ono le prime parole di martedì, al mattino presto.E’
Pietro che, sbalordito, non riesce a trattenere l'ingenua
esclamazione, passando vicino al fico «delle foglie»,
mentre all'aurora Cristo e gli apostoli stanno scendendo
il monte degli Ulivi verso il Tempio.
L’erba è ancora bagnata di guazza, e i galli
si stanno svegliando con i loro chicchirichì sparsi,
rincorrentisi per la valle del Cedron.
Martedì è il giorno delle parabole e della
polemica, del tributo e dei «Guai», della
parusia.
La parabola dei due figli (Matteo
21:31). La parabola dei vignaiuoli omicidi (Matteo
21:33). La parabola delle vergini (Matteo
25:1).
Ognuna è un poema, pagine da meditare a sé
e nel contesto drammatico delle ore che Cristo vive,
in polemica serrata con il Principe di questo mondo,
che scatena la dialettica dei nemici contro la luce.
Polemica con il Sinedrio, i cui rappresentanti molestano
Cristo fin dal primo mattino, chiedendogli con quale
autorità insegni nel Tempio (Marco
11:28). E Cristo ribatte con dilemma cornuto, la
controdoman da ad hominem sul battesimo di Giovanni,
che fa dileguare con la coda tra le gambe i cani bastonati.
- Prima ditemi voi: il battesimo di Giovanni Battista
era da Dio o dagli uomini?
Essi pensarono: se diciamo: «dagli uomini»,
ci dirà: «E perché non lo avete
condannato?», se diciamo: «da Dio»,
lui ci rinfaccerà: «E perché non
l'avete accolto?».
Non seppero proprio quale risposta dare. Dissero: «Non
lo sappiamo».
E, imbarazzati se la squagliarono, scornati, mentre
Cristo gli dice dietro: «E allora nemmeno io vi
dico per quale autorità posso parlare qui nel
Tempio».
I pifferi di montagna erano andati per suonare e se
ne tornarono suonati.
La polemica sfocia nelle parabole, dove il senso è
trasparente, ovvio, lapalissiano. Parabole la cui applicazione
ai farisei e agli scribi si vede come sotto il velo
di cipolla.
È una situazione che li fa diventar verdi per
la bile. Polemica con gli erodiani: i politici.
Vien tentato il trabocchetto del tributo a Cesare. Cristo
sbaraglia le forze congiunte dei nemici, che avevano
fatto coalizione (Matteo
22:16).
Polemica con i sadducei sulla risurrezione. Sette uomini
hanno sposato successivamente la stessa donna. Che perseveranza,
questa vedova nera! Uno dietro l'altro li ha sposati
e seppelliti. Sette veli da sposa. Sette vestiti a lutto.
Quale dei sette anelli sarà valido nell'eternità?
Lezione sul comandamento più grande: l'amore
per Dio e per il prossimo (Marco
12:28; Matteo
22:36 )
GAUAI A VOI !
Per dare a Cesare quel che è di Cesare, scaldato
da tante polemiche, esacerbato da tanta malafede,Cristo
esplode sul mezzodì nell'apostrofe che brucia
ancora la pagina nel Vangelo.
Quale veemenza nell'incalzare imperdonabile: -Guai a
voi, scribi e farisei.
Cristo giudice. Implacabile.
Condanna inappellabile per la schiatta infernale che
odia, cerca, tenta di soffocare la verità!
Un elenco spaventosamente inchiodante. Scuote i polsi.
Fa rabbrividire.
Brevissimo in Marco e in Luca. Lunghissimo in (Matteo
23).
E dopo aver dato ai farisei quello che gli spetta -ipocriti!
razza di vipere! sepolcri imbiancati! - Gesù
dà onore a una vedova sconosciuta, che depone
il suo obolo -due minuzzoli - nella cassetta delle offerte.
I farisei e la vedovella.
I santoni ufficiali smascherati, la virtù nascosta
posta sul moggio, come lo sarà nell'ultimo giorno.
E Cristo parla dell'ultimo giorno.
A lungo.
I.'ora della verità.
Quando cadranno tutti gli stucchi e le montature
borghesi. Il discorso escatologico (Matteo
24 e paralleli sinottici) ha immagini ricorrenti,
spaventose e grandiose.
La parusia rimette ogni cosa a posto. Dà a ciascuno
ciò che gli spetta.
Toglie il belletto alle donne.
Il giudizio di Dio in Cassazione, dà il conto
finale senza errori: rivela il giusto peso degli uomini
quali effettivamente essi sono nel loro cuore.
E ride bene chi ride ultimo.
È ormai sera.
Cristo è roco ormai nella voce.
Mentre riprende la strada verso Betania, vede passare
un corteo nuziale.
Due famiglie hanno approfittato delle feste di Pasqua
per unire i loro ragazzi.
Passata l'allegria della comitiva con suonatori e parenti,
Cristo racconta, per i discepoli, la dolce e terribile
parabola delle vergini (Matteo
25).
E intanto camminano, mentre il buio scende sempre più
fitto, dopo il tramonto. La cena di Marta è in
caldo, e Maria, che spia l'arrivo del Maestro, può
sentire ancora le ultime battute della parabola, mentre
la luna ormai tonda tonda naviga lassù in alto,
tra uno spreco di stelle.
È notte anche per noi.
Meditiamo parte a parte tutto questo.
Le parabole.
Le polemiche.
L'elenco dei «Guai».
L'elogio della vedova, povera e generosa.
Il terribile giudizio finale (Matteo
25:1).
Ma più tristi cose ci attendono domani, mercoledì,
con la sosta di Cristo a Betania e Giudea che traffica
invece nelle anticamere a Gerusalemme per prendere gli
accordi del tradimento e per avere il primo acconto
del lurido denaro deicida.
Armando.Giovannini ssp |