SANTIFICARE IL TEMPO

(Meditazione tenuta dal Primo Maestro il - 3 gennaio 1965 al Convegno delle Delegate)



Abbiamo terminato un anno e ne abbiamo iniziato un altro. Il primo pensiero è questo: « Vi ringrazio, Signore, per avermi creato, fatto cristiano e conservato fino ad oggi ». Poi, il ringraziamento perché il Signore vi ha voluto chiamare ad una vita di perfezione e in particolar modo all'apostolato. Ora dovete assumere anche delle maggiori responsabilità e maggiore merito. E maggiore gloria di Dio! Noi siamo sempre debitori, abbiamo solo dei debiti per la nostra esistenza, la conservazione e tutte le grazie ricevute, specialmente la vocazione alla perfezione. Abbiamo sempre da ringraziare! Quindi, riconoscenza. Nello stesso tempo avete incominciato adesso questo raduno col «Veni creator». Chiediamo sempre al Signore! Se abbiamo qualche cosa, dobbiamo ringraziare, e se abbiamo dei bisogni dobbiamo invocare: questa è la nostra posizione! Nel «Veni creator» si chiedono tutte quelle grazie che servono per il progresso. Ecco l'anno: sia lieto, ma sia di progresso. E tutto. A cosa ci serve l'anno? Nel tempo ci sono tutti i doni di Dio: dal mattino alla sera, e neppure si può dire soltanto dal mattino alla sera, ma nelle 24 ore! Il Padre Celeste ci guarda sempre, e Gesù ci segue, ci illumina, ci fortifica. Sì, nella salita progredire, nella salita verso Dio, verso la santità, nel progressivo apostolato. Ecco: sia un anno di progresso.
 Nel tempo ci sono tutti i tesori, tutti i beni. Parlando del tempo, dobbiamo considerare quattro espressioni della Bibbia: «Fugit irreparabile tempus»: il tempo fugge irreparabilmente, non possiamo più tornare indietro; secondo: «Dum tempus habemus opere mur bonum» (Gal 6,10): allora se il tempo fugge, operiamo il bene mentre abbiamo tempo. Terzo: «Fili, conserva tempus» (Eccl 4,23): figliolo, vigila che non ti fugga il tempo, che non ti sfuggano i momenti che sono sprechi, a volte, di tempo! Quarto: «Tempus non erit amplius» (Apoc 10,6): non vi sarà più tempo.






Il Signore ha segnato per ciascuno di noi quella misura di tempo che è nei suoi disegni. Chi si è santificato già a otto anni, a nove anni, a quattordici anni, a diciotto anni, a ventiquattro anni; e vi sono altri che sono arrivati a novant'anni, a cento anni! Ma lì è segnato: «Tempus non erit amplius»: non vi sarà più tempo. Dunque, in primo luogo, il tempo non si può ricuperare e quindi vigilare. Vi auguro di cuore una vita lunga e che l'anno incominciato sia buono, lieto; ma anche quest' anno passerà, e noi guardiamo indietro come è passato il tempo e come non lo possiamo riprendere. Le lagnanze: Oh, se fossi nato prima! Con le esperienze che ho adesso se allora avessi fatto di più, avessi fatto questo, fatto quello! Il tempo non ritorna! L'acqua discende dalla montana e non torna indietro; quindi utilizzare il tempo mentre che c'è: la giornata di oggi santificarla il meglio possibile, con tutti i disegni, con tutti i compiti che avete da esercitare, da compiere in questa giornata. Sì, passerà la giornata e sia piena di meriti. E quando il tempo ci rimane, intensificare.
 Ci può essere comunione e comunione; comunione più fervorosa e comunione meno fervorosa; ci può essere la confessione e ci può essere un'altra confessione: ossia vedere un po' nella confessione settimanale ciò che si è fatto. Vedere sempre se al termine della settimana noi abbiamo fatto qualche piccolo progresso. Fra le disgrazie di tante persone vi è questa: perdere il tempo! E non si prendono cura di fare dei passi; ma il tempo passa, e se noi stiamo indietro? Operiamo il bene mentre c'è il tempo! E quindi apprezzare il tempo; in tutte le 24 ore, che non ci siano dei momenti inutili. Si dirà: ma c'è anche da dormire, c'è anche da mangiare, c'è anche da riposare, e prendere qualche sollievo! Ma: «Sia che mangiate, sia che beviate, dice san Paolo, o qualunque altra cosa facciate, "omnia in gloriam Dei facite"» (1 Cor 10,31), quindi dar gloria a Dio anche in questo, perché è disposizione di Dio che noi ci nutriamo e ci riposiamo; quindi anche quello si fa in obbedienza in ciò che è necessario per la conservazione della vita, per ristorare le forze e per riprendersi. Anche tutte le ore della notte sono meritorie se «omnia in gloriam Dei facite», se offrite anche quello al Signore. «Date, o Signore, la vostra santa benedizione a noi e ai cibi che ora prendiamo per mantenerci nel vostro servizio».


