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ena del danno. - Fratelli: Ecco, vi rivelo un mistero:
risorgeremo certamente
tutti, ma non tutti saremo cambiati. In un momento,
in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba:
suonerà la tromba e i morti risorgeranno incorrotti,
e noi saremo cambiati. Perché è necessario
che questo corpo corruttibile si rivesta d'incorruttibilità,
e che questo corpo mortale si rivesta d'immortalità.
Ouando poi questo corpo mortale sarà rivestito
d'immortalità, allora sarà adempiuta la
parola che è scritta: la morte è stata
assorbita nella vittoria. Dov'è, o morte, la
tua vittoria? O morte, dov'è il tuo pungiglione?
Or il pungiglione della morte è il peccato, e
la potenza del peccato viene dalla legge. Ma grazie
a Dio, il quale ci ha data la vittoria mediante il Signor
Nostro Gesù Cristo (1
Corinzi 15: 51-57).
Il Purgatorio è la privazione temporanea della
vista di Dio: pena detta del danno.
Per comprendere maggiormente pensiamo come, dopo la
morte, tutti i desideri dell'anima si concentreranno
in uno solo: il desiderio di essere con Dio, «esse
cum Christo». L'anima si sentirà potentemente
attratta dalla bellezza e dalla santità di Dio;
sarà assetata della gioia eterna; sentirà
che l'unico bene é il Signore; tutta la volontà
si concentrerà nel cercare Dio. Spinta da questo
desiderio, vorrà innalzarsi, spiccare il suo
volo verso il Signore; ma la mano di Dio la respingerà:
- Non sei ancora abbastanza pura. Ti é necessario
purificarti.
S. Benedetto vide l'anima della sorella Scolastica salire
come una bianca colomba verso il cielo. Per salire bisogna
che l'anima sia tutta bianca. Santa Caterina (da Genova,
ebbe molte visioni sul Purgatorio. Ella dice cosi: «Figuratevi
che sulla terra vi fosse un solo pane, e che gli uomini
fossero molto affamati; vi fosse una sola acqua, e che
gli uomini fossero tanto assetati. Voi vedreste questi
uomini tendere la mano verso quel pane, invocare quell'acqua
refrigerante; tutti griderebbero: Ho fame, muoio di
fame! Ho sete, muoio di sete!».
Ebbene, dopo la vita presente Iddio é il solo
pane che ci sfamerà, la sola acqua che estinguerà
la nostra sete:
«lo sono il pane vivo disceso dal cielo»
(Giovanni
6:41) «Io sono la fonte delle acque
vive che salgono a vita eterna: chi ne beve, non avrà
più sete in eterno». Le anime purganti
tendono a Dio, e Dio le respinge; sono travagliate da
penosa fame, e non sono saziate; sono arse dalla sete,
e dovranno sospirare l'acqua forse per molto tempo!
S. Teresa, accesa dell'amor di Dio e santamente angustiata
nel veder lontano il termine della sua vita, andava
esclamando: "Muoio perché non muoio; muoio
pel desiderio di andare a Dio». E che cosa sarà
di quelle anime, non più soggette all'involucro
del corpo, solo più tese verso il Signore? Assalonne,
condannato a non comparire più davanti al padre,
gli mandò a dire che preferiva morire; che lo
ammettesse alla sua presenza, o lo facesse morire.
Quelle anime desolate sospirano il Padre Celeste dalla
solitudine del Purgatorio.
Ha fatta molta impressione il racconto di quel missionario
che stette quasi trent'anni in missione nell'Alasca
in una solitudine quasi totale. Dopo ventotto anni era
divenuto come inebetito per la tristezza di non vedere
la faccia di un fratello. Ma la desolazione delle anime
purganti in attesa di vedere la faccia di Dio, chi può
descriverla? «Quando veniam et apparebo ante faciem
Dei?»: quando verrò e apparirò alla
presenza di Dio? domandano ansiosamente agli Angeli
Custodi che discendono a consolarle. Quando vedremo
la faccia di Dio Padre, di Maria nostra Madre, degli
Angeli nostri fratelli, delle sante anime del cielo,
nostre sorelle?
Cantiamo «In Paradisum deducant te Angeli».
Oh, che gli Angeli portino in Paradiso queste anime!
Poi reciteremo il terzo mistero glorioso, onde lo Spirito
Santo ci ottenga purificazione e grazia.
Don.Alberione |