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Eliseo e Gedeone erano stati grandi amici
fin da bambini.
Ognuno dei due considerava l’altro come un fratello
e in cuor suo ognuno sapeva che non c’era nulla
che non fosse disposto a fare per l’amico.
Alla fine si presentò l’occasione di testimoniarsi
la profondità della loro amicizia.
Ecco cosa accadde.
Un giorno Gedeone fu arrestato dalla polizia.
Senza alcuna prova lo accusarono
di essere una spia al servizio del nemico.
Un giudice distratto lo condannò a morte.
"Hai un ultimo desiderio?",
gli chiese il re, prima di firmare l’ordine di
esecuzione.
"Si, lasciami andare a casa per il tempo necessario
di dire addio
a mia moglie e ai miei figli e per sistemare le faccende
domestiche".
"Vedo che mi ritieni stupido", disse il re,
ridendo.
"Se ti lascio andare tu non tornerai più!".
"Ti lascerò un pegno, una garanzia sicura",
disse Gedeone.
"Che tipo di pegno potresti lasciarmi che mi renda
certo del tuo ritorno?",
chiese il re.
In quel momento Eliseo,
che era stato per tutto il tempo in silenzio a fianco
dell’amico,
fece un passo avanti.
"Sarò io il suo pegno", disse.
"Tienimi qui come tuo prigioniero,
fino a quando Gedeone non ritorni.
La nostra amicizia ti è ben nota.
Puoi star certo che Gedeone ritornerà fino a
che mi trattieni qui".
Il re studiò in silenzio i due amici.
"Molto bene", disse alla fine.
"Ma se vuoi veramente prendere il posto del tuo
amico,
devi accettare la sentenza.
Se Gedeone non farà ritorno, tu morirai al suo
posto".
"Manterrà la sua parola", replicò
Eliseo.
"Non ho alcun dubbio".
Gedeone fu lasciato libero di andare e Eliseo fu gettato
in prigione.
Dopo molti giorni, poiché Gedeone non si presentava,
la curiosità del re ebbe il sopravvento
e il tiranno si recò nelle prigioni per vedere
se Eliseo fosse pentito di aver fatto un simile scambio.
"Il tuo tempo è quasi scaduto", disse
il re sogghigando.
"Sarebbe inutile chiedere pietà.
Sei stato uno stupido a fidarti della promessa del tuo
amico.
Hai creduto veramente che avrebbe sacrificato la sua
vita per te?".
"Ha incontrato qualche impedimento", rispose
deciso Eliseo.
"I venti gli avranno impedito di navigare,
o forse avrà avuto dei contrattempi lungo la
strada;
ma, nei limiti delle umane possibilità, sarà
qui in tempo.
Confido sulla sua parola tanto quanto sulla mia stessa
esistenza".
Il re fu colpito dalla fiducia del prigioniero.
"Lo vedremo presto", disse, e lasciò
Eliseo nella cella.
Il giorno fatale arrivò.
Eliseo fu prelevato dalla prigione e portato davanti
al boia.
Il re lo salutò con un sorriso compiaciuto.
"Sembra che il tuo amico non sia tornato",
gli disse ridendo.
"Cosa pensi di lui adesso?".
"E' mio amico", rispose Eliseo.
"Ho fiducia in lui".
Mentre stava parlando,
le porte si spalancarono e Gedeone entrò vacillando.
Era pallido e ferito e stentava quasi a parlare per
la stanchezza.
Abbracciò l’amico.
"Grazie a Dio, sei salvo", ansimò.
"Sembra quasi che tutto stesse cospirando contro
di noi.
La mia nave è naufragata nella tempesta,
poi sono stato attaccato dai briganti lungo la strada.
Ma non ho mai smesso di sperare, e alla fine ce l’ho
fatta.
Sono pronto a subire la mia condanna a morte".
Il re ascoltò le sue parole con stupore
e i suoi occhi e il suo cuore si aprirono.
Era impossibile per lui resistere alla forza di simile
fermezza.
"La condanna è revocata", dichiarò.
"Non avrei mai pensato esistesse un’amicizia
così leale e fiduciosa.
Mi avete dimostrato quanto fossi in errore,
ed è giusto che siate ricompensati con la libertà.
Ma in cambio vi chiedo un grande favore".
"Di che favore si tratta?", chiesero i due
amici.
"Prendetemi come terzo amico".
Una Parola di luce...
Nessuno ha un amore più grande di questo;
dare la vita per i propri amici...
(Gesù
di Nazaret)
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