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Gioacchino e Anna

LITURGIA E GESTO

UN BACIO

Si potrebbe dire che tutto comincia e finisce con un bacio: è il primo gesto di tenera accoglienza che si fa verso un bambino appena nato per dargli il benvenuto nel mondo come pure è il modo con cui diciamo arrivederci - col cuore stretto dal dolore - a quanti ci precedono nella vita attraverso la morte. Con un bacio siamo soliti dare inizio alla festa di ogni incontro in cui possiamo ritrovarci con le persone che amiamo, ed è sempre un bacio a sigillare le separazioni quasi a dire che nulla potrà mai separarci dall'amore vicendevole che, per sua natura, è eterno. Non è forse proprio per questo che l'apostolo invita ed esorta il discepolo - già nel primo dei testi delle Scritture cristiane - a salutarsi «con il bacio santo» (1Ts 5,26)?
Se è così nella vita, non può che essere così pure nella celebrazione dei misteri. Infatti, la liturgia dell'eucaristia, in cui spesso siamo più attenti alle parole - recitate o cantate - e meno ai gesti, comincia e finisce con un bacio. II bacio che apre e chiude la celebrazione è l'immagine più forte per dire presenza e assenza, contatto e distanza, appagamento e desiderio. Se tutte le nostre relazioni umane sono contrassegnate da modi diversi di baciare, così la nostra esperienza di Dio non può che essere vissuta nel ricordo, nella fugace fruizione e nel sempre rinnovato desiderio di un bacio capace di mettere in contatto opposte grandezze e di dare sollievo al desiderio. A questo «misterioso incontro tra la nostra povertà e la tua grandezza» (Orazione sulle offerte) veniamo introdotti e lasciati da un bacio:«Il bacio è un certo qual amicale ed esteriore congiungersi dei corpi, segno e stimolo del loro congiungersi interiore.
E ciò è offerto dal servizio della bocca perché avvenga il congiungersi non solo dei corpi ma, tramite un mutuo contatto, anche dei respiri». Si deve anche notare che - a differenza di altri gesti rituali spesso accompagnati da una parola o da un canto - il bacio viene offerto dal celebrante sia all'inizio che alla fine in un silenzio che potrebbe essere definito mistico.
Gesù ti amo

Questo silenzio diventa ancora più eloquente se si tiene conto che, per il terzo bacio previsto dalla liturgia e riservato all'Evangeliario dopo la lettura della perico pe, si accompagna invece un testo da recitare sottovoce: «La parola del vangelo cancelli i nostri peccati». Invece si entra e si esce dalla celebrazione con un gesto così umano da essere così divino da non avere bisogno di commenti, anzi ogni didascalia romperebbe l'incanto proprio come ci è dato di sperimentare nei momenti più solenni della vita in cui un bacio è capace di esprimere tutte le sfumature della tenerezza e l'intera gamma dei sentimenti del cuore, dai più gioiosi ai più tormentati. Il Messale romano così prescrive: «Il sacerdote sale all'altare e lo bacia in segno di venerazione. Poi, secondo I'opportunità, lo incensa tutt'intorno» (PNMR 85). Si avrà occasione di parlare dell'importanza simbolica dell'incenso in modo più specifico, ma non si può non sottolineare I'unità profonda tra il bacio e il profumo che toccò così profondamente il cuore di Cristo in momenti delicati della sua vita (cf. Lc 7,45; Gv 12,3). Lo stesso Messale prescrive che «infine il sacerdote bacia l'altare in segno di venerazione» (PNMR 125). Il gesto con cui ci testimoniamo l'affetto, la solidarietà, la tenerezza, la complicità, l'amore viene ripreso nella liturgia come una sorta di rito che crea e mantiene l'atmosfera adeguata alla preghiera, che non può mai essere disgiunta dall'amore e dal desiderio di entrare in relazione profonda. Secondo il Messale c'è un intimo legame tra il bacio e la venerazione e questo non riguarda solo il celebrante ma - nella logica propria della presidenza - attraverso i suoi gesti e le sue parole tutta l'assemblea è chiamata a entrare nella stessa aura di misterioso e amoroso incontro.

