el 1934 don Alberione predica due corsi di esercizi spirituali
sulla preghiera. Le meditazioni e le istruzioni degli
esercizi sono pubblicate in due volumi, rispettivamente
con il titolo: Oportet
orare e E’ necessario pregare sempre.
In È necessario pregare
sempre, don Alberione descrive i veri caratteri
della pietà. Offre
una vera ricchezza di dottrina alla quale faccio liberamente
riferimento e di cui do un riassunto (cf00 11,51-62).
a preghiera è un dono prezioso e bisogna formarsi
un concetto molto preciso sulla vera pietà per
non esporsi ad inganni. La vera pietà ha dei caratteri
che si distinguono facilmente.
1. La
vera pietà è sapiente. La preghiera
meditata, riflettuta, ragionata offre a Dio "il vero
culto spirituale" (Romani
12:1 ). La preghiera sapiente va fatta
con arte: "A Dio cantate inni con arte"
(Salmi
46:8). Essa contempla la sapienza e la bellezza di
Dio e gioisce del suo amore. La preghiera sapiente
è illuminata dalla lettura della sacra
Scrittura. È guidata dall'esame
di coscienza e dalla meditazione per conoscere
Dio e noi stessi.È nutrita
con lo studio di Gesù Cristo, divino Maestro che
è la Via, la Verità e la Vita. Chi prega
con sapienza,va a Dio pienamente
consapevole della sua condizione di creatura;si prepara
alla preghiera; desidera pregare;
segue un manuale, per pregare con più attenzione
e per essere meno soggetto a distrazioni.
Gesù, il Maestro della preghiera, invita a raccogliersi
per pregare: " Tu, quando preghi, entra nella tua
camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto;
e il Padre tuo che vede nel segreto, ti ricompenserà
" (Matteo
6: 6).
"Quando preghiamo, il corpo deve tenere luogo della
cella e l'anima fare l'ufficio di romito" (Francesco
d'Assisi).
2. La
vera pietà è pratica. La pietà
arriva a maturare la vita.Tutto l'uomo entra in relazione
con Dio con pienezza di slancio e con sincerità
d'intenzione.
La pietà è pratica perché preghiamo
con un fine, con una intenzione ben determinata, precisa
e particolare. "Chi nelle sue orazioni non attende
né a chi parla né di che cosa parla,
stia pur certo che - per quanto meni le labbra - farà
ben poco di bene" (Teresa d'Avila).
La vera pietà non unisce a Dio solo in chiesa,
ma unisce tutta la vita nel compimento quotidiano del
proprio dovere.
3. La
vera pietà è affettuosa. È
preghiera sentita, piena d'amore. Essa è fatta
in un clima di gioia, di pienezza di vita e di speranza.
È la preghiera del figlio al Padre, fatta spesso
di una sola parola, di uno sguardo, di un sospiro intimo.
Quella affettuosa è la preghiera di chi, in qualunque
luogo e tempo si trovi, ferma un istante il suo pensiero
e corre presso il Tabernacolo per salutare Gesù,
per raccomandare una necessità urgente, per chiedere
luce, per implorare perdono, per ricevere conforto, per
manifestare il suo amore.
La pietà affettuosa è fatta di preghiere
brevi e anche ripetute, di giaculatorie disseminate lungo
la giornata. "Esse sono rapidi messaggi che portano
all'indirizzo di Dio" (sant'Agostino).
4. La
vera pietà è umíle e fiduciosa.
Chi prega è convinto del detto: "Da me nulla
posso, con Dio posso tutto". Ha una fiducia intera
e irremovibile, un abbandono totale, riconoscendo i suoi
limiti e la sua debolezza morale e psicologica.
"L'umiltà è il carro della preghiera",
dice Giovanni Crisostomo.
"Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza,
la sua preghiera giungerà fino alle nubi, finché
non sia arrivata, non si contenta, non desiste finché
l'Altissimo non sia intervenuto" (Siracide
35,16:17).
5. La
vera pietà è regolare. Non è
fatta a sbalzi. La persona pia non prega solo quando le
cose vanno bene, ma prega anche nell'avversità,
nell'umiliazione, nella delusione, anzi, aumenta allora
la sua confidenza. Così il rapporto con Dio diventa
grande, pieno, vitale.
La pietà regolare si esercita continuamente, senza
tenere conto delle mutazioni di tempo, di salute, di lavoro,
di temperamento, santamente indifferente ad una o ad un'altra
condizione.
6. La
vera pietà porta un progresso spirituale costante.
Ogni giorno dobbiamo crescere nella fede e nei pensieri
soprannaturali: santificando la mente: conformarci meglio
alla vita di Gesù Cristo, ai suoi esempi, ai suoi
consigli: santificando la volontà; crescere in
grazia e spirito di preghiera e nell'amore di Dio: santificando
il cuore.
La devozione non è una sensibilità, ma è
vita.Non si cerca Dio astrattamente, si può solo
concretamente obbedirgli e amarlo praticamente nel suo
Figlio e nei suoi figli che siamo noi.
"Mia forza e mio canto è il Signore, egli
mi ha salvato.È il mio Dio e lo voglio lodare,
è il Dio di mio Padre e lo voglio esaltare"
(Esodo
15:2). Stile di preghiera
L'insegnamento del Signore sulla preghiera (cf Matteo
6,5:13) ci ricorda che Egli si aspetta da noi uno
stile di preghiera. Egli fa degli espliciti confronti
con altri atteggiamenti - formali, esibizionisti, verbosi
- i quali per quanto siano praticati da uomini religiosi,
non risultano idonei ai suoi discepoli.
Lo stile che contraddistingue la preghiera di don Alberione
nasce dalla sua esperienza di azione e di contemplazione:
sempre umile, distinto, composto, raccolto.
Egli ha uno stile personale e inconfondibile. Compone
le sue preghiere e crea il suo modo di pregare. Alimenta
i suoi pensieri, canta con entusiasmo, in modo piuttosto
scarno, i suoi inni di lode e di gloria al Signore.
Don Alberione scrive: "Se si volesse dipingere una
persona che ha spirito di preghiera nell'atteggiamento
che esprime la sua vera spiritualità, il suo vero
stato di preghiera, il suo spirito, si dovrebbe dipingerla
o con le braccia incrociate, o con le mani congiunte,
e con gli occhi elevati al cielo. Questo in realtà
esprime ciò che costantemente sta in fondo ad essa:
grande sentimento del bisogno di Dio, grande fiducia nella
bontà del Signore" (00 I,178-179).
Autori moderni rilevano come la preghiera non consista
tanto in una elevazione della mente a Dio, cioè
che abbia il suo inizio in noi, nel nostro parlare, ma
piuttosto sia un manifestarsi di Dio, un ascoltare la
sua voce, un lasciarsi parlare.
"Samuele rispose subito:
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta"
(1
Samuele 3:10).
G.Mauro Ferrero ssp
Data della prima
pubblicazione
di questa pagina sul Web:
5 Febbraio 2006
Data ultima modifica:
2006-04-06 19:54