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simile il regno dei cieli a un tesoro nascosto in un
campo, che un uomo,
trovatolo, rinasconde, e tutto giulivo dell'accaduto,
va a vendere quello che ha e compra quel campo. Ancora:
il regno dei cieli è simile ad un mercante che
va in cerca di belle perle; e trovatane una di gran
pregio, va a vendere quanto ha e la compera. Il regno
dei cieli è inoltre simile ad una rete gettata
in mare, che ha preso ogni sorta di pesci. Allorché
fu piena, tirarono a riva, e sedutisi, misero i buoni
nel canestri e gettarono via i cattivi. Cosi avverrà
alla fine del mondo: verranno gli Angeli e toglieranno
i cattivi di mezzo ai giusti e li getteranno nella fornace
di fuoco. Ivi sarà pianto e stridor di denti.
Avete intese tutte queste cose?». Gli dicono:
«Sì». E disse loro: «Per questo
ogni scriba istruito nel regno dei cieli é simile
ad un padre di famiglia che trae fuori dal suo tesoro
cose nuove e cose vecchie» (Matteo
13: 44-52).
E le altre parole di Gesù: «Cercate prima
il regno di Dio e la sua giustizia; il resto vi sarà
dato per giunta» (Matteo
6: 33).
Cercare prima il regno di Dio significa avere in capo
a tutti e sopra tutti i nostri desideri questo: il Paradiso.
«Quaerite primum regnum Dei». Esso é
il sommo bene. Sulla terra vi sono tante specie di beni,
ma nessuno è veramente da desiderarsi, bensì
solo da usarsi.
«Sic transeamus per bona temporalia ut non amittamus
aeterna»: passiamo attraverso i beni temporali
in modo da non perdere gli eterni. Passano le ricchezze
della terra: ma chi ne ha distaccato il cuore e chi
ne ha usato santamente, avrà il tesoro del cielo.
Passa la stima degli uomini, i quali come supremo attestato,
daranno l'accompagnamento al camposanto: ma colui il
quale non ha cercato la stima e che della stima degli
uomini si é servito soltanto per fare il bene,
avrà lode e stima presso Dio. Passano gli studi,
passano le piccole soddisfazioni, muore lo stesso corpo:
«Cercate quei beni che con la morte non finiscono.
Fatevi dei tesori che la tignola non corrode, né
la ruggine consuma». Se volete essere ricchi,
cercate le vere ricchezze. Ecco perché i Martiri
hanno subìto con coraggio i più crudeli
supplizi: guardavano il cielo. II protomartire S. Stefano,
sotto la grandine delle pietre, diceva: «Vedo
il cielo aperto ed il Figlio di Dio sedere alla destra
del Padre» (Atti
7:55 ). E in queste visioni di cielo non sentivano
quasi i tormenti della terra. Ecco perché i Vergini
hanno dato l'addio a tutti i piaceri del mondo, e si
sono consacrati al Signore: per il cielo, per assicurarselo
bello: «Cinque vergini erano prudenti».
Ecco perché i Confessori hanno praticato la virtù
fino all'eroismo. Ecco perché tanti uomini lasciano
ogni bene e comodità della patria per andare
a cercare un'anima, attirati dal sublime ideale: guadagnare
un'anima e poi morire. Oh, il cielo! quanto più
lo si guarda, tanto più appare brutta la terra.
San Filippo esclamava: «Paradiso! Paradiso!»
Ma perché noi siamo ancora tanto attaccati alla
terra e quasi ci vuole sforzo per ricordare il Paradiso?
Perché ci vuole quasi violenza per desiderarlo?
Quando si tratta di guadagnare meriti, siam così
pigri? Perché non comprendiamo il cielo, o meglio,
non ci lasciamo penetrare dal desiderio di esso. Cerchiamo
di fissarcelo in mente, e ora cantiamo: «Paradiso,
Paradiso». E cerchiamo di eccitare questo desiderio
ardentissimo, pregando gli Angeli e i Santi del cielo:
essi che già lo gustano, facciano sentire anche
a noi qualche cosa di quella gioia che inonda già
il loro spirito.
Canto della lode «Paradiso, Paradiso!».
Nove «Angelo di Dio» ai nove cori angelici,
che ci ottengano l'attrattiva verso il Paradiso.
PARADISO, PARADISO
Paradiso, Paradiso,
Degli eletti gran città
In te gioia, canto e riso
Regna e sempre regnerà.
Sono puri in te i diletti,
Non mai misti di dolor,
paghi sempre son gli affetti
Scevri affatto di timor.
O felice e lieto giorno,
Che a vederti volerò!
In che amabile soggiorno
Ivi ognor mi troverò!
Che gioconda compagnia
Fra i Beati conversar.
Goder sempre e amar Maria,
E coi Santi festeggiar!
Oh, che gioia è poi vedere,
Goder pur l'alma beltà.
E Dio stesso possedere
Quanto dura eternità!
Al Dio nostro non eguali,
Ma simili nel goder
Là saremo come tali
Sempre avrem sommi piacer.
Oh, che premio, oh, che corona
Alla nostra fedeltà!
Il Signor promette e dona
Per esimia sua bontà!
Se si prova un ver contento
Nel soffrir qui per Gesù,
Che sarà star solo intento
A goderlo colassù?
Lassù sempre sarà Iddio
Pieno gaudio del mio cuor,
Sempre ancor sarà il cuor mio
Tutto immerso nel suo amor.
Glorie eccelse, eterne lodi
Lieto allor io canterò
Al mio Dio e in mille modi
Grazie e onor gli renderó.
Le delizie di quel regno
Non si udiron mai quaggiù.
Di scoprir nessun fu degno,
Né di intender tanto più.
Chi di Dio le sante leggi
Sulla terra osserverà
Godrà nei celesti seggi
Questa gran felicità.
Don. Alberione |