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inque anni di cammino insieme...
L'Itinerario spirituale del 2005 si pone come ultima
tappa del percorso
pensato per l'ultimo quinquennio, il cui obiettivo è
stato quello di gustare il "pane di casa",
lasciandoci guidare dalle indicazioni contenute nel
"Donec formetur", testo che racchiude la proposta
spirituale-apostolica che don Alberione ha lasciato
alla sua grande Famiglia. In questi anni abbiamo camminato
insieme, affrontando con gradualità i diversi
aspetti della nostra identità carismatica:
*Nel 2001 abbiamo ripercorso
la vicenda personale del beato Alberione, ponendola
in parallelo con quella del patriarca Giacobbe e cercando
di penetrare gli snodi più significativi del
suo percorso umano, spirituale e apostolico.
*Nel 2002, dal "padre"
siamo passati alla "famiglia", confrontandoci
con la vicenda di Giuseppe e dei suoi fratelli, mettendo
soprattutto a fuoco le ricchezze e la responsabilità
racchiuse nella nostra appartenenza alla Famiglia Paolina.
*Una "famiglia"
ha, però, bisogno di una "casa" per
vivere, intesa non tanto come struttura materiale, quanto
piuttosto come un insieme di punti di riferimento comuni
che custodiscono l'identità e tengono al sicuro
le ricchezze ricevute in dono. Ecco il tema del 2003,
in cui ci siamo soffermati sul libro di Neemia, personalità
di rilievo che ha saputo rilanciare l'identità
del Giudaismo all'indomani della dolorosa pagina dell'esilio,
esortando, con appelli convinti e carichi di fede, alla
ricostruzione del tempio e della città santa.
*Lo scorso anno, 2004,
abbiamo dato voce alle due colonne della Chiesa, Pietro
e Paolo, lasciando emergere il capolavoro che lo Spirito
Santo compie in chi si lascia plasmare con docilità
dalla sua azione. Modelli di ecclesialità e di
slancio, di pastoralità e di apertura, di rispetto
della tradizione e di accoglienza della diversità,
Pietro e Paolo ci hanno permesso di riflettere sulla
nostra identità di apostoli nel mondo odierno.
*Siamo così giunti
al 2005: il percorso confluisce in una breve lettera
inviata dall'Apostolo alle comunità della Galazia.
Si tratta di uno scritto, a tratti infuocato, che racchiude
la sostanza del Vangelo. Negli anni scorsi ci siamo
lasciati condurre dalle singole parti del "Donec
formetur", ora la lettera ai Galati si presta per
riprenderne il percorso globale, scandendo il "passo"
del nostro procedere nella conformazione a Cristo.
*Ringraziamo il Signore
per come ci ha guidato e, all'inizio di questo nuovo
corso di Esercizi, riconsegniamo le nostre persone,
con fiducia a Colei che è Madre e Formatrice
degli apostoli di ogni tempo.
Quell'incidente ad Antiochia...
Basta leggere poche righe dello scritto indirizzato
ai Galati per sentirsi avvolti nell'appassionata difesa
di Paolo, che affronta con decisione e "di petto"
l'incertezza e le esitazioni di quei cristiani che si
sono lasciati "abbindolare" dalla predicazione
di un gruppo di pseudo-apostoli, interessati a tenere
vincolati i credenti alla legge giudaica. Per comprendere
il tono di Paolo, è importante collocare lo scritto
nel tempo e nel quadro delle esperienze evocate lungo
la sua argomentazione.
Paolo ha ancora una "cicatrice" che brucia
quando scrive ai fratelli della Galazia. È la
"cicatrice" lasciata dall'incidente di Antiochia,
una spiacevole vicenda che "lo aveva sentito alzare
la voce" prima e uscire di scena poi. Chi era lui
per affrontare senza mezzi termini l'autorevolezza di
Pietro, da tutti riconosciuta? Chi era lui per opporsi
a Giacomo, responsabile della chiesa madre di Gerusalemme
e guida spirituale di una comunità già
da tempo esposta a dolorose prove? Chi era lui per sfidare
Barnaba a cui doveva un tributo di riconoscenza enorme
per l'esperienza di annuncio che insieme avevano condiviso?
Eppure, ad Antiochia, Paolo aveva dovuto indurire il
volto e affrontare tutti costoro. Lo aveva dovuto fare
per tutelare il Vangelo di Cristo che rischiava di passare
in secondo piano rispetto alle norme di purità
che tanto condizionavano i rapporti tra credenti provenienti
dal Giudaismo e fratelli provenienti dal paganesimo.
Paolo aveva alzato la voce e aveva avuto ragione...
ma si era anche reso conto che non poteva pretendere
che gli altri facessero un passo "più lungo
della gamba". Occorreva rimettersi all'azione dello
Spirito, affidarsi alla "logica dei trent'anni"
adottata da Gesù stesso e attenuare i toni. Restare
ad Antiochia avrebbe voluto dire dividere la comunità.
