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bbiamo terminato un anno e ne abbiamo iniziato un altro.
Il primo pensiero è questo: «Vi ringrazio,
Signore, per avermi creato, fatto cristiano e conservato
fino ad oggi».
Poi, il ringraziamento perché il Signore vi ha
voluto chiamare ad una vita di perfezione e in particolar
modo all'apostolato. Ora dovete assumere anche delle
maggiori
responsabilità e maggiore merito. E maggiore
gloria di Dio!
Noi siamo sempre debitori, abbiamo solo dei debiti per
la nostra esistenza, la conservazione e tutte le grazie
ricevute, specialmente la vocazione alla perfezione.
Abbiamo sempre da ringraziare! Quindi, riconoscenza.
Nello stesso tempo avete incominciato adesso questo
raduno col «Veni creator». Chiediamo sempre
al Signore! Se abbiamo qualche cosa, dobbiamo ringraziare,
e se abbiamo dei bisogni dobbiamo invocare: questa è
la nostra posizione! Nel «Veni creator»
si chiedono tutte quelle grazie che servono per il progresso.
Ecco l'anno: sia lieto, ma sia di progresso. È'
tutto. A cosa ci serve l'anno? Nel tempo ci sono tutti
i doni di Dio: dal mattino alla sera, e neppure si può
dire soltanto dal mattino alla sera, ma nelle 24 ore!
Il Padre Celeste ci guarda sempre, e Gesù ci
segue, ci illumina, ci fortifica. Sì, nella salita
progredire, nella salita verso Dio, verso la santità,
nel progressivo apostolato. Ecco: sia un anno di progresso.
Nel tempo ci sono tutti i tesori, tutti i beni.
Parlando del tempo, dobbiamo considerare quattro espressioni
della Bibbia: «Fugit irreparabile tempus»:
il tempo fugge irreparabilmente, non possiamo più
tornare indietro; secondo: «Dum tempus habemus
operemur bonum» (Galati
6:10): allora se il tempo fugge, operiamo
il bene mentre abbiamo tempo. Terzo: «Fili, conservatempus»
figliolo, vigila che non ti fugga il tempo, che non
ti sfuggano i momenti che sono sprechi, a volte, di
tempo! Quarto: «Tempus non erit amplius»
(Apocalisse
10:6): non vi sarà più tempo. Il Signore
ha segnato per ciascuno di noi quella misura di tempo
che è nei suoi disegni. Chi si è santificato
già a otto anni, a nove anni, a quattordici anni,
a diciotto anni, a ventiquattro anni;
e vi sono altri che sono arrivati a novant'anni, a cento
anni! Ma lì è segnato: «Tempus non
erit amplius»: non vi sarà più tempo.
Dunque, in primo luogo, il tempo non si può ricuperare
e quindi vigilare. Vi auguro di cuore una vita lunga
e che l'anno incominciato sia buono, lieto; ma anche
quest' anno passerà, e noi guardiamo indietro
come è passato il tempo e come non lo possiamo
riprendere. Le lagnanze:
Oh, se fossi nato prima! Con le esperienze che ho adesso,
se allora avessi fatto di più, avessi fatto questo,
fatto quello! e non torna indietro; quindi utilizzare
il tempo mentre
che c'è: la giornata di oggi santificarla il
meglio possibile, con tutti i disegni, con tutti i compiti
che avete da esercitare, da compiere in questa giornata.
Sì, passerà la giornata e sia piena di
meriti. E quando il tempo ci rimane, intensificare.
Ci può essere comunione e comunione; comunione
più fervorosa e comunione meno fervorosa;
ci può essere la confessione e ci può
essere un'altra confessione: ossia vedere un po' nella
confessione settimanale ciò che si è fatto.
Vedere sempre se al termine della settimana noi abbiamo
fatto qualche piccolo progresso.
Fra le disgrazie di tante persone vi è questa:
perdere il tempo! E non si prendono cura di fare dei
passi; ma il tempo passa, e se noi stiamo indietro?
Operiamo il bene mentre c'è il tempo! E quindi
apprezzare il tempo; in tutte le 24 ore, che non ci
siano dei momenti inutili. Si dirà: ma c'è
anche da dormire, c'è anche da mangiare, c'è
anche da riposare, e prendere qualche sollievo!
Ma: «Sia che mangiate, sia che beviate, dice
san Paolo, o qualunque altra cosa facciate, "omnia
in gloriam Dei facite"» (1Corinzi
10:31), quindi dar gloria a Dio anche in questo,
perché
è disposizione di Dio che noi ci nutriamo e ci
riposiamo; quindi anche quello si fa in obbedienza in
ciò che è necessario per la conservazione
della vita, per ristorare le forze e per riprendersi.
Anche tutte le ore della notte sono meritorie se «omnia
in gloriam Dei facite», se offrite anche
quello al Signore. «Date, o Signore, la vostra
santa benedizione a noi e ai cibi che ora prendiamo
per mantenerci nel vostro servizio». Allora prendere
il cibo nel servizio
di Dio, e voi potete aggiungere, almeno interiormente:
«e per mantenerci nell'apostolato».
