18 maggio
esideriamo il bene di tutti
Amare il prossimo come noi stessi significa: desiderare
agli altri quel bene che il Signore
ha dato a noi, desiderare agli altri quel bene che già
abbiamo noi, in ordine al tempo e in ordine alla eternità.
In ordine al tempo, cioè alla vita presente:
che il prossimo abbia una vita serena, che possa condurre
una vita, non dico agiata, ma sufficientemente provvista
dei beni di natura, e che gli orfani, i vecchi e i poveri
siano aiutati, che i peccatori si convertano, che le
famiglie siano ordinate, siano nella pace.
Desiderare il bene di tutti i concittadini, di tutti
i parrocchiani della parrocchia in cui si è,
di tutta l'Italia, di tutto il mondo.
Desiderare il bene umano, temporale: che abbiano salute,
che guariscano dalle loro infermità.
Desiderare il bene che abbiamo noi. Noi vogliamo vivere
in grazia e desiderare che tutti vivano in grazia. Che
gran bene vivere in grazia di Dio, nella sua amicizia!
(AAP 1959,131-133).
19 maggio
Formare una mentalità
nuova
Il vostro apostolato non mira soltanto al progresso
delle anime singole; ma mira a formare una
mentalità nuova nella società, il che
significa dare un'impronta, un indirizzo nuovo.
Spesso si cade nell'errore di voler vedere soltanto
il frutto di un'anima particolare, ma il frutto maggiore
è la mentalità che si va diffondendo in
mezzo alla società: mentalità cristiana,
timor di Dio, e tutto quello che assicura la vita spirituale
nelle anime e la vita cristiana nella società
(Pr D 532).
20 maggio
D messaggio sia adatto
agli uomini
Gesù è il Maestro della propaganda. Si
dà lo stesso messaggio, quello della salvezza;
si è mossi dallo stesso motivo di carità;
si presenta secondo il bisogno ed in modo adatto agli
uomini; si è sostenuti dall'esempio e grazia
sua.
Il nostro apostolato è in Cristo Gesù.
Gesù Maestro: « Percorreva tutte le città
e villaggi, insegnando nelle sinagoghe, predicando il
Vangelo del regno » (Mt 9,35).
La parola sua era semplice, chiara, anche quando insegnava
alte dottrine. Conformava il suo insegnamento ai bisogni
di ogni uditorio. Nota il Vangelo che Egli conosceva
ciò che vi è in ogni uomo. Si adattava
ai pescatori, ai pastori, ai Galilei, ai Giudei, ai
farisei, ai discepoli ed agli avversari. Quanto diversa
la conversazione con la Samaritana dal colloquio con
Nicodemo, venuto a Lui di notte! Quanto diverso l'insegnamento
dato alle turbe e quello dato nella ristretta cerchia
degli apostoli! Pur tuttavia si trattava sempre del
messaggio di salvezza.
Egualmente volle che così operassero i suoi apostoli
(UPS IV 140).
21 maggio
Nell'apostolato sentirsi
accanto al Papa
Nell'apostolato sentirsi sempre accanto al Papa, per
ripetere ciò che egli insegna, con i mezzi che
il Signore ci ha dato, i mezzi che sono stati indicati
dal Concilio Vaticano II: la stampa, il cinema, la radio,
la televisione e in generale i mezzi tecnici della comunicazione
sociale.
Sentirsi accanto all'azione del Papa e al suo servizio,
sentirsi accanto ai vescovi e ai sacerdoti; a servizio,
cioè in dipendenza e collaborazione con la Chiesa.
Quindi avete la parte di Maria: stare accanto alla Chiesa.
Questo principio deve sempre reggere e ispirare l'apostolato
(Meditazione, FSP, 1964).
22 maggio
L'apostolato della vita
interiore
L'apostolato della vita interiore è la radice
di ogni apostolato. È obbligatorio per tutti,
si può compiere da tutti, ed è possibile
sempre (Pr A 229).
L'apostolato della vita interiore vuol dire purificarsi,
sentire e fare il lavoro interiore di emendazione e
di conquista di Gesù, conquistare Gesù
per tutto il nostro essere, perché diventiamo
suoi e Lui colui che domina il nostro essere, che viene
in noi come l'autista del nostro essere.
Questo è il primo apostolato; senza di questo
gli altri sono più o meno efficaci (MS 337-338).
23 maggio
L'apostolato della preghiera
Per comprendere la bellezza dell'apostolato della preghiera,
ricordiamo che, per mezzo di questo apostolato, noi
ci uniamo allo stesso apostolato di Gesù Cristo
nel tabernacolo, dove Egli continuamente prega e supplica
per l'umanità; particolarmente ci uniamo alle
intenzioni che Gesù ha nella parte centrale della
Messa, alla consacrazione.
Le parole: « Con le intenzioni per cui continuamente
t'immoli sugli altari », significano che ogni
atto della giornata, ogni preghiera, ogni sofferenza,
tutto il lavoro, tutto lo studio, le stesse ricreazioni,
lo stesso riposo e tutta la cura che abbiamo per la
nostra formazione, tutto può diventare apostolato,
tutto può redimere le anime.
Vogliamo dire che mentre noi attendiamo alle nostre
cose in semplicità e con retta intenzione, operiamo
su tutto il mondo, unendo le nostre opere e le nostre
intenzioni a quelle di Gesù Cristo stesso (Pr,
1-10-1954).
24 maggio
L'apostolato della sofferenza
La sofferenza va considerata sotto tre aspetti: a)
come mortificazione per non peccare;
b) come santíficazione per fare il bene;
c) come mezzo e supplica per ottenere che l'apostolato
abbia il suo valore e la sua efficacia (2-10-1954).
Ogni apostolato è buono; ma la croce e la passione
hanno redento il mondo.
Quando all'apostolato delle edizioni si sa aggiungere
l'apostolato della sofferenza, allora si completa la
redenzione: « Completo nella mia carne quello
che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo
che è la Chiesa » (Colossesi
1:24) (Pr A, 235).
25 maggio
L'apostolato del buon
esempio
L'esempio di una vita retta, quando si compie bene
il proprio dovere, quando la persona si conforma al
volere di Dio e compie esattamente e continuamente il
dovere del suo stato, allora l'esempio si diffonde e
si diffonde « il buon odore di Cristo »
(2Corinzi
2:15).
Gli altri potranno anche criticare, giudicare
male e ridere; ma in fondo all'anima loro resta qualche
cosa.
L'esempio è una predica continua, tacita e tante
volte va al cuore più che una predica di parole
(MS 338).
Continua
G.Mauro Ferrero ssp |