|
bbiamo visto che la donna compì un vero apostolato
nel passato e lo
compie anche nel presente. Ora possiamo domandarci:
donde mai tanta potenza nel sesso chiamato debole? Due
cause principali ce lo spiegano: il cuore e la posizione
della donna: la donna è forte per il suo cuore
e per la sua posizione.
Il cuore della donna
La forza della donna
non sta nella sua intelligenza, ma nel suo cuore: vorrei
dire con un autore moderno: «nella sua debolezza,
nel suo spirito, nella sua bellezza, posta a servizio
del suo cuore».
Nell'uomo il cuore è metà del suo essere,
nella donna è tutto: «Più superficiale
nel resto, scrisse De Bonald, la donna è più
profonda nell'amore».
«L'amore non ha che episodi nella vita dell'uomo,
mentre nella donna è la storia della vita intiera»:
così scrisse la Staél, forse con qualche
esagerazione. Ma è certo che nella donna predomina
il cuore e ne è prova la sua tenerezza, la sua
soavità, il suo spirito di sacrificio, la sua
delicatezza, tutta la sua intuizione. Osservate l'affetto
di una figlia verso il padre o la madre; l'affetto d'una
sposa per lo sposo ancorchè duro e incurante;
l'affetto di una sorella per i fratelli ancorchè
sprezzanti; l'affetto di una madre per i figli ancorchè
ingrati: sono prove del grande cuore della donna.
«Alla donna, più che all'uomo - dice il
S. Padre Pio XII - Dio ha concesso il dono, col senso
della grazia e della piacevolezza, di rendere leggiadre
e gradite le cose più semplici, precisamente
perchè essa, formata simile all'uomo come aiuto
per costituire con lui la famiglia, è nata fatta
per diffondere la gentilezza e la dolcezza intorno al
focolare di suo marito e far si che la vita a due vi
si componga, e si affermi feconda e fiorisca col suo
svolgimento reale».
Come alla forza si resiste con la forza, e trionfa il
più forte; come dinanzi all'intelligenza si usa
il raziocinio e vince chi ha argomenti migliori e logica
più stringente; così fra due cuori il
trionfo è sempre del più grande: e tra
l'uomo e la donna la prevalenza del cuore non si discute.
La donna non calcola il proprio ideale, ma l'intuisce
e, fattolo suo, l'ama con tutto il suo essere e, vi
tende con tutte le sue forze, lo sostiene appassionatamente
di fronte all'uomo.
Lo sostiene con la debolezza. Cosa meravigliosa: quanto
più un essere è debole, tanto più
forte sarà la sua preghiera. Se il povero è
più povero, ha maggior efficacia presso il ricco;
se il bambino è più piccolo, più
facilmente disarma anche il mostro di crudeltà.
E questa è la forza della donna: essa è
regina finchè chiede umilmente; quando volesse
comandare o ragionare, allora il suo impero si sfascia.
E l'umile supplica, la donna non l'adopera solo di fronte
all'uomo per convalidare i suoi desideri, ma specialmente
di fronte a Dio. Ella prega per l'uomo: prega con la
confidenza del bimbo, con l'umiltà del povero;
con la costanza, spesso, del martire. Prega, e Dio l'esaudisce,
perchè chi non sa che la preghiera è onnipotente
presso il cuore di Dio? Chi non sa che Dio dà
tutto a chi lo prega bene? Ed ecco la donna che, per
la sua debolezza, diventa forte della fortezza di Dio;
ed ecco che la donna vince perchè ha con sè
Dio.
La donna sostiene il suo impero con la bellezza: bellezza
che cresce nella virtù, nella modestia, nel pudore.
È vero ciò che sta scritto nell'Ecclesiastico:
«Per causa dellabellezza della
donna molti sono caduti nella perdizione e da essa viene
accesa come fuoco la concupiscenza» (Siracide
9,9); ma d'altra parte è pur vero
che la bellezza, unita alla virtù, muove il cuore
dell'uomo, l'inclina verso di lei e diventa un mezzo
potentissimo per innalzarlo verso il Signore.
La donna sostiene l'uomo col suo spirito: l'uomo considera
le cose, astrae, generalizza; la donna tutto analizza
e vivifica. La donna sente Dio, la virtù, quanto
vi ha di bello e di buono: e nel sentire ama, e nell'amare
persuade, e persuadendo comunica un'unzione tutta particolare
del suo cuore. L'uomo ne resta dominato, direi, spesso
incantato.
La donna sostiene l'uomo col sacrificio: ma sacrificio
che si compie in mille cose minute, che l'uomo sovente
non cura o addirittura disprezza.
La donna per compiere la sua sublime missione ha a suo
servizio amorose sollecitudini, esortazioni dolci e
forti, rimproveri pieni di tenerezza soave, preghiere
condite di lacrime cocenti, sguardi che sono una rivelazione,
una ispirazione, una intuizione, una suggestione; così
ella previene cadute, rialza chi è inciampato,
sprona al bene, eleva opportunamente.