Se è vero che i fedeli non si accostano all'altare per baciarlo, è anche vero che tutta la celebrazione presieduta dal presbitero mira a creare le condizioni per un incontro intimo e personale di ciascuno con il Cristo Signore che si fa presente nel suo corpo, la Chiesa. All'inizio e alla fine della celebrazione ad ognuno è chiesto di entrare silenziosamente e con i gesti che gli sono più propri nella giusta atmosfera di venerazione e di amore sotto le cui intime volte si può celebrare adorando «in spirito e verità» (Gv 4,24). E necessario rifuggire da ogni superficiale chiassosità per stimolar si a vicenda con una presenza pervasa d'amore che inviti all'esperienza di Dio. entrare nel mistero che si celebra esige sempre di uscire un po' da se stessi (ek-stasis) di morire un po' a se stessi. Al cuore della celebrazione vi è, come già detto, un altro bacio che viene dato all'Evangeliario e che mette così in relazione l'altare che è segno di Cristo quale «pietra scartata dai costruttori» (Sal 117) e il vangelo che ce ne fa udire l'amabile «voce» (Gv 10,3). Questo triplice bacio conduce a un altro bacio che è quello della comunione al corpo e sangue di Cristo che ci rende intimi fino a farci a lui concorporei e consanguinei. Ma questo «bacio di fuoco» che è la comunione come dicono i padri orientali non può essere ricevuto senza prima aver dato il «segno di pace» che, pur rispettando «le consuetudini del luogo», deve comunque essere capace di significare «l'amore fraterno» (PNMR 112). Così spiegava un noto liturgista come Luigi della Torre: «Baciare una persona non è senza una profonda relazione con lui e senza coinvolgimento nei suoi riguardi. Poiché Cristo, simboleggiato dall'altare, è il capo, il bacio a lui dato viene offerto per estensione a tutto il corpo».

da: Messa quotidiana- EDB Riflessioni di fr.Michael Davide

Sacro cuore di Gesù

Il Cuore

Quando diciamo: " Nel tal ospedale hanno effettuato un trapianto di cuore", tutti pensiamo al cuore di carne, pensiamo cioè a quel muscolo cavo, contrattabile, posto nel torace, centro della circolazione sanguigna.
Quando, invece, diciamo: "Quel tale ha un cuore di pietra", pensiamo ad una persona fredda, insensibile, egoista; pensiamo cioè al cuore come alla sede dei sentimenti, delle emozioni, dei pensieri. Moltissime volte, nel parlare, usiamo 'cuore' proprio in questo senso.
Qualche esempio: "Mi sento allargare il cuore"; "Ho il cuore sulle labbra"; "L'amico del cuore"; "Ti apro il cuore"; "Cuore immacolato di Maria...".
L'uso del termine 'cuore' in senso metaforico risale all'età remota della storia, già nella Bibbia, infatti, il 'cuore' è il "centro della persona,è la parte più importante, più intima e protetta, è il motore della vita, non solo fisica, ma anche intellettuale, affettiva, morale e religiosa.

'Cuore' è 'tutto' ciò che si ritrova all'interno dell'uomo" (Bartolino Bartolini).
In questo senso Dio promette al profeta Ezechiele: "Vi darò un cuore nuovo...Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez 36,26). In questo senso, ancora, Dio dice al profeta Osea: "Parlerò al suo cuore" (Os 2,14); e con il profeta Isaia si lamenta: "Questo popolo...mi onora con le labbra mentre il suo cuore è lontano da me" (Is 29,13).
Per Gesù, poi, chi comanda non è il diavolo ma il cuore dell'uomo: "Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie" (Mt 15,19).
Nel momento centrale della Messa il sacerdote esclama, innalzando le mani: "In alto i nostri cuori !". Insomma, possiamo dire che la parola 'cuore' è usata più in senso metaforico che fisico. E' indispensabile, perciò, scavare fino in fondo questo simbolo. Può essere utile per la nostra vita umana e cristiana.