La migliore consolazione in punto di morte sarà
questa: abbiamo utilizzato il tempo che il Signore ci
ha dato!
E non importa che ce ne abbia dato poco o molto, importa
che lo abbiamo usato bene. Il Signore dà tante
grazie ad una persona e ne dà meno ad altre;
ma ognuna deve corrispondere alle proprie grazie; e
tra le grazie c'è il tempo che comprende tutte
le altre grazie. La conseguenza è
questa: riempire la vita di bene. Non essere persone
le quali pur sentendo di non essere di questo mondo
cercano quello che è nel mondo; ma anime che
vivono di fede.
E cioè: Sono venuto da Dio, sono venuto in questo
mondo per fare qualche cosa secondo il volere di Dio,
e di nuovo lascerò il mondo e tornerò
a Dio. Ecco: usciti dalle sue mani, torniamo a Dio portando
quello che avremo fatto.
Allora quest'anno sia riempito di cose buone, tuttol'anno.
E certamente quello che voi fate è tutto buono,
ma si può fare anche con maggiore intensità
o con minore intensità. Che cosa penseremo se
la nostra morte sarà preceduta da una malattia
più o meno lunga che ci lasci
riflettere? Ecco, guardando indietro e guardando in
avanti, vicini a passare all'eternità, pensiamo
a quello che san Paolo diceva di sé, come era
il suo passato e come doveva essere il futuro, per quello
che riguarda l'eternità. Vediamo se possiamo
portare con noi la persuasione di san Paolo:
«Bonum certamen certavi» (2Tim
4,7): ho combattuto la buona battaglia. Che cosa
vuol dire? Aveva combattuto il paganesimo, il male,
aveva combattuto sempre quello che è male e tutto
il mondo corrotto. Abbiamo sempre da fare con questo
mondo. Oh, lo conoscete bene questo
mondo, siete circondate da tanta gente! E dolorosamente
viviamo in un momento in cui abbiamo maggiori preoccupazioni.
Sì, bisogna che siamo forti di fronte al male,
che siamo generosi davanti al male. Se il Signore vi
ha dato un cuore così largo, un cuore che ama
Dio e che ama le anime, allora non guardiamo chi fa
il male, ma guardiamo chi fa il bene e soprattutto cercate
di diffondere la conoscenza di Dio, e in sostanza, di
aiutare le anime a salvarsi.
Un cuore largo come il cuore di san Paolo! «Cor
Pauli, cor Christi»: il cuore di Paolo era il
cuore di Cristo. Ed il cuore di Cristo come era? «Venite
ad me omnes!»: Venite a me tutti, per la salvezza
Un'altra espressione di san Paolo, allora vicino alla
morte: «Cursum consummavi» (2Timoteo
4:8), e cioè: ho compiuto la mia corsa. Quando
noi facciamo un progresso?
Facendo la volontà di Dio, secondo la vocazione
che si è avuta, secondo le circostanze di bene
che si presentano. Abbiamo fatto quel che Dio voleva,
creati per questo, per quella missione, e con tutti
i mezzi per compierla. Poi, “consummavi":
sono arrivato all'estremo, alla fine della
vita, ossia: ho finito tutto il mio cammino e non resta
più altro che l'eternità. E allora dice
anche: «Fidem servavi»: ho seguito e conservato
la mia fede; e poi: «et in reliquo reposita est
mihi corona iustitiae, quam reddet mihi Dominus iustus
iudex» Guardando il passato
san Paolo si sentiva tranquillo: «Fidem servavi»,
e pieno di fiducia di fronte alla morte: «Adesso
non mi rimane che la corona».
Sì, per tutti la corona! Ma bisogna essere stati
vittoriosi, aver combattuto bene! Il soldato per essere
premiato bisogna che abbia combattuto generosamente,
fortemente.
Quanta serenità allora in punto di morte! Allora
la morte si considera come un passaggio, è come
spingere una porta: di qua tutto è secondo la
fede, di là è secondo la luce. La
morte non resta che un piccolo passaggio, un passo.
Sì!
E chi si trova sereno, guardando la vita passata, sa
di aver rimediato eventuali sbagli, e anche se ci sono
stati dei peccati li ha confessati, perciò è
tranquillo, c'è la grazia di Dio
e il Signore ci aspetta: ritorniamo al Padre Celeste.
Prima siamo entrati nel mondo senza meriti e senza la
grazia, ma poi per la grazia di Dio abbiamo speso la
vita, abbiamo fatto quel bene che il Signore voleva
da noi, e allora si ritorna
a Dio ricchi di meriti. Il tempo che vi auguro nell'anno
sia ricco di meriti. Utilizzate il tempo; poi si dirà:
«dies pleni...» e cioè: i giorni
saranno pieni!
Adesso un'altra considerazione. Questo bene, cioè
la giornata, è quello che impieghiamo nei diversi
nostri doveri di pietà, di apostolato, negli
uffici che avete o la posizione in cui vi trovate. Sì,
tutto questo viene utilizzato, offerto a Dio, e quindi
arricchisce l'anima di meriti. Però bisogna ancora
entrare più profondamente in noi, per vedere
come viviamo la vita spirituale e come cresciamo in
essa.
(Continua)
Don Alberione |