«Siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi
a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando
e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore,
rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre,
nel nome del Signore Gesù Cristo» (Efesini
5,18:20).
Un'altra qualità è la pazienza. Bisogna
saper aspettare. La salita è lenta, lunga e faticosa.
Al principio della vita spirituale, si prova gioia interiore,
come un invito a proseguire. La preghiera facilita il
nostro cammino, ma la meditazione ci dà un senso
di completezza. La contemplazione crea in noi un senso
di identificazione con Dio e di identità e integrità
con noi stessi, ma non senza aridità nella preghiera
né senza ostacoli.
Scrittori di ascetica suggeriscono altre condizioni:
«La lettura cerca la vita beata,
la meditazione la trova, la preghiera la domanda, la
contemplazione la gode. Perciò,
cercala nella lettura e nell'ascolto della parola, la
troverai nella meditazione.
Bussa in preghiera, ed entrerai nella contemplazione»
(Guido, Lu Scala).
G.Mauro Ferrero ssp |