Allora prendere il cibo nel servizio di Dio, e voi potete aggiungere, almeno interiormente: «e per mantenerci nell'apostolato». La migliore consolazione in punto di morte sarà questa: abbiamo utilizzato il tempo che il Signore ci ha dato! E non importa che ce ne abbia dato poco o molto, importa che lo abbiamo usato bene. I1 Signore dà tante grazie ad una persona e ne dà meno ad altre; ma ognuna deve corrispondere alle proprie grazie; e tra le grazie c'è il tempo che comprende tutte le altre grazie. La conseguenza è questa: riempire la vita di bene. Non essere persone le quali pur sentendo di non essere di questo mondo cercano quello che è nel mondo; ma anime che vivono di fede. E cioè: Sono venuto da Dio, sono venuto in questo mondo per fare qualche cosa secondo il volere di Dio, e di nuovo lascerò il mondo e tornerò a Dio. Ecco: usciti dalle sue mani, torniamo a Dio portando quello che avremo fatto. Allora quest'anno sia riempito di cose buone, tutto l'anno. E certamente quello che voi fate è tutto buono, ma si può fare anche con maggiore intensità o con minore intensità. Che cosa penseremo se la nostra morte sarà preceduta da una malattia più o meno lunga che ci lasci riflettere? Ecco, guardando indietro e guardando in avanti, vicini a passare all'eternità, pensiamo a quello che san Paolo diceva di sé, come era il suo passato e come doveva essere il futuro, per quello che riguarda l'eternità. Vediamo se possiamo portare con noi la persuasione di san Paolo: «Bonum certamen certavi» (2 Tim 4,7): ho combattuto la buona battaglia.
Che cosa vuol dire? Aveva combattuto il paganesimo, il male, aveva combattuto sempre quello che è male e tutto il mondo corrotto. Abbiamo sempre da fare con questo mondo. Oh, lo conoscete bene questo mondo, siete circondate da tanta gente! E dolorosamente viviamo in un momento in cui abbiamo maggiori preoccupazioni. Sì, bisogna che siamo forti di fronte al male, che siamo generosi davanti al male. Se il Signore vi ha dato un cuore così largo, un cuore che ama Dio e che ama le anime, allora non guardiamo chi fa il male, ma guardiamo chi fa il bene e soprattutto cercate di diffondere la conoscenza di Dio, e in sostanza, di aiutare le anime a salvarsi. Un cuore largo come il cuore di san Paolo! «Cor Pauli cor Christi»: il cuore di Paolo era il cuore di Cristo. Ed il cuore di Cristo come era? «Venite ad me omnes!»: Venite a me tutti, per la salvezza Un'altra espressione di san Paolo, allora vicino alla morte: «Cursum consummavi» (2 Tim 4,7), e cioè: ho compiuto la mia corsa. Quando noi facciamo un progresso? Facendo la volontà di Dio, secondo la vocazione che si è avuta, secondo le circostanze di bene che si presentano.
 Abbiamo fatto quel che Dio voleva, creati per questo, per quella missione, e con tutti i mezzi per compierla. Poi, “consummavi": sono arrivato all'estremo, alla fine della vita, ossia: ho finito tutto il mio cammino e non resta più altro che l'eternità. E allora dice anche: «Fidem servavi»: ho seguito e conservato la mia fede- e poi: «et in reliquo reposita est mihi corona iustitiae, quam reddet mihi Dominus iustus iudex» (2 Tim 4,8). Guardando il passato san Paolo si sentiva tranquillo: «Fidem servavi», e pieno di fiducia di fronte alla morte: «Adesso non mi rimane che la corona». Sì, per tutti la corona! Ma bisogna essere stati vittoriosi, aver combattuto bene! Il soldato per essere premiato bisogna che abbia combattuto generosamente, fortemente. Quanta serenità allora in punto di morte! Allora la morte si considera come un passaggio, è come spingere una porta: di qua tutto è secondo la fede, di là è secondo la luce. La morte non resta che un piccolo passaggio, un passo. Sì! E chi si trova sereno, guardando la vita passata, sa di aver rimediato eventuali sbagli, e anche se ci sono stati dei peccati li ha confessati, perciò è tranquillo, c'è la grazia di Dio e il Signore ci aspetta: ritorniamo al Padre Celeste. Prima siamo entrati nel mondo senza meriti e senza la grazia, ma poi per la grazia di Dio abbiamo speso la vita, abbiamo fatto quel bene che il Signore voleva da noi, e allora si ritorna a Dio ricchi di meriti. Il tempo che vi auguro nel l'anno sia ricco di meriti. Utilizzate il tempo; poi si dirà: «dies pleni...» e cioè: i giorni saranno pieni! Adesso un'altra considerazione.