Osservate a quante cose arriva una donna, come nulla
le sfugge, come tutto
prevede, aggiusta, ripara, dispone. Questo è
un fatto verissimo ma troppo frequente per cui non è
sufficientemente stimato. E’ difficile capire
le tenerezze d'una sorella, i riguardi assidui e delicati
di una sposa, le sollecitudini continue ed amorose d'una
madre. Ella non risparmia fatiche, veglie, privazioni,
sangue, vita; e, soffrendo, gode di soffrire; morendo,
gode di consumarsi, pur di ottenere quanto vuole per
l'essere che ama. E l'uomo rimane vinto, cade ai suoi
piedi, si arrende e dice praticamente: chiedi quanto
vuoi; chi può resistere alle tue richieste?
La
posizione della donna
In secondo luogo la
donna è potente per la sua missione domestica
e sociale. Questa è per lei come il miglior punto
strategico per un capitano. La donna è nella
famiglia più che non l'uomo; come figlia, sposa,
madre. Ora quanto non può una figlia sull'animo
dei genitori e su quello dei fratelli? Vi sono intere
famiglie allevate cristianamente da una sorella maggiore.
Tanti fatti storici confermano la cosa, tanto da farla
diventare ordinaria ! Quante volte una buona figliuola
non ha ritenuto da eccessi genitori e fratelli? Quante
volte una buona figliuola non ha istruito i suoi cari,
piccoli e grandi, nelle verità religiose in modo
così naturale e delicato, da passare inavvertita
ma da essere efficace? Quante volte non ha attirato
i parenti alla Chiesa, alla parola di Dio, ai SS. Sacramenti?
Quante volte una buona figliuola di soda pietà
non ha sparso il profumo del proprio spirito tra le
mura domestiche? non ha indotto soavemente al parlare
castigato, al vicendevole compatimento, all'amore reciproco,
all'adempimento del dovere?
Si domandò un giorno ad una nobile donzella,
sorella di un avvocato di grido, scapolo, come mai ella
avesse rifiutato la mano di tanti giovani buoni, ricchi,
onorati. La donna alzò gli occhi al cielo, poi
li abbassò, e mentre il volto si copriva di un
lieve rossore, mormorò: «Ahi l'anima di
mio fratello!... ». Era la vittima che aveva sacrificato
tutto per restare al fianco del fratello, per salvarlo.
Ed aveva già ottenuto tanto!
La sposa poi, alla forza dell'affetto, aggiunge la libertà
che le proviene dall'essere la compagna del suo sposo,
e perciò può ancora di più. Quante
volte è solo per lei che si è compito
il matrimonio religioso, che in casa si prega, che il
marito si porta alla Messa ed ai Sacramenti. «
Mio marito fa quello che gli dico io - confidava una
sposa. – E’ ora di andare alla Messa, gli
dico. Ed egli cede e mi accompagna ».
Ed anche là dove più non giunge la voce
del Sacerdote, anche a quell'uomo il quale non pensa
che al lavoro e al guadagno, anche a quel disonesto,
il quale non sogna che piaceri e passioni, anche a quell'infelice
travagliato dalla febbre degli onori o dalla sete di
vendetta, anche a costoro può sempre o quasi
sempre giungere la voce d'un angelo: voce dolce, suadente,
ascoltata d'una sposa. Quante volte si rinnova lo spettacolo
di
S. Cecilia che conduce il marito al Sacerdote di Dio!
Quante volte si ripete il fatto di Emilio Littrè
! Filosofo positivista, storico evoluzionista, senatore
a vita, massone zelante, ricevette negli ultimi giorni
della vita il S.Battesimo. Il merito della conversione?
la sposa e la figlia: l'ottennero col sacrificio, con
la preghiera, coi servizi più assidui, con le
parole più dolci, con la medaglia della Vergine:
argomenti più forti sul cuore che non la logica
alla mente!
Oh quanti consorti dovranno rendere giustizia nell'eternità
alla loro benefattrice e dire: Sono salvo per la mia
sposa.
Ma la donna tocca l'apice della sua potenza quando è
elevata alla dignità di madre; forza d'amore,
libertà di parole, autorità divina sui
figli si congiungono allora in lei. E chi forma l'anima
dei figli è appunto la madre: il padre fa eseguire,
ma la madre crea la coscienza dell'azione; il padre
traccia come lo scheletro di educazione, ma la madre
lo completa, lo vivifica; il padre agisce sul figlio
presente, la madre anche sul figlio lontano dalla casa
e dal suo sguardo, sul figlio superstite.
Montaigne e Smiles concordemente affermano: «
La casa dipende siffattamente dalla donna da potersi
e doversi asserire che la felicità o l'infelicità
della casa medesima sono opera sua ». E il De
Maistre: « Sulle ginocchia della madre si forma
ciò che il mondo ha di più grande: l'uomo
».
Questa verità è di evidenza così
chiara e di esperienza così ordinaria da non
aver bisogno di dimostrazione. Il fatto di Coriolano
che cede innanzi alla madre, se è vero, non è
che uno degli infiniti episodi d'ogni giorno.
Quante volte si può ripetere ciò che disse
S. Ambrogio a S. Monica: « E’ impossibile
che si perda il figlio di tante lacrime ! »
Rimarrebbe ora a vedere quanto possa la donna per la
sua posizione sociale, e questo si vedrà più
chiaramente nella seconda parte.
Beato Alberione |