I poteri del cuore


Il cuore vede


Il cuore è intelligente nel senso preciso della parola: 'leggere dentro' (intus-legere). Il grande filosofo-scienziato, Biagio Pascal (1623-1662), diceva che "il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce". Voleva dire che certe notizie le dà solo il cuore!
La mente ragiona, il cuore intuisce; la mente vede la foresta, il cuore la pianta; la mente deduce, il cuore coglie in un batter d'occhio.
Pensiamo alle intuizioni di una mamma, a certe sue geniali soluzioni pedagogiche. Dobbiamo dar ragione ad Antoine de Saint Exupèry (scrittore francese: 1900-1944): "Non si vede bene che col cuore: l'essenziale è invisibile agli occhi".


Il cuore ricorda

Lo dice la parola stessa: 'ri-cordo' cioè 'metto nel cuore'. Il contrario di 'ricordare' è 'scor-dare': far 'uscire dal cuore'.


Il cuore fa far bene il bene


Un proverbio della Tanzania dice: "Donare vien dal cuore, non dalla ricchezza". Altro è 'dare', altro è 'donare'. Per 'dare' basta avere; per 'donare' occorre essere: essere delicati, sensibili, attenti. Chi dona, quasi nasconde il dono per non umiliare, per non far sentire inferiore chi lo riceve.
Chi dona, sa che il bene va fatto bene: è una norma che gli viene più dal cuore che dalla ragione.



Ricominciamo dal cuore

Albert Eintein (1879-1955), uno tra i massimi scienziati del secolo, un giorno ha affermato: "Il problema di adesso non è quello dell'energia atomica, ma quello del cuore umano".
L'energia atomica, infatti, non uccide un bel niente: è il cuore dell'uomo che decide se impiegarla per eliminare milioni di persone o se per costruire apparecchi per curare i malati di cancro. Decisivo, dunque, è salvare il cuore.
- Il cuore si salva dandogli pace. Un uomo in pace con se stesso sarà anche in pace col creato, con i fratelli, con Dio.
- Il cuore si salva dilatandolo. Tutta la psicologia prova che chi si chiude in se stesso e non intesse rapporti con gli altri, è destinato alla morte psichica. L'uomo, da solo, è come una scarpa scompagnata.
- Finalmente, il cuore si salva intenerendolo .Konrad Lorenz (1903-1989), il noto studioso austriaco del comportamento degli animali, ha scritto un simpatico libretto dal titolo "Gli otto peccati della nostra civiltà".
Ebbene, tra questi colloca "l'estinguersi dei sentimenti". Gli uomini sono sempre più ammalati di quella sclerocardia (durezza di cuore), tante volte lamentata da Dio (Es 33,3; Dt 9,6; Ez 3,7; Mt 19,8).

Sacro cuore di Maria

Se l'uomo ritornasse a scoprire la tenerezza, la pietà e la misericordia, riscoprirebbe, per la seconda volta , il fuoco. Esagerato? No, affatto.
Una piccola donna, con la sola forza del cuore, ha fatto molto di più di un esercito di un'importante nazione. Madre Teresa di Calcutta.

"Alcune persone, per quanto invecchino, non perdono mai la loro bellezza.
La spostano semplicemente dal loro viso al cuore" (Martin Bux-Brum)

C'è una grande differenza tra mettere il naso nei problemi degli altri e mettervi il cuore.

Cuore chiaro

Sensi di fanciullo ti chiedo, di farmi interiore e mite
e taciturno nella tua pace.E di possedere un cuore chiaro. (David M.Turoldo)


Vorrei...

Un cuore di bimbo per Dio
un cuore di fratello per il prossimo
un cuore di giudice per me stesso.

***

"Crea in me, o Dio, un cuore puro" (Sal 51,12)

***

Dammi un cuore puro - che io possa vederti -,
e un cuore umile - che io possa sentirti -,
e un cuore amante - che io possa servirti -,
e un cuore di fede - che io possa dimorare in te.

(Dag Hammarskjòld, segretario dell'Onu e premio Nobel per la pace)

Dal libro: Parlar per simboli - Pino Pellegrino

 

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