 Questo bene, cioè la giornata, è quello che impieghiamo nei diversi nostri doveri di pietà, di apostolato, negli uffici che avete o la posizione in cui vi trovate. Sì, tutto questo viene utilizzato, offerto a Dio, e quindi arricchisce l'anima di meriti. Però bisogna ancora entrare più profondamente in noi, per vedere come viviamo la vita spirituale e come cresciamo in essa. Abbiamo in noi due vite: l’una è la vita umana: il bambino è nato ed è figlio dei suoi genitori; ma arrivato al battesimo diviene figlio di Dio, perché in noi ci sono due vite, la vita umana che Iddio ci ha dato e la vita divina della grazia. La grazia di Dio è un germe, è un seme divino che viene immesso in noi per mezzo del Battesimo. Se il bambino muore poco dopo, o prima dell'uso di ragione, va in Paradiso perché ha la grazia, è figlio di Dio, e i figli di Dio vanno alla casa del Padre Celeste che li aspetta. Questo germe è destinato a svilupparsi. Quando si arriva all'uso di ragione, quando si arriva alla prima Comunione, alla prime confessioni, alla cresima, eccetera, il germe cresce, perché i sacramenti servono a svilupparlo. Questo germe, diciamo così, viene anche paragonato a un seme che è destinato a crescere, a diventare prima una pianticella, poi un grande albero che stende i suoi rami e poi foglie, fiori e frutti. Ecco la vita! È questa vita spirituale che deve svilupparsi. Fino a che punto? Secondo i disegni di Dio per ogni anima.
Quando cresciamo? Gesù Cristo entra nell'anima quando l'anima è messa in grazia di Dio; è Gesù Cristo che è nel nostro intimo, ma poi mediante i sacramenti, mediante la virtù, le opere buone e l'apostolato, l’anima va crescendo. Dice san Paolo nella lettera ai Galati: «Vi voglio così bene che mi adopero presso di voi come una madre che vuole bene ai suoi figli, e mi adopero: "donec formetur Christus in vobis"» (Gal 4,19): finché crescerà, si formerà del tutto in voi Gesù Cristo. Questa vita soprannaturale sia santificata! Difatti quando l'anima parte, lascia il corpo, e a suo tempo verrà anche il corpo a prendere parte ai gaudi dell'anima stessa. Arrivare ad una crescita completa, come dice san Paolo, alla virilità piena di Cristo, secondo i disegni che Dio ha avuto su ciascuno di noi. Questo essere che noi dobbiamo coltivare, cioè Gesù che si sviluppa, diciamo, in noi, perché in noi Gesù Cristo si forma gradatamente appunto mediante i sacramenti, le opere buone, le opere di apostolato e quello che nella vita diamo e offriamo per la gloria di Dio. Gesù cresce in noi fino al «vivit vero in me Christus» (Gal 2,20), fino a che Gesù Cristo vive in me, e cioè quando noi abbiamo i pensieri di Gesù Cristo e pensiamo come Lui, o meglio, è Lui che pensa in noi; quando al posto del nostro cuore c'è il cuore di Gesù, cioè il nostro cuore è come il cuore di Gesù, che ha cercato sempre la gloria del Padre e la salvezza delle anime, fino a dare la sua vita sulla croce. Poi non ci sarà più la nostra volontà, ma la volontà di Gesù Cristo, affinché ci guidi Lui la volontà del Padre che si estende un po' a tutto, non solo ai comandamenti, ma anche ai consigli evangelici che voi avete abbracciato. «Se vuoi essere perfetto». Cresca in noi Gesù Cristo, come dice san Paolo.


