BERNARDO DI CHIARAVALLE
(da: I baci non dati)

Lo scoppio della tua alllegria dona salute all'anima.
Bernardo di Chiaravalle

Tra i testi più belli e gli esempi più emozionanti di amicizie fiorite all'interno, e come frutto, dei monasteri medievali sono da iscrivere alcune lettere di Bernardo di Chiara­valle. Egli non redige testi sull'amicizia, ma possiede e trasmette il più perfetto linguaggio amoroso del XII secolo. Si tratta di pagliuzze a, oro trasportate dentro la corrente del fiume delle sue opere, verità quasi rubate, espressioni non filtrate, spontanee e immediate, frammenti di una vita, non frammenti di una teoria.
In una lettera a Melisanda, vedova del conte Folco d'Angiò, divenuto nel 1131 re di Gerusalemme (l'Epistola 335, scritta verso il 1143), Bernardo offre una incisiva definizione di ami­co: « Le scrivo come amico, come uno che ama non ciò che lei ha, ma ciò che lei è ». Avere o es­sere, l'alternativa resa celebre da Erich Fromm, risale - anche nella sua espressione lessicale - al tempo delle grandi abbazie cistercensi, al XII secolo, l'epoca della « scoperta » dell'amore.


ALLA SUA AMATA


Sono soprattutto le due lettere a Ermengarda (Epistole 116 e 117, redatte verso il 1135) a rivelare la mappa e i percorsi amicali del cuore di Bernardo. Ecco uno stralcio della prima lettera: Alla, sua amata Ermengarda l'affetto della dilezione. Piacesse a Dio che tu potessi leggere nel mio cuore come su questa pergamena. Allora vedresti quale profondo amore il dito di Dio ha inciso per te nel mio cuore; e potresti ben presto capire che né la lingua né la penna sono capaci d'esprimere ciò che lo spirito di Dio ha saputo imprimere nel più intimo del mio essere, nelle mie midolla.
Ilmio cuore è vicino a te, anche se il mio corpo è lontano. Se non puoi vederlo, non devi far altro che scendere nel tuo cuore e lì vi troverai il mio.
Non puoi dubitare che io senta per te lo stesso affetto che tu provi per me, a meno che tu non pensi di amarmi più di quanto io ti ami, e che tu, nel campo dell'affetto, non reputi il tuo cuore più grande del mio. Concedi anche a me l'amore che Dio ha impresso in te per me.

 

S.Bernardo

 

Bernardo è un monaco nella sua piena maturità, attorno ai quarant'anni. Ermengarda è una contessa nobile e potente, ora vedova; dopo aver  perso il figlio Conan III duca di Bretagna, che ha partecipato alla crociata, vive senza posizione sociale elevata, distaccata dal beni materiali e dai legami sociali, non lontano da Chiaravalle.
Tra loro viaggiano parole inusuali in bocca a un monaco, sconcertanti per i più. La lettera non contiene notizie, richieste, consigli, riflessioni spirituali, informazioni pratiche, ma effusioni affettuose, e persino amorose, che possono stupire. Conforta scoprire che « le espressioni più intime, più intense, e anche più violente dell'esperienza amorosa non appartengono al poeta secolare che scriveva per una corte, ma al poeta monastico che scriveva a Clairvaux » (J. Leclercq).
Questa lettera raffinata ha fatto pervenire fino a noi parole che non servono a niente se non a custodire e coltivare l'amicizia, come un Eden.
Ha uno scopo, questa amicizia, o non è invece essa stessa il proprio scopo?
L'amicizia è un fine o un mezzo?
L'amicizia è un paradosso spirituale che avvicina a Dio avvicinandoti a un cuore. Che ti rivela a te stesso: solo con l'amico puoi permetterti la totale libertà. Fiore selvatico sulle nostre strade, miele selvaggio sui nostri passi verso il Regno « che viene con il fiorire della vita in tutte le sue forme » (G. Vannucci), verso il Regno che si fa prossimo quando si sperimenta la polifonia dell'esistenza, che matura con la pienezza del vivere.

