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o Spirito Santo è la terza Persona della
SS.ma Trinità. Le opere attribuite allo Spirito
sono quelle già preannunciate da Gesù
nei discorsi dell'addio. l! Fondatore !e riassume così:
- Lo Spirito ha il compito di conservare e far comprendere
le divine verità, rivelate dal Maestro Divino.
Contempliamo lo Spirito che dà forma a Gesù-Verità.
- Lo Spirito ha il compito di portarci ad usare le divine
verità: muove quindi la persona ad utilizzare
gli insegnamenti di Gesù, traducendoli in scelte
evangeliche. Vediamo qui lo Spirito che dà forma
a Gesù-Via.
- Lo Spirito si premura di applicare a noi, attraverso
la comunicazione personale, la grazia che il Figlio
ha ottenuta con il proprio sacrificio salvifico. Vediamo
qui lo Spirito che dà forma a Gesù-Vita.
Tutto questo con un obiettivo esplicito: !a santificazione.
Condurre le persone alla perfezione della carità,
alla santificazione, alla piena conformazione al Cristo
Gesù, rimane l'interesse primo dello Spirito
Santo, donatoci dal Padre proprio per tale fine.
1. È Dio realmente:
non un attributo o qualità soltanto. La Terza
Persona della Santissima Trinità. Che procede
dal Padre e dal Figlio.
2. Quali opere si attribuiscono
allo Spirito Santo:
a) II Figlio ha proposte
le sue divine verità: lo Spirito Santo le conserva,
fa comprendere ed usare.
b) II Figlio ha ottenuta
la grazia, ricomprandola: lo Spirito Santo l'applica
a noi in santificazione, comunicandola ai singoli.
Come disporsi allo Spirito Santo: con l'odio al peccato;
con il desiderio della grazia e santità; con
gli atti di fede, speranza e carità.
La vita teologale gestita dallo
Spirito (DF î0-72)
Espressione qualificata della docilità all'azione
dello Spirito in noi è l'abilitazione alla vita
teolologale. Tale dimensione si manifesta nel credente
attraverso l'esercizio delle virtù della fede,
speranza e carità.
Il modo corretto di vivere la fede è sentirla
come risposta ad un dono («una grazia»):
pur riflettendosi sull'attività della mente,lai
fede non va intesa esclusivamente come adesione ad alcune
formulazioni dottrinali, quanto come consegna di tutto
il proprio essere al Dio-che-si-rivela e ci chiama a
dialogare fattivamente con Lui.
L'azione trasformante dello Spirito nel credente, che
lo apre alla fede fino ad aderire completamente al suo
Dio, gli assicura l'assistenza continua e le grazie
per raggiungere il fine ultimo e godere, un giorno,
la beatitudine eterna: ecco 1 a speranza.
La riflessione che il Fondatore propone sulla carità
accentua l'amore nostro verso Dio. Ma questa prospettiva
presuppone la lunga contemplazione dell'amore che Dio
per primo ha effuso e continua ad effondere su ogni
persona. Sarà utile rimediare la pagina «Diffusione
della divina Bontà" (DI' 61-t31, in particolare
la serie delle benevolenze di Dio verso l'uomo a1 fine
di vincolarlo a Sé «con lacci d'amore;
comunicarsi e assorbire I'uomo nella Divinità
per- amore».
Fede: «non un ragionamento,
ma una grazia!»
La fede è virtù teologica infusa da Dio,
che inclina l'uomo a credere fermamente quanto Dio ha
rivelato e la Chiesa propone a credere: «Sperandarum
substantia rerum, argumentum non apparentium»
«Fondamento delle cose che si sperano e prova
di quelle che non si vedono», Ebrei
11:1.
È il fondamento di ogni giustificazione; il
fondamento positivo di ogni virtù; il principio
di vita cristiana; la porta ai sacramenti. La misura
della fede è la misura delle altre virtù.
«lustus meus ex fide vivit» il mio giusto
vive di fede», Ab 2,4. «Sine fide impossibile
est piacere Deo» «Senza la fede è
impossibile essere graditi a Dio», Ebrei
11:6. Gesù Cristo disse: «Credite in
Deum et in me credite» «Abbiate fede in
Dio e abbiate fede anche in me», Giovanni
14:1. La fede è: non un ragionamento, ma
una grazia! Essa è credere sull'autorità
di Dio rivelante e sopra la parola della Chiesa che
comunica a noi il deposito da Gesù Cristo avuto.
a) La fede può rendersi più viva con la
preghiera e atti ripetuti; b) occorre salvarla dai pericoli
come le letture dubbie, le conversazioni sospette ecc.;
c) evitare i peccati opposti che sono le credulità
e le infedeltà.
Speranza: «certezza,
non una vaga probabilità»
La speranza è una virtù soprannaturale
da Dio infusa nell'anima nostra, per cui speriamo il
Paradiso ed i mezzi onde conseguirlo. È certezza,
non una vaga probabilità, tanto per il cielo,
quanto per le grazie per raggiungerlo.
È necessaria di necessita di mezzo e di precetto;
onde anche incolpevolmente omessa non si arriva al Paradiso.
È buona perché si appoggia alla onnipotenza,
alla misericordia, alla fedeltà di Dio: onde
sempre certa tanto per il giusto che per il peccatore.
Le preghiere appunto sono efficaci perché appoggiate
ai meriti di Nostro Signore Gesù Cristo.
a) dobbiamo ritenerla come il più soave conforto
e il più forte sostegno nella vita; b) chiederla
con insistenza perché è teologale e soprannaturale;
c) evitare i peccati opposti che sono la presunzione
e la disperazione.
Carità: «forma due
fiamme»
La carità è la virtù teologale
terza; da Dio infusa nell'anima nostra. Forma due fiamme:
una diretta verso Dio, amor di Dio; l'altra diretta
verso il prossimo, amor del prossimo. È benevolenza,
cioè volere il bene. Quindi è: compiacenza
del bene che già Dio e il prossimo possiedono;
è desiderio di quanto non ancora possiedono.
Vi sono tre virtù ora: fede, speranza, carità:
la maggiore è la carità. La carità
sola è eterna ed il cielo è godimento
amoroso dell'oggetto raggiunto. Necessaria, perché
ogni opera abbia merito; anzi essa stessa è la
tendenza all'ultimo fine. Non può poi amare Dio
chi non ama il prossimo che ne è l'immagine.
Dio misurerà con tal metro il merito o il demerito
al giudizio finale. Per chi è chiamato a vocazione
speciale è obbligo anche specifico.
1. La carità si chiede al Signore; 2. si esercita
nel fervore della Comunione, Visita, Messa e nelle opere
di misericordia sia spirituali che corporali; 3. si
rende più accesa con la fuga del peccato veniale
e delicatezza di coscienza.
Famiglia Paolina |