«Christianus alter Christus!». Il religioso, la religiosa ancora di più: il Cristo più completamente sviluppato in noi. Quindi la morte come sarà serena! Sarà l'ingresso immediato in Paradiso, perché distaccati dalle cose mondane per mezzo dei voti di povertà, castità e obbedienza, il volo dell'anima verso Dio sarà libero come quello dell'aquila che si dirige verso il cielo. Si cresce realmente fino ad essere veramente formati: «Donec formetur Christus in vobis» (Gal 4,19); oppure quell'altra espressione di san Paolo: «In virum perfectum, in mensuram aetatis plenitudinis Christi» (Ef 4,13). E noi costatiamo questo: che Gesù Cristo è nella Chiesa, ma la Chiesa si sviluppa a poco a poco e così si sviluppa a poco a poco in noi la vita di Cristo. Che cosa abbiamo da fare adesso? Vi sono anime che progrediscono anno per anno, perché si nutrono di Vangelo, si nutrono di pane eucaristico, si nutrono di tutto quello che nella vita incontrano di buono e di santo. Sono anime che vanno in cerca di occasioni di merito, come i mondani vanno in cerca tutti i giorni, tutti i momenti, di star bene, di star meglio, e cioè di godersela, di risparmiare quanto possono le pene; e quindi mirano al piacere, all’onore e in particolare a quello che riguarda la soddisfazione della parte umana. E non hanno che delle vedute corte, vedono solo fino alla morte, cioè finché dura questa vita. Ma voi che avete una grande luce, avete degli occhiali che vi danno una luce speciale, guardate all'eternità. Sono ciechi questi mondani, non pensano che questa vita è breve mentre l'altra vita è eterna, e se è poco il godimento quaggiù, sarà eterno il godimento lassù nell'eternità. Sì! Certamente siete molto più contente, serene e tranquille voi che i mondani nelle loro soddisfazioni, perché possedete Dio.
 Un'anima si lamentava con Gesù: «Sono tanto misera, sono tanto povera», e Gesù dopo tante lamentele si fece sentire: a Ma quando possiedi me hai tutto!». E allora essa rimase consolata. Ogni anno saliamo un tratto della scala che va verso il cielo; e arrivati alla fine di un anno ci si trova su un pianerottolo. Prima si era su un pianerottolo inferiore e poi si è passati ad uno superiore, più alto, e di lì si riprende la salita. Adesso è cominciato l'anno ed avete già fatto dei gradini essendo già al terzo giorno. Poi c'è un altro tratto di scala. Alla fine dell'anno si canta bene il "Te Deum”, perché si è arrivati ad un altro pianerottolo. E così vi auguro tanta vita, ma vi auguro specialmente "dies pleni", dei giorni pieni di meriti. Che alla sera vi siano già questi giorni pieni! Chiedere perdono al Signore delle deficienze che ci sono state, ma si può avere la consolazione: «Signore mi hai guidato, mi hai aiutato nella giornata». E il riposo si sente dolce, perché le membra sono stanche avendo lavorato per Dio, per l'eternità. Adesso dunque il proposito sarebbe questo: fedeltà nel servizio di Dio e nell'apostolato. E siccome il vostro apostolato si allarga, il vostro cuore si dilata sempre di più. Abbracciare più ampi orizzonti. Avete forse un piccolo cerchio di bene da fare, ma forse adesso il cerchio si ingrandisce, però dobbiamo cercare di avere un cuore conformato al cuore di Gesù. Com'era il cuore di Gesù? San Paolo voleva arrivare a tutti. Ebbene si può arrivare a tutti mediante la preghiera: pregare che la Chiesa si estenda nel mondo, che Gesù Cristo prenda possesso delle anime, che regni ovunque. Cantare lode al Signore e pensare a chi? Agli Italiani, agli Europei, al mondo! Portate nel vostro cuore il desiderio: vengano tutti a Gesù Cristo, alla Chiesa.


 Tre miliardi e ottocento milioni di uomini oggi! Ma quanti sono adesso che hanno conosciuto Gesù Cristo, e quanti l'hanno seguito? Dilatare un poco il nostro cuore. Nell’oriente ci sono un miliardo e cento milioni di uomini e quasi tutti o non conoscono Gesù Cristo o non lo hanno seguito. E il cuore di Gesù quali desideri ha? E voi? «Donec formetur Christus in vobis»: il cuore sia formato secondo il cuore di Gesù; la mente che viva la mente di Gesù; la volontà che sia la volontà di Gesù, che viva veramente Gesù Cristo in noi!             
Intanto è stato un seguito di grazie che abbiamo già ricevute nella nostra vita e continuiamo a ricevere. Cerchiamo di avere questa sapienza: «Signore, concedimi questa e quell'altra grazia, ma soprattutto dammi la grazia di corrispondere alla grazia». Perché se sciupiamo le grazie è come se uno buttasse dalla finestra l'oro o i biglietti di banca. E quanti se ne perdono di questi biglietti, cioè di queste grazie! Ma voi siete venute, e la vostra presenza indica che volete veramente far tesoro dell'anno e del tempo che il Signore vi concederà. Posso avere pochi giorni, anche soltanto poche ore, ma finché vivrò, ogni sera l'ultima cosa che faccio nella giornata è di benedire tutti. E adesso vi do la benedizione. Preghiamo a vicenda. Il Signore sia sempre con voi. Siate liete nel corso dell'anno. Qualche dolore verrà a bussare: non chiudetegli la porta. Sia fatto quel che vuole il Signore!

Primo Maestro

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