QUANTO VALE IL CUORE


Bernardo proviene da un ambiente familiare di nobiltà cavalleresca, nel cui ambito si leggeva e si scriveva quella che sarebbe stata definita letteratura cortese. La lettera è, nello stile letterario dell'epoca dei trovadori, «una tenzone amorosa», una competizione, un duello cavalleresco, in cui vince chi ama di più, come nelle Cours d'amour provenzali: « a meno che tu non pensi di amarmi più di quanto io ti ami, e tu non reputi il tuo cuore più grande del mio ».
La lettera non ha altro scopo che far sapere, rivelare tutto l'affetto, parlare di quanto è sentita e di come è espressa l'amicizia, custodirla e coltivarla. I:amore non può mai rimanere quello che è, ha bisogno di crescere. l'amore deve essere sempre in cammino, in volo, in combattimento. Bernardo, uomo d'azione e di teologia, è finalmente libero dalla tirannia di una vita fatta di scopi da raggiungere. Quella vita che si misura sempre con domande, che soccombe a doveri: che cosa devo fare? a che scopo devo farlo? perché devo? Tutta una lunga serie di  « perché » senza fine. Ad essi Bernardo oppone una protesta di bellezza, l'insurrezione della tenerezza.
L'amicizia, lo stare con l'amico o l'amica, è una rivelazione dell'innocenza e dell'eterna infanzia di Dio. Questa infanzia così facile al sorriso, al bacio, sempre pronta al gioco. Età incantata che non deve produrre o lavorare per sentirsi vera, ma che ha gioia; che non conosce l' ansia, talvolta la tortura, di perseguire un senso che trascende, una vita fatta di scopi. Infanzia: innocente preda di amori. Infanzia spirituale: paga di sé, del proprio dono, del miracolo di esistere insieme. Nell'idea di vita che emerge da questo scritto, così libero e così moderno, l'uomo non vale per ciò che realizza o per la sua opera, ma per come e per quanto ama una creatura. Un uomo vale quanto vale il suo cuore.
La tenzone d'amore con Ermengarda ha lo scopo di ristabilire la parità. Amicizia vuole reciprocità: io sento per te lo stesso affetto che tu senti per me. Il desiderio sa di essere desiderato, ha sete della sete dell'altro, sitit sitiri. Bernardo ha un solo dubbio: Ermengarda conosce a sufficienza l'affetto che nutre per lei? Ha un solo problema: lei crede veramente al suo affetto? In questa « corrispondenza » del cuore il monaco appare animato dal desiderio, mai appagato ma non scomposto, che si conosca il suo sentimento. Bernardo è un teologo, un riformatore, ma ciò non gli impedisce di essere un uomo, e un uomo di cuore.
La sua maturità è rivelata dalla capacità di vivere il suo bisogno di amare e di essere amato, senza negarlo, sapendo chi vuole amare e da chi vuole essere amato, sapendo come farlo, chiarendo il proprio modo di amare. Maestro di umanità.

DECRETATO DAL CIELO


«Dio viene portando pienezza d'umanità. Ogni evento amoroso, afferma Bernardo, è decretato dal cielo. L'amore non si merita, si accoglie. E il divino che viene e fa fiorire l'umano.
La maturità del grande monaco non è frutto di sottrazioni, ma di addizioni. Non è dimiinuendo l'umano che in noi cresce il divino. E' esattamente il contrario: più umanità equivale a più divinità.
Solamente ehi cerca vita troverà Dio. E solo chi trova Dio troverà anche vita in pienezza. L'amicizia nasce come un invito alla vita, a quel Iuogo misterioso dove la vita celebra la sua festa esu ltante.
L'amore non è solo una vicenda umana. L'amore, anche l'amore d'amicizia, chiede eter­nità e interpella il perché dell'esistenza.
E' solo l'amore che apre la via della trascendenza sulla terra. Il messaggio dell'Assoluto lo percepisce davvero solo chi ha il cuore pronto alle cose assolute, all'amore. Il cuore è la porta degli dèi, dicevano gli antichi greci, la via di apertura al mistero...
Non c'è quindi contraddizione o rivalità tra amore umano e amore verso Dio. Totalità di amore non comporta esclusività.
Questo è il comandamento: amerai il cielo con tutto ciò che sei, ma allo stesso modo amerai il tuo sposo o la tua sposa, il figlio o il genitore, e anche la tua amica con tutto il cuore.
La vita monastica è in fondo una storia d'amore vissuta verso un Dio di cui non vedi il volto, che spesso neppure percepisci.
I cercatori di Dio non sono tuttavia degli analfabeti sentimentali! La loro storia non può e non deve essere letta solo con uno sguardo superficiale e distratto, come una vicenda solo spirituale o solo terrena: è la storia di un cuore di carne cui Dio ha fatto una proposta impossibile.


