|
li Apostoli appresero
dal Maestro docilmente
Gesù è stato per gli Apostoli la Via,
la Verità e la Vita e ad essi ha dato se stesso,
i suoi esempi, la sua dottrina, la sua grazia e la vita
stessa, morendo sulla croce, confermando con la sua
morte quello che era stato da Lui predetto e per mezzo
del suo sangue redimendo l'umanità.
Gesù è stato per gli Apostoli la Via.
Egli ha preceduto con l'esempio, viveva con loro, dice
il Vangelo. Elesse i Dodici perché stessero con
Lui (Marco
3:15). Con Lui viaggiavano, con Lui prendevano il
cibo, con Lui pregavano. Lo vedevano continuamente e
la vita di Gesù e il suo modo di vivere era per
loro come una legge.
Egli, prima di dire, faceva e le sue parole confermavano
e spiegavano e fissavano ciò che Egli
aveva già insegnato con l'esempio: prima il fare
e poi l'insegnare ( Atti
1:1).
E gli Apostoli appresero docilmente (APD 1958,100).
Gesù - Via, Verità
e Vita - è tutto
Gesù fu via, col dare esempio di tutte le virtù,
anche di quelle ignorate fino allora nel mondo pagano.
Perfetto nei doveri verso Dio, verso il prossimo e verso
se stesso; perfetto nell'osservanza dei comandamenti
e dei consigli evangelici, che predicò agli uomini.
Fu verità, nell'insegnare durante i tre anni
di vita pubblica, alle turbe e agli apostoli, le verità
della fede, raccolte ed esposte dalla Chiesa nella teologia
dogmatica, morale, ascetica e pastorale.
Fu vita, riacquistando all'umanità la grazia
perduta, per ridonarla alle anime attraverso i sacramenti
e l'orazione e facendosi porta alla beata eternità
(AE 189).
Conoscere e confessare
la fede
Conoscere, credere, confessare la nostra fede; viene
chiaro dal Vangelo di oggi.
« Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo,
non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero
allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!".
Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani
il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei
chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non
crederò".
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa
e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a
porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse:
"Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti
qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua
mano, e mettila nel mio costato; e non essere più
incredulo ma credente!".
Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!".
Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto,
hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!"
» (Giovanni
20,24:29) (BM I1,311).
Signore, tu solo mi basti!
Regna tu, sostituisciti a me. Tu solo mi basti. Voglio
te interamente. Voglio che penetri tutte le mie facoltà
interne e anche i sensi esterni.
Voglio essere interamente tuo, in modo che non muova
un piede se non nella tua volontà e secondo i
tuoi desideri.
Anime di cui Gesù prende possesso intero! Esse
dicono: io sono tutta tua e tu sei tutto mio. Vi sono
delle cose intime che si compiono tra Gesù e
l'anima che ha fatto la comunione che nessuno vede,
ma si mostreranno i frutti a suo tempo (APD 195G,275).
Agli umili Iddio abbonda
in grazie
« Il Signore condusse il giusto per vie rette,
e gli mostrò il regno di Dio, e gli diede la
scienza delle cose sante; lo prosperò nei lavori
e ne coronò le fatiche con frutti abbondanti
» ( Sapienza
10:11).
Si vedono talvolta fatti inspiegabili, se considerati
superficialmente; molto ben spiegabili invece, se approfonditi
secondo la fede.
Uomini che sono poveri di ogni cosa: prestigio, potere,
scienza, denaro, abilità per le imprese, protezione
umana, salute, eppure hanno mosso il mondo: san Francesco
d'Assisi, san Benedetto, sant'Ignazio di Lojola... e
molti altri. Uomini, invece, forniti di molti beni e
doti interne ed esterne, potenti nella loro posizione
sociale e nel loro prestigio, e sono rimasti come alberi
carichi di fogliame e di fiori, ma senza frutto; non
esercitarono una salutare influenza sociale, non lasciarono
opere vitali; finirono delusi e deludendo.
Quale spiegazione? Difficile e facile ad un tempo, sotto
diversi aspetti; i primi, guidati da pensieri umili,
e pieni di fede; gli altri orgogliosi di mente e fiduciosi
nel loro valore. Agli umili di mente e di cuore Iddio
abbonda in grazie; agli orgogliosi di mente e di cuore,
Dio resiste (CISP 1185).
Le piccole virtù
portano alle grandi virtù
Le piccole virtù portano alle grandi virtù
perché si va avanti a passo a passo nel lavoro
del perfezionamento. Sembra quasi che alla sera si debba
dire: « Ho fatto quasi nulla quest'oggi ».