E Paolo questo non lo voleva.
Quindi... aveva deciso di andarsene. Aveva preso con
sé Sila, delegato della chiesa madre, e aveva
voltato le spalle alla sua prima "vera" comunità
cristiana: Antiochia. Si sentiva solo, Paolo, forse
anche colpito nel punto nevralgico della sua esperienza
di Cristo. Solo, ma non abbandonato. Colpito ma non
ucciso.
Erano passati alcuni mesi da quella vicenda e ora la
ferita veniva riaperta. Da Antiochia qualcuno aveva
inseguito Paolo, facendo terra bruciata attorno a lui
nelle comunità in cui veniva annunciato il Vangelo.
Era prevedibile che i gruppi più estremisti e
le frange più legate a un Giudaismo di stampo
farisaico profittassero di quella vicenda per imporre
di nuovo la circoncisione anche ai pagani. Era prevedibile.
Ma Paolo non pensava che lo avrebbero inseguito lungo
il suo percorso, che avrebbero seminato tanta zizzania
nelle sue comunità, gettando nella confusione
tanti fratelli.
O stolti Galati, chi mai vi ha
ammaliati?
Il seme del Vangelo era appena germogliato, Paolo ne
aveva curato attentamente il terreno e la semina, attendendo
che germogliasse, lo aveva affidato con cura a Dio e
a persone di fiducia... ed ecco che a distanza di pochi
mesi qualcuno era già passato come il vento d'Oriente,
che prosciuga il terreno, indebolisce i germogli e mette
a rischio la vita e i frutti di tanto lavoro.
La lettera ai Galati nasce così, sotto la spinta
del cuore appassionato di un apostolo che, mentre detta
il suo scritto, prega, affida, piange, smaschera, sferza...
ma soprattutto ama i suoi destinatari che sente figli,
o meglio, neonati, bisognosi delle cure più elementari
per imparare a muovere i primi passi sulla via tracciata
dal Vangelo.
Lo scritto ai Galati non ha l'ampiezza posata della
lettera ai Romani, non ha il suo spessore argomentativo
e nemmeno la sua esposizione curata, ma ne è
già una bozza. Il succo del discorso è
già racchiuso in queste poche pagine, scritte
con il cuore in mano. La struttura è semplice
e lineare e segue il pensiero di un Apostolo che non
ha tempo per sprecare parole:
*un breve prologo che
mette a fuoco il problema senza inutili convenevoli
(Galati1,1:12);
*una prima argomentazione
che attinge all'esperienza stessa di Paolo(Galati1:13
);Galati
2:21
*una seconda argomentazione
che poggia sulla sapienza della Scrittura(Galati
3:1 Galati
4:31);
*una lunga esortazione
che intreccia l'appello alla libertà con quello
alla carità(Galati
5:1 Galati
6:10),
* un brevissimo epilogo
che chiude lo scritto in modo austero e brusco (Galati
6,11:18).
Non ci sono lungaggini in questa lettera, dove Paolo
decide di far parlare non solo le parole ma anche le
immagini, gli sguardi, la vita stessa.
Senza mezzi termini
Volendo evidenziare i temi portanti della lettera ai
Galati, si può adottare un metodo molto accessibile
a tutti: quello di sottolineare le frasi più
vibranti di Paolo. Ne presentiamo alcune:
1) Non
esiste un altro Vangelo (Galati
1:6)! Con una sola espressione, l'Apostolo mette
fuori scena chi vuole screditare il suo annuncio. Egli
si presenta come un autentico inviato di Dio, che si
batte non per un qualche aspetto marginale della nuova
fede, ma per l'identità, per il cuore, per il
centro della via cristiana. L'identità è
in pericolo. I fedeli della Galazia devono capire bene
che accogliere o respingere l'appello di cui Paolo si
fa portavoce, equivale ad accogliere o respingere Cristo
stesso.
2) Non
sono più io che vivo, ma Cristo vive in me
(Galati
2:20). Paolo non ha altra autorevolezza se non quella
della propria personale esperienza. Non ha altre credenziali
da esibire se non quelle della propria vita: Damasco,
Gerusalemme, il deserto, Antiochia... pagine che scandiscono
un unico obiettivo: quello di permettere a Cristo di
pensare, volere, amare in lui. Pagine segnate non da
intuizioni improvvise personali, ma da una matura ricerca
fatta di ascolto sincero e di confronto schietto.
3) La
legge è come un pedagogo che ci ha condotti in
Cristo (Galati
3:24). Il pedagogo è una figura riservata
ai minori... nessun adulto si sogna di mettersi alle
dipendenze di un pedagogo. I Galati devono scegliere:
o crescere o restare eterni bambini. Chi si pone alla
scuola di Cristo opta per un percorso di maturità,
che gli permette di stare in piedi da solo e di costruire
con sapienza la propria esistenza. Ma bisogna scegliere:
non tra giudeo o greco, non tra lo schiavo e la persona
libera, non tra l'uomo e la donna, ma tra Cristo e la
Legge. Questa è la sola differenza che merita
di essere evidenziata davanti a Dio.
