|
1 - L’addio
di Cristo alla casa di Nazareth e a sua madre.
- Madre, vado a morire. Arrivederci al calvario.
L’addio di Cristo a Cafarnao, la sua città
di adozione.
L’addio al lago, al monte, ai villaggi.
-Addio. Vado a morire.
Fu dolore così forte, così
cocente che Cristo dovette riprendere fiato.
Si ritirò nel deserto. Vicino ad Efraim, per
farsi passare il groppo.
Il silenzio del deserto è per
Cristo prefazione alle grandi imprese.
E’ l’allenamento per l’exploit divino.
Ma la festa di Pasqua incalza.
Le giornate s’allungano.
La luna di Pasqua, che era un tenue falcetto, s’ingrossa
ogni sera
di più nel cielo di primavera.
La luna di Pasqua. Dell’ultima Pasqua.
E così Cristo lascia il deserto
e a piccole tappe,
con i discepoli, si dirige verso Gerusalemme.
Verso la morte. Verso la croce.
Né volge indietro lo sguardo, sui sentieri di
primavera,
improvvisati a traverso i campi in cui il grano già
alto agita
al vento le bandierine azzurre, che trascolorano.
Cristo e gli apostoli.
Camminano e parlano. Parole sempre nuove di
Cristo. I soliti discorsi dei discepoli. Lui parla di
morte. Loro di primi posti.
Cristo non guarda indietro, alla casetta in cui ha
amato e lavorato, aspettato e pregato, ubbidito e
riposato per trent’anni.
Guarda in avanti. Cristo guarda sempre
in avanti.
Discorsi lungo la strada:
-Ecco: andiamo a Gerusalemme per la Pasqua.
-La mia Pasqua. Lì, infatti, sarò consegnato
in mano
-ai romani, sarò flagellato, condannato a morte,
sarò crocifisso.
Un sospiro, di Cristo, tra il malumore dei discepoli
Che si trovano a disagio, ascoltando simili discorsi.
E conclude:
- E là, risorgerò.
- Come Lazzaro ? – chiede qualcuno.
- Come Lazzaro – risponde.
Gli apostoli si guardano l’un l’altro. Si
chiedono:
-Che cosa ha detto ?
- Che andiamo da Lazzaro – spiegano gli informati.
avanti
>>
|