Santa Teresina una volta scriveva: « Veda lei,
madre, che io sono solamente capace di piccoli atti
di virtù ».
L'essere capace di piccoli atti di virtù, ma
continuativi, porta anche all'eroismo, che è
il distintivo dei santi, poiché occorre avere
l'eroismo nella fede, nella speranza, nella carità,
nella prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.
L'abitudine a sopportare fa un'anima paziente, che non
si turba, che è sempre unita a Dio, che accetta
tutto dal Signore (APD 1957,301).
La socievolezza
La vita non è destinata ad essere un peso per
molti, né una festa per pochi; ma è per
tutti un impegno, per il proprio perfezionamento e per
utilità del prossimo: perciò la socievolezza.
L'uomo è naturalmente ordinato da Dio a vivere
in società. Infatti non potrebbe vivere
nell'isolamento, non bastando da solo a raggiungere
il suo perfezionamento fisico, morale ed intellettuale.
Dio ha dato all'uomo l'inclinazione ad integrare la
sua insufficienza, associandosi ad altri, sia nella
vita domestica che civile e religiosa. E questo è
diritto naturale, che nessuno può violare.
La società in generale è un insieme di
individui, considerati nel loro grado sociale, uniti
per uno scopo comune, da conseguirsi con l'unione delle
forze, sotto il governo di una legittima autorità.
È una unità organica (non meccanica) maturata
dalla ragione e dalla fede; cresciuta sotto il governo
della Provvidenza per il bene dei singoli (CISP 1062).
La socievolezza vuole
serenità
La convivenza suppone:
un carattere mite, socievole, ottimista: parte di natura,
parte di educazione;
una mente larga, premurosa, comprensiva, incline ad
interpretare favorevolmente;
una disposizione retta verso i poveri, i sofferenti,
i superiori, gli inferiori;
l'osservanza delle regole di cortesia, galateo, sottomissione,
gentilezza, ovunque, ma specialmente stando in compagnia;
la disposizione a perdonare i torti ed i mali e ricordare
i benefici ricevuti; senza rinfacciare le colpe, umiliare
l'inferiore; l'essere sempre uguali e semplici, senza
orgoglio nella fortuna e nell'onore; ma senza avvilimento
nelle contraddizioni (CISP 1064).
La socievolezza si fonda
sopra la fede
La socievolezza, come ogni vera virtù ed ogni
vera pietà, si fonda sopra la fede.
Per la fede vediamo
in tutti gli uomini dei figli di Dio e dei fratelli
nel « Padre nostro ».
Per la fede vediamo
in tutti delle anime a cui siamo debitori di verità,
di edificazione, di preghiera.
Per la fede vediamo
come Gesù Cristo amò tutti, tanto più
i bisognosi, i peccatori, i sofferenti. Egli non ebbe
distinzione di carattere puramente umano; ma solo di
carattere umano-divino.
Per la fede avremo un patriottismo giusto, vedremo sempre
nella nazione particolarmente le anime e la loro salvezza;
mai nazionalismo di ispirazione contraria al Vangelo,
e di carattere politico o economico. Si desidera che
tutto si conformi alle dottrine pontificie: leggi, insegnamento,
morale, pratica della religione.
Per la fede si
vedono negli uomini dei compagni di viaggio verso l'eternità
e se ne deducono i doveri di mutuo aiuto (CISP 1064-65).
La bontà
La bontà deve essere come l'ordito su cui intrecciasi
la trama della vita cristiana.
« Ciò che dà la misura dell'elevatezza
di un'anima, non è né il genio, né
la gloria, e neppure l'amore; è la bontà
», dice il Lacordaire, e lo stesso Victor Hugo
aggiunge: « La bontà è il fondo
delle nature auguste; di una sola virtù Dio plasma
il cuore del giusto, come di un solo zaffiro crea la
cupola del cielo ».
Dalla bontà nasce il bene, quindi essa è
la vita sorgente di tutte le opere della fede e di tutte
le azioni della carità, la cui abitudine diviene
congenita all'anima che sa gustare le dolcissime sensazioni,
ignote al volgo dei profani.
La bontà perdona, compatisce, soccorre ed ama;
non sospetta, non accusa, non offende, non odia. Essa
è l'olio benedetto, che fa scorrere senza attrito
e senza scosse le ruote del gran carro sociale; è
il mistico albero che ha per radice l'abnegazione, per
fiore la tenerezza, per profumo la cortesia, per frutto
la virtù (MFi 20).
G.M.Ferrero ssp |