4) Io
vi partorisco di nuovo nel dolore (Galati
4:19). I Calati pensano di essere già rinati
a nuova vita nel battesimo, invece il loro parto è
ancora in corso. Se continuano a mettere in primo piano
la Legge, il parto rischia di essere fatale. La lettera
costituisce come "l'ultima spinta" di chi
sta generando a vita nuova i fedeli e si prepara a recidere
il cordone ombelicale della legge. Paolo coglie fin
troppo bene che la scelta cristiana comporta un radicale
cambiamento di prospettiva, ma non per questo attenua
i toni. Anzi...
5) Il
frutto dello Spirito è l'amore (Galati
5:22). Il credente è come una pianta in cui
scorre la linfa dello Spirito e che produce un solo
frutto: l'amore. I segni per verificare se tale linfa
scorre o meno, vanno ricercati nella quotidianità,
nel modo in cui ciascuno si rapporta con l'altro, nelle
disposizioni con le quali si affrontano i doveri, le
vittorie, le sconfitte, i pesi, le gioie di ogni giorno:
se c'è gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà,
fedeltà, mitezza, dominio di sé, la linfa
scorre. Questi sono i tratti dell'amore incarnato dal
Cristo; l'azione dello Spirito è proprio questa:
stimolare, sviluppare e portare a compimento la conformazione
del discepolo al Maestro.
6) D'ora
innanzi nessuno mi procuri più fastidi
(Galati
6:17)! La lettera si chiude e Paolo non ammette
né "ma" né "se". Lo
spazio delle parole è terminato. Resta solo quello
delle decisioni. L'ultima immagine che Paolo accosta
allo scritto è quella del suo corpo, fortemente
segnato dalle fatiche apostoliche e dalle sofferenze
patite: le esperienze di violenza, lapidazione, carcere,
come pure le tante fatiche dell'annuncio, le lunghe
distanze percorse, le numerose veglie, hanno lasciato
una traccia in quel corpo già provato da una
salute malferma. La via proposta dal Vangelo è
anche questo e Paolo vuole dirlo con chiarezza a chi
rischia di dimenticarlo, cercando nella legge una via
più sicura e - per certi aspetti - più
comoda.
Esercizi, accompagnamento, progetto
di vita
Più degli anni precedenti, la lettera ai Galati
si presta per un felice accostamento tra gli spunti
di riflessione destinati a stimolare i singoli momenti
di esercizio quotidiano e l'itinerario proposto nel
"Donec formetur". Per favorire l'unità
del percorso, i sette giorni sono stati suddivisi nei
quattro momenti previsti dall'itinerario alberioniano:
il preambolo (primo giorno), la via di purificazione
(secondo e terzo giorno), la via di illuminazione (quarto
e quinto giorno), la via di unione (sesto e settimo
giorno). L'esercitante troverà il testo biblico
e il commento all'inizio dei quattro momenti.
Nella preparazione di questo sussidio, si è pensato
di allegare all'itinerario alcune schede che possono
essere di aiuto per chi vive l'esperienza degli Esercizi.
Sfogliandole, è facile prendere coscienza che
tre sono gli elementi maggiormente sottolineati:
* L'importanza
dell'esercizio. In questi giorni ciò
che conta non è tanto l'ascoltare meditazioni
o prediche, quanto piuttosto l'esercitarsi con Dio,
creando spazi ben definiti di dialogo con lui. Ognuno
è invitato a organizzare il proprio orario all'interno
dell'orario previsto per la giornata, scandendo i vari
momenti di esercizio e di verifica.
*L'importanza dell'accompagnamento.
È prezioso durante gli Esercizi avere momenti
di scambio con chi detta le meditazioni o con chi anima
le giornate. Se le circostanze favoriscono un confronto
quotidiano, è bene approfittarne. In caso contrario,
si faccia in modo di avere almeno uno scambio con la
guida.
* L'importanza
di un progetto personale. Senza una meta
chiara il passo si fa incerto, le motivazioni di sfuocano,
le energie migliori vengono dissipate. L'esperienza
degli Esercizi ha la forza di rimettere ordine, di rifocalizzare
la meta, di rifinalizzare gli sforzi.
L'ingrediente principale per vivere tutto ciò
resta, in ogni caso, i1 silenzio, inteso come spazio
di accoglienza del dono che dall'Eucaristia, centro
della giornata, si irradia a tutte le sue ore: il dono
di Cristo Pane di vita e Parola di salvezza. Dono da
celebrare, adorare, accogliere e tradurre in zelo apostolico.
Famiglia Paolina |