o tanto desiderato di mangiare con voi questa Pasqua,
prima di morire. È’ l'ultima Pasqua che mangio
con voi.
Cristo è già in agonia durante la Cena.
- Prendete questa coppa, bevetene tutti. Io non ne berrò
più di vino fin dopo la mia morte... Capotavola,
Cristo ha alla sua sinistra Pietro, alla destra Giovanni
e vicino a Giovanni ha preso posto Giuda.
Gli altri apostoli sono invidiosi di questi primi posti;
nessuno vorrebbe essere declassato a occupare le ultime
posizioni, lontano dal capotavola.
Gli sguardi di Cristo non bastano - quanta pietà
nello sguardo del Maestro per quelle beghe puerili di
ragazzi capricciosi! - a calmare il brusio di rimostranze
e malcontento, né basta l'invito all'umiltà.
Passando dalle parole ai fatti, Cristo si fa dare un grembiule
da una delle donne di servizio, si fa portare un catino
e, cinto del grembiule di schiavo, lava i piedi ai discepoli.
Comincia da Pietro.
Questi protesta:
- Non mi laverai i piedi in eterno.
Ma, all'osservazione che così si esclude dal regno
di Dio, Simone va all'eccesso opposto e vorrebbe un bagno
completo addirittura.
- No, Pietro. Questo è simbolo. Chi è lavato
è tutto puro. E voi siete purificati, se a me credete.
Ma non tutti siete puri.
Trasalì Giuda a questa allusione?
Forse no.
Con una faccia tosta degna di miglior causa, lasciò
che Cristo gli lavasse i piedi. Lo ascoltò parlare
di umiltà. Rizzò soltanto gli orecchi, quando
Gesù citò il Salmo:
- Chi mangia con me, mi tradisce.
Turbato, fremendo, Cristo ripeté con voce profonda,
accorata, nel silenzio sgomento dei discepoli: - Sì,
uno di voi, sta per tradirmi.
- Chi è, Signore? sono io?
Gli apostoli sembrano ragazzini dell'asilo che cercano
di essere scagionati. E la domanda significa: «Io
no, Maestro. Non sono io».
Cristo, incurante di quelle proteste, insiste:
- Uno di voi. È uno che intinge con me nello stesso
vassoio.
Le parole precise sono intese come parabola, nel senso
che davvero colui è uno tra i dodici assisi a tavola.
Al pari dei commensali, Giuda ha l'ardire di sfidare Cristo.
E nel coro, sfrontatamente, domanda: - Son forse io, Maestro?
Gesù lo guarda dritto negli occhi, con uno sguardo
terribilmente serio, che significa infinite cose: - Sì,
tu lo sai. Quello che vuoi fare, fallo presto.
La risposta sfugge ai commensali. Forse non a Giovanni,
che, però, vuole conferma, e, appoggiando la testa
sul petto di Gesù, anche per rispondere alla curiosità
di Pietro, chiede:
- Maestro, chi è?
Pietro da dietro le spalle di Gesù, aveva fatto
segni con gran mimica a Giovanni, suggerendogli: «Chiedigli
chi è».
Risponde Cristo:
- Colui a cui darò un boccone intinto.
Prende un pezzo di pane, lo intinge e lo porge a Giuda.
Soltanto un po’
di cuore
Giovanni sbarra gli occhi dalla sorpresa. Il suo desiderio
è esaudito; è inutile l'ultimo riguardo
di squisita gentilezza che Cristo ha per il traditore
naufrago ormai verso l'abisso.
Nei conviti orientali è gesto di gran cortesia
offrire un boccone bell'e preparato. S'usa ancora tra
i beduini. Ne ho avuto esperienza diretta.
Ma soltanto Giovanni e Pietro capiscono. Gli altri,
animati nelle proteste, capiscono che Giuda esce inviato
dal Maestro per qualche compera o per qualche elargizione
ai poveri.
Quel boccone, invece, è deglutito a fatica dall'Iscariota.
I1 diavolo gli è entrato in corpo. Giovanni lo
vide, quasi fisicamente, e tanti anni dopo, quel boccone
che Giuda deglutì con tanta fatica, gli sarà
ancora davanti agli occhi terrificante.
Come per tutta la vita, Giovanni ricorderà -
e se ne farà anzi un titolo di riconoscimento
personale, un blasone orgoglioso - l'atteggiamento confidenziale,
di appoggiare il capo sul petto di Cristo, per chiedergli,
guardandolo come un bambino dal sotto in su, chi fosse
il traditore.
Per un istante eterno, Giovanni riposò sul cuore
di Cristo. Sentì i battiti sospesi quasi nel
ritmo per la risposta a Giuda, mentre il suo sguardo
seguiva il poveretto che lasciava impacciato il Cenacolo.
Giovanni sul petto di Cristo. La confidenza.
L'intimità e l'amicizia. Gli occhi di sotto in
su.
Fu in quell'istante eterno che Cristo amò, anzi
predilesse Giovanni, la cui tenerezza riparava istintivamente
alla delusione cocente per la prevaricazione di Giuda.
Giovanni è come Maria Maddalena.
Cristo con Giovanni come con Maria.
Maria si accontenta di offrire lacrime, nardo e baci.
Giovanni offre soltanto abbandono fanciullesco.
E fu in quel momento che Cristo sboccia con palpito
irrompente, l'incontenibile ora del Pane, la donazione
eucaristica a tutte le anime amanti, innocenti come
Giovanni, innamorate come Maria.
Per avvicinarsi a Cristo, per essere suoi prediletti
questo soltanto occorre: un po' di cuore.

Don Armando Giovannini
della Società San Paolo
Nacque a Varana di Serramazzoni (Modena) il 5 marzo
1931; divenne aspirante della Società San Paolo
ad Alba nel 1942, emise la prima professione ad Albano
L. nel 1949 e ricevette l'Ordinazione sacerdotale nel
1957. Giornalista pubblicista dal 1957, lavorò
nelle redazioni del Giornalino. di Orizzonti e di Famiglia
Cristiana. dal 1971 redasse e pubblicò Pagine
Aperte.
Mostrò una generosa disponibilità nel
ministero della predicazione e delle confessioni, particolarmente
presso il Santuario torinese della Consolata e la comunità
parrocchiale di Sanfré (Cn).
Un attacco di malaria, contratta in un breve viaggio
in Africa, compiuto a motivo del suo ministero, lo ha
stroncato in pochi giorni, il18 Gennaio 1991.
«Pur assolvendo ai compiti di apostolato che gli
erano stati affidati dalla comunità, si direbbe
che per lui non esisteva il "no", il "non
posso".
Caro Don Armando, l'indole vulcanica del tuo altruismo,
che un poeta famoso qualificherebbe con un paradosso
- "amò fino alla dissennatezza" - noi
sappiamo che sgorgava dall'empito dei tuo cuore, sensibile
e ottimista. Perciò la tua presenza ci mancherà,
dolorosamente, e per lungo tempo».
Don Renaio Perino
Superiore Generale della Società San Paolo
A.Giovannini ssp |