"Siate
sante,
care Annunziatine,
la santità sta nel cuore"
26
Novembre Festa del Beato
Giacomo Alberione
Io sono la Via la Verità
e la Vita
L’ultimo addio
di Armando Giovannini cfr.
“Gli ultimi sei giorni” di Armando Giovannini. Ed.Paoline
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Il
sole risorge e risuscita le cose, ricreandole nella luce.
Erano sepolte nel buio della notte. Non esistevano più.
Poi, d'un tratto, sono di nuovo.
La vita dormiva il letargo dell'inverno, sotto una pesante
e fredda coltre di gelo.
Poi la foresta e i campi, come d'incanto, sentono la sveglia
calda del sole. Si scrollano di dosso il torpore, si sgranchiscono
le braccia allo scirocco della primavera e si vestono
a festa, di verde luminoso, di colori e di profumi.
Le gemme, i germogli e i boccioli esplodono foglie, erbe
e fiori.
Si rinnova il miracolo della vita.
Sulla via del Golgota, alle donne che piangevano, Cristo
disse:
- Se trattano così il legno verde, che ne sarà
del secco?
Lui è il legno verde. Gli altri sono il legno secco.
Cristo nella tomba del Getsemani inaugura il germoglio
della nuova vita.
Come il granello di frumento seminato, sepolto in terra,
muore per rispuntare in spiga.
La tomba del giardino nuovo è un inverno di letargo
che prelude alla primavera.
Il legno è vivo, sotto la scorza.
L'albero ha una segreta sorgente di verde - foglie, fiori,
frutti - recondita nel suo intimo.
Il miracolo della vita che rinasce, dopo la sosta, dovrebbe
stupirci; e invece nemmeno ci facciamo più caso.
È diventata cronaca. Routine. Faccenda scontata,
ovvia, normale. Niente di speciale.
Ecco il paradosso: non ci meravigliamo più dei
miracoli veri e ci incantiamo per le stregonerie insulse
dei circuiti elettronici e le cabale dei fuochi fatui.
Invece di vivere le meraviglie dell'aurora, ci abbaglia
un'insegna al neon. Colpa anche dello smog che tutto fa
grigio. Una foglia, un fiore, un frinir di cicala, un
pigolar di nido non lo vediamo più! e diventiamo
schiavi dei cartelli stradali e delle leve, dei semafori
e dei transistor.
Tutta la vita è imprigionata in una routine comandata
automaticamente, come un robot, con una noia infinita
di corse per arrivare a tutto, cioè in nessun posto.
E le masse degli schiavi s'infittiscono, magari in cravatta;
brutalizzati non dalla sferza dell'aguzzino, non dalla
coercizione dell'intolleranza, ma dal responso del computer.
La vita entra in crisi, soffocata dalle contraddizioni
umane che le tolgono il respiro.
Auto, mutue, denaro, sindacati, rate, orari, scadenze,
stress.
Ogni giorno da capo con disperazione crescente.
La paura è padrona del cuore dell'uomo. Chi l'aiuterà?
Chi lo libererà? La speranza riuscirà ancora
a esplodere dalle gemme in foglie e fiori, anche se il
legno pare inesorabilmente secco?
II legno verde, Cristo, ha preceduto nella morte, per
ridonare linfa segreta di vita ai tralci inariditi.
Morendo non ha fatto tutto. Risorgendo sì.
Non è risorto per sé. Lui era vivo anche
nel sepolcro. E la sera del sesto giorno si dava da fare
nell'aldilà con le visite agli amici dell'alleanza
biblica. Come per un tè delle cinque, al Limbo.
Maria, come per i nove mesi di Nazaret, l'ha portato ai
piedi della croce e l'ha generato al Getsemani - come
a Betlemme - per darlo ai patriarchi, come lo diede ai
pastori e ai magi.
I tre giorni del sepolcro nuovo sono pieni di silenzio
traboccante di vita come i trent'anni a Nazaret.
I pulsanti e i bottoni sono diventati i nostri padroni,
dal momento che la civiltà ha inaugurato la tirannide
della programmazione.
Agli imperi antichi d'Assiria, Egitto, Roma... succedono
le dinastie ancor più dispotiche dell'industria,
della pubblicità e del commercio.
Poi vien fuori: risorge per me e per te. Per tutti. La
risurrezione è un gesto supremo d'amore.
È la speranza che si fa certezza.
La vita impegnata per gli altri è il chicco che
si fa spiga. È come il mistero della famiglia:
ci si ama in due per diventare tre.
È il mistero dell'agape nella Chiesa: ci si ama
per essere veri, insieme, vivi. Ci si trova in pochi per
essere tanti.
Per essere persona, ognuno e tutti. Non si può
essere uomini da soli. Come nessuno può darsi la
vita da sé, così non se la può conservare
da solo. Anche materialmente, siamo condizionati l'uno
dall'altro.
Io sono io se amo te.
Tutti abbiamo bisogno degli altri, di tutti gli altri.
E tanto più siamo uomini quanto più s'allarga,
s'approfondisce, s'invera il calore e lo scambio d'amore.
Amare non è ricevere, ma dare.
Il legno verde della legnaia, inaspettatamente, ha fremiti
di vita: sbocciano le gemme. Cioè si capisce e
si vive la realtà: la vita vale solo e nella proporzione
in cui è donata, impegnata, spesa per gli altri.
La vita è gioia in quanto è restituita alla
sua sorgente, a Dio, attraverso il fratello.
Ecco perché gli ultimi sei giorni non sono che
la vigilia del settimo giorno.
Data della prima pubblicazione
di questa pagina sul Web:
23 Marzo 2005
Data ultima modifica:
2006-04-07 6:15