SENZA POSSEDERE


« II mio cuore è vicino a te, anche se il mio corpo è lontano. Se non puoi vederlo, non devi far altro che scendere nel tuo cuore e lì vi troverai il mio ». L'amico dice all'amica: « Il mio cuore è a casa solo accanto al tuo ».
Forse, il vivere con verità altro non è che un pellegrinaggio alla ricerca del luogo del cuore. Che, solitario, si ammala; isolato, muore. Un grande Allora vedresti quale profondo amore il dito di Dio ha inciso per te nel mio cuore ».
L'amico dice all'amica: "Il mio cuore è a casa solo accanto al tuo". Forse, il vivere con verità altro non è che un pellegrinaggio alla ricerca del luogo del cuore. Che, solitario, si ammala; isolato, muore. Un grande frate poeta soleva ripetere: « La mia più vera comunità è nel cuore degli amici » (DM. Montagna). Tuttavia non vi è amicizia se non là dove la distanza è conservata e rispettata.
« Gli del muoiono di troppa vicinanza », diceva R. Caillois; gli amori muoiono di troppa vicinanza. L'amicizia muore di possesso. Castità invece è amare senza possedere. Dove l'anima è nuda.
« lo so che tu piangi perché non mi puoi vedere. Non disperarti, il fatto che tu pianga è assolutamente normale. Un'anima nuda non può di fronte a un'altra anima nuda vivere la stessa emozione, la stessa intensità prodotte dal fatto di guardarsi negli occhi e vedersi nel volto » (Giovanni Crisostomo alla diaconessa Olimpia).
L'anima nella sua nudità crea relazioni che toccano davvero l'altro, genera autentico incontro, perché non vuole né sedurre né conquistare.
Il nudo pensiero, il nudo ricordo, l'anima nuda fanno sentire il morso della tristezza anche al monaco, così simile a quello dell'amore lontano, amor de longh di tutte le letterature. E l'assenza diviene una più ardente li attesa.

L'ARCHIVIO DELLA GIOIA


Ecco ora l'essenziale della seconda lettera a Ermengarda:

Il mio cuore è ricolmo di gioia quando sento che il tuo è in pace. La tua gioia genera la mia, e lo scoppio della tua allegria dona salute all'anima.
Che piacere sarebbe intrattenermi con te su queste cose di persona e non per lettera. A dire il vero mi dolgo dei miei impegni quando mi impediscono di vederti e sono così felice quando mi consentono di farlo. E' vero che non capita spesso, ma, benché avvenga raramente, provo un grande piacere, perché preferisco vederti anche solo di tanto in tanto piuttosto che non vederti mai. Spero di farti presto una visita, sono in via, e ne provo in anticipo una grande felicità.

L'ultima frase del biglietto è realistica. Bernardo è « in via» - in viaggio - e in transitu - di passaggio - e spera, magari con una deviazione, di poter raggiungere presto Ermengarda.
Dominante nella lettera è il tema del piacere che nasce dalla relazione amicale: l'amicizia appare come la possibilità di adempiere il comando dell'amore nella gioia. Una donna amica è la riserva della gioia del monaco! Ognuno di noi è sicuro che di amicizia si tratta quando una relazione dona gioia. L'amore e l'eros danno anche grandi dolori, causano perfino tragedie; l'amore tradito è devastante; l'amore non corrisposto genera tutti i dubbi. Ma aver gioia è la caratteristica esperienziale più segreta e sicura di un'amicizia.
« L'amicizia percorre danzando la terra, recando a noi tutti l'appello a destarci e a dire l'uno all'altro: felice! » (Epicuro). « La tua gioia genera la mia »: ogni essere umano ha un solo dono proprio, unico, irriducibile: lo spazio della sua gioia. La gioia più bella è quella che da te defluisce e che poi ritrovi, moltiplicata, nel voltodi un altro, più ancora nel volto di un amico.

Ve ne siete andati, amici.
 Ora nuovamente solo
 conto i vostri passi [...]
E tornerete domani e dopodomani
a rapirmi altre gocce di gioia
con fatica aggrumata
nella mia carnia d'inverno,
raccolta da qualche fiore sulle pietre,
 tra spini e un gioco di bimbi:
anima mia come ape in volo
dall'alba all'alba
nel lungo giorno e nella lunga notte [...]
Ancora qualche gioia
e poi altre rapine:
e cosìper sempre.
Tale il mio sacerdozio;
pur felice
che torniate, amici.
Ciò non segna importanza alcuna
purché torniate
e domani e dopodomani,
o amici.

D.M. Turoldo, E domani...

TERAPIA DEL VIVERE


Un'espressione felice di Bernardo dà quasi una rappresentazione visiva e uditiva dell'incontro: « lo scoppio della tua allegria dona salute all'anima ».
Il riso di Ermengarda porta salute, benessere, guarisce l'anima di Bernardo. Cavaliere e monaco, abate e poeta che ascolta il riso di una donna, lo ascolta e dentro quel riso trova una medicina del vivere, la salute per la sua anima, un benessere dell'intera sua persona, toccata d’allegria, contagiata di sorriso. La donna a sua volta ritrova il riso dell'universo, come dirà Dante, lo ritrova nel sentimento amoroso. Salute dell'anima è anche la buona stabilità ìnteriore che appartiene a chi conosce la gioia ben temperata ». A chi ha il dono di vivere bene, insieme alle grandi gioie, anche le piccole gioie. Davvero molto gravi sono le malattie che la felicità non riesce a guarire! L'amica è descritta da Bernardo come salute dell'anima, come una salvezza che gli cammina a fianco! Era questo, nel sogno di Dio, il primo nome di Eva. L'amicizia distilla tra i due una terapia del vivere, che produce buona salute spirituale e vigore della vita. Non è possibile una salute dell'anima umana negando i sentimenti, negando la loro espressione, negando il dito di Dio che li ha impressi, quasi legge incisa nel cuore come già sulle tavole di pietra, per una alleanza tra le creature, che sia gioiosa.
Come tutte le cose grandi dell'esperienza umana, l'amicizia è un punto di arrivo del cammino di maturità e di salute dell'anima.

GEOGRAFIA DEL CUORE


« Spero di farti presto una visita, sono in via, e ne provo in anticipo una grande felicità ». L'esperienza comune che nell'attesa dell'amico sono già contenuti un anticipo di gioia, una lieta profezia, è espressa felicemente da Antoine de saint-Exupéry, ne Il Piccolo Principe: Se so che verrai alle quattro, alle tre comincerò a essere felice ».
Bernardo pensa forse a un adattamento del percorso, a una qualche deviazione o a un prolungamento del suo itinerario, in modo da includere l'incontro con l'amica, così che i riti dell'amicizia possano trovare spazio e tempo per la loro liturgia gioiosa.
L’amicizia traccia una mappa segreta del mondo. E muta, con essa, l'epicentro dei desideri e l'inquieta geografia del cuore.
L'elemento base è la dialettica tra assenza e presenza (« è vero che non mi capita spesso di poterti vedere »), ma questa rarità di incontri assicura che l'amicizia non chiede consumazione del desiderio. l'assenza diventa una più ardente presenza. Il desiderio è già la forma presente dell'amore.
Stare con l'amico è esperienza che da sola basta a riscattare i giorni oscuri, a redimere ore vuote o amare. «Gesù ne scelse dodici perché stessero con lui » (Mc 3,14) e poi, solo dopo, so­lo dopo l'esperienza di aver fatto casa insieme, dopo la costruzione di un legame che è la verità dell'uomo, li manda a predicare. Ma a due a due. Senza cose, ma non senza un amico. Un bastone per appoggiarvi la stanchezza, un amico per appoggiarvi il cuore.
In Bernardo, monaco e padre di monaci, la formazione spirituale della sfera affettiva giunge a far sì che l'affetto sia riconosciuto e non represso; sia elevato, riferito a Dio, cantus firmus, ma al tempo stesso sia celebrato in tutta la sua energia e in tutta la sua gioia. Bernardo fa intravedere la possibilità di un amore che, sia tra le persone sia con Dio, non abbia limiti da nessuna delle due parti. E’il cuore plurale del monaco, la sua
« multanime fiamma ».
Una delle affermazioni di Bernardo: « Ego humanum non nego» (non rinnego ciò che è umano) mostra come sia ben lontano dal sentirsi in colpa perché nasce un affetto particolare. Anzi, il monaco sa che camminando attraverso l'umano troverà Dio. Sa bene che le nostre relazioni sono l'invenzione con cui Dio ci ama e ci insegna l